25/05/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Un ex sergente racconta perché la guerra in Iraq gli ha cambiato la vita
Jimmy MasseyCosa mi può dire riguardo le bombe a grappolo, o a proposito dell’uranio impoverito? L’uranio impoverito. So cosa fa. E’ praticamente come lasciare in giro del plutonio. Io ho 32 anni, e i miei polmoni hanno solo l’80 per cento della loro capacità, mi fanno sempre male. Non mi sento un 32enne sano.

Lei è stato a contatto con l’uranio impoverito? Oh sì. E’ dappertutto sul campo di battaglia. Se colpisci un carro armato, esce la polvere.

Ha respirato la polvere? Sì.

E se l’uranio impoverito ha fatto effetto su di lei o sui nostri soldati, lo farà anche sui civili iracheni. Oh, sì. Hanno un grande problema di scorie.

Ma i marines prendono delle precauzioni per l’uranio impoverito? Non che io sappia. Beh, se un carro armato viene colpito, l’equipaggio viene tenuto in osservazione per un po’ per assicurarsi che non ci siano segni o sintomi. I tank statunitensi hanno dell’uranio impoverito sui lati, e anche i proiettili ce l’hanno. Se un veicolo nemico è colpito, l’area viene contaminata. Le scorie rimangono nel terreno. La popolazione civile comincia ora a essere a conoscenza del problema. Cavolo, io stesso non avevo mai sentito parlare di uranio impoverito fino a due anni fa. Sa come l’ho scoperto? Ho letto un articolo sulla rivista Rolling Stone. Così ho cominciato a farmi delle domande, e ho detto “Porca putt…!”.

Le bombe a grappolo sono anche una materia controversa. Le commissioni Onu hanno chiesto di metterle al bando. Lei conosceva le bombe a grappolo? Uno dei marines del mio battaglione ha perso una gamba per una bomba a grappolo intermittente.

Cos’è successo? Ci ha messo il piede sopra. Non eravamo stati addestrati per le bombe a grappolo fino a un mese prima della mia partenza.

Che tipo di addestramento?
Ci hanno detto che aspetto avevano, e che non dovevamo montarci sopra.

Lei è s
tato in aree dove queste bombe erano state sganciate? Oh sì. Erano dappertutto. Sganciate dagli aerei e dall’artiglieria.

Vengono sganciate lontano dalle città o dentro le città?
Sono usate dappertutto. Se lei parlasse con un ufficiale dell’artiglieria dei marines, lui le darebbe la frase giusta, la risposta politicamente corretta. Ma per il soldato medio sono dappertutto. Se si entrava in una città, si sapeva che ci sarebbero state delle bombe a grappolo intermittenti.

Le bombe a grappolo sono armi anti-uomo. Non sono precise. Non danneggiano gli edifici e i carri armati. Solo le persone e le cose viventi. Ci sono molti proiettili inesplosi che saltano in aria dopo che le battaglie sono finite, giusto? Una volta che le scariche lasciano il tubo, la bomba a grappolo ha una mente propria. C’è sempre l’errore umano. Glielo dico: le forze armate sono in un posto caldo laggiù. Stanno cominciando a trapelare le notizie sulle vittime civili. Gli iracheni sanno. Continuo a sentire racconti dei miei compagni marines che parlano di oltre 200 civili uccisi a Falluja. L’esercito sta facendo fatica a tenere segreti questi fatti. Da quel che ho capito, Falluja era piena di cadaveri di civili.

Vorrei tornare indietro al primo incidente, quello in cui il sopravvissuto le ha chiesto perché avevate ucciso suo fratello. E’ stato quello l’episodio che l’ha fatta cambiare, come dice lei? Oh sì. Più tardi ho scoperto che quella era stata una giornata tipica. Ho parlato con uno dei miei comandanti in capo dopo l’incidente. E’ venuto da me dicendomi: “Tutto bene?”. Io ho detto: “No, oggi non è un bella giornata. Abbiamo ucciso un gruppo di civili”. Lui mi ha fatto: “No, oggi è stata una bella giornata”. E quando ha detto così ho pensato “Oddio, in che inferno sono capitato?”.

I suoi sentimenti sono cambiati durante l’invasione. Cosa pensava prima?
Ero come ogni altro soldato. Il mio presidente mi aveva detto che disponevano di armi di distruzione di massa, che Saddam minacciava il mondo libero, che aveva tutta questa potenza e poteva raggiungerci dovunque. Credevo in pieno a tutta questa storia.

Cosa l’ha cambiata? Le vittime civili. Questo ha fatto la differenza. Questo mi ha fatto cambiare.

Le rivelazioni che non abbiamo trovato nessuna prova delle armi irachene hanno influenzato i soldati? Sì. Ho ucciso gente innocente per il nostro governo. Per cosa? Cosa ho fatto? Dov’è il lato positivo di questo? Mi sento come se avessi avuto una parte in una specie di bugia malvagia per mano del nostro governo. Mi sento imbarazzato, mi vergogno.

Capisco come tutti questi fatti – l’uccisione di civili ai posti di blocco, le dita pronte a premere il grilletto alla manifestazione – pesino su di lei. Cosa è successo con i suoi comandanti in capo? Che tipo di rapporto ha con loro? C’è stato un episodio, subito dopo la caduta di Baghdad, quando siamo tornati indietro verso sud. Alla periferia di Karbala, ho avuto un incontro mattiniero. Non ero dell’umore giusto. Tutte queste cose mi passavano per la testa – le cse che stavamo faccendo laggiù. Tutte le cose che mi chiedevano i miei soldati. Stavo tenendo tutto dentro. Ho cominciato a chiacchierare col mio tenente colonnello. La conversazione non mi piaceva, e l’ho attaccato. L’ho guardato dicendogli: “Sai, io sento profondamente che quello che stiamo facendo quaggiù è sbagliato. Stiamo commettendo un genocidio”. Lui mi ha chiesto qualcosa e io ho detto che con le uccisioni dei civili e con l’uranio impoverito stavamo esagerando. Non gli sono piaciute quelle parole. Si è alzato ed è andato via infuriato. E lì ho capito che la mia carriera era finita. Stavo parlando col mio comandante in capo.

Cos’è successo dopo? Dopo aver parlato con il comandante più alto, sono stato praticamente portato via e messo agli arresti domiciliari. Non ho parlato con altri soldati. Non volevo farli soffrire. Non volevo metterli a rischio. Voglio aiutare la gente. Dovevo dire qualcosa. Quando sono stato rispedito a casa, sono andato dal sergente maggiore. E’ il responsabile per più di 3.500 marines. “Signore – gli ho detto – non voglio i suoi soldi. Non voglio i suoi vantaggi. Quello che ha fatto è sbagliato”. Era una condanna personale la mia. Ho avuto una carriera impeccabile, ho scelto di tirarmi fuori. E sa a chi do la colpa? Al presidente degli Usa. Non ai soldati. Do la colpa al presidente perché ha detto che avevano armi di distruzione di massa. Era una bugia.
 
Categoria: Guerra
Luogo: Stati Uniti