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I magistrati che presiedono al processo intentato contro Geert Wilders, leader del Partito della Libertà, sono inclini a prosciogliere l'imputato da tutte e cinque le accuse per cui è stato chiamato a giudizio.
Wilders è autore del documentario "Fitna" in cui presenta l'Islam e il Corano alla stregua di nazismo e Mein Kampf. La difesa sosteneva che le sue posizioni intendevano mettere sotto accusa l'Islam, e non i musulmani.
Sembra essere questa la linea accettata dai magistrati, che hanno riconosciuto al leader del partito islamofobo il diritto, come politico, di esprimere le proprie opinioni su questioni sociali.
"La critica verso una religione è possibile nel limite in cui non vi sia istigazione all'odio verso coloro che la praticano" sono le parole dei giudici. Il dolore e la reazione della comunità musulmana sono "sentimenti di gruppo che non possono giocare alcun ruolo nella valutazione penale dei fatti". La sentenza definitiva è attesa per il 5 di novembre. Inizialmente prevista per il 2 dello stesso mese, si è deciso di posticiparla di tre giorni per non farla coincidere con l'anniversario dell'assassinio del regista Theo Van Gogh. Se venisse giudicato colpevole Wilder rischia fino a un anno di prigione e 7.600 euro di multa.