18/10/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Ritratto di Xi Jinping, che dal 2012 succederÓ a Hu Jintao

Il vicepresidente cinese Xi Jinping è stato eletto nella commissione militare del Partito comunista, durante i lavori del comitato centrale. In base al tradizionale e incrociato accumulo di cariche tra Partito e Stato, tutto lascia intendere che sarà lui il leader della Cina dal 2012, quando Hu Jintao passerà la mano.
Oltre ad occupare la carica militare, il cinquantasettenne Xi (è del 1953) è infatti vicepresidente della Repubblica Popolare, e primo segretario del Partito comunista.
E' inoltre sesto nella gerarchia del "Comitato permanente dell'Ufficio politico del Pcc" la cerchia ristretta di nove membri che è di fatto la vera stanza dei bottoni di Pechino.

Xi rappresenta la  quinta generazione di leader cinesi e proviene da Shanghai, dove è cresciuto all'ombra dell'ex presidente Jiang Zemin.
Il gruppo politico della metropoli sullo Huangpu, altrimenti noto come "cricca di Shanghai", di recente è stato spesso ai ferri corti con l'attuale leadership di Hu Jintao e Wen Jiabao.
Gli shangaiesi rappresentano infatti la zona economicamente più dinamica del Paese e, tra gli anni Novante e l'inizio del nuovo millennio, hanno spinto notevolmente sull'acceleratore della crescita economica senza freni di cui hanno beneficiato soprattutto i nuovi ricchi delle metropoli sulla costa orientale del Paese.
La successiva e attuale presidenza Hu, con la parola d'ordine della "società armoniosa", può essere letta come un tentativo di ridurre le diseguaglianze sociali ed estendere le conquiste economiche alle campagne e alle regioni occidentali della Cina.

Xi non appare però del tutto organico alla "cricca" ed è quindi considerato la giusta figura di mediazione tra gli iperliberisti che si raccolgono intorno a Jiang Zemin e i "populisti" che fanno capo a Hu Jintao. Come missione politica, dovrà per altro continuare sulla falsariga di quest'ultimo in direzione dello "sviluppo inclusivo", la nuova parola d'ordine a Pechino e dintorni.
Insieme alla nomina di Xi, il comitato centrale ha infatti varato il nuovo piano quinquennale 2011-2015 che, secondo il comunicato conclusivo dei lavori, si propone di "ottenere importanti risultati nella ristrutturazione economica e nel mantenere una crescita stabile e relativamente veloce".
Quel "relativamente" significa in pratica una crescita che, in numeri, dovrebbe attestarsi su un 7% annuo: ritmo leggermente inferiore a quello delle ultime, roboanti, stagioni.

I lavori del comitato centrale si chiudono anche con la riaffermazione della centralità del Partito: "La leadership del Partito Comunista Cinese sarà la garanzia fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo economico e sociale fissati", si legge nel comunicato.
E' quindi all'interno del sistema monopartitico che si verificheranno eventuali cambiamenti politici, il che non è necessariamente una contraddizione.
Al di là delle dichiarazioni di rito, il Pcc è infatti un organismo che racchiude molteplici interessi, tensioni, pulsioni.
Basa la sua permanenza al potere sulla capacità di inglobare e interpretare la complessità crescente della società cinese e, negli ultimi anni, ha di fatto stretto un patto sociale con il nuovo, dinamico, ceto medio urbano.

Una crescita sostenibile, l'aumento esponenziale degli incidenti nelle campagne, le lotte dei lavoratori, le stesse aspettative crescenti delle classi medie per quanto riguarda qualità della vita e allargamento dei diritti, le tensioni internazionali e la rivalità con gli Usa, sono le grandi sfide che si pongono di fronte al futuro leader.

Gabriele Battaglia

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