25/05/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Un ex sergente racconta perché la guerra in Iraq gli ha cambiato la vita
Jimmy MasseyPer quasi 12 anni, il sergente Jimmy Massey è stato un convinto marine, alcuni dicono anche troppo entusiasta. Per tre anni ha addestrato altri marines, in uno dei più duri rituali di indottrinamento della vita militare. La guerra in Iraq l’ha cambiato. La brutalità dell’invasione Usa l’ha trasformato. E’ stato congedato con onore lo scorso 31 dicembre e ora è tornato nella sua città natale di Waynsville, nel North Carolina. L’intervista a Massey è uscita la settimana scorsa sul quotidiano californiano Sacramento Bee. L’autore, Paul Rockwell, ci ha dato”con piacere” il permesso di tradurla, per far conoscere a più gente possibile cosa succede veramente in guerra.

Lei ha trascorso 12 anni nei marines. Quanto è stato inviato in Iraq?
Sono andato in Kuwait intorno al 17 gennaio. Sono stato coinvolto in Iraq fin dall’invasione.

Cosa deve sapere il pubblico a proposito della sua esperienza di marine? La causa della rivolta degli iracheni contro l’occupazione americana. Quello che deve sapere è che abbiamo ucciso molte persone innocenti. Credo che all’inizio gli iracheni capissero che le vittime fanno parte della guerra. Ma col passare del tempo l’occupazione ha fatto male agli iracheni. E io non ho visto nessun sostegno umanitario.

Cosa le ha fatto cambiare idea sulla guerra, facendole lasciare i marines? Ero a capo di un plotone che disponeva di macchine mitragliatrici e lanciamissili. Il nostro lavoro era di entrare in alcune aree delle città e rendere sicure le strade. C’è stato un episodio in particolare – e ce ne sono molti altri – che mi ha davvero fatto capire che avevo passato il segno. Riguardava una macchina con a bordo dei civili iracheni. I vari rapporti di intelligence che stavamo ricevendo ci informavano che le macchine erano cariche di kamikaze o esplosivi. I veicoli si sono avvicinati al nostro posto di blocco. Abbiamo sparato alcuni colpi di avvertimento. Non hanno rallentato. Così, li abbiamo accesi.

Accesi? Vuole dire che avete sparato con le macchine mitragliatrici?
Esatto. Per ogni macchina che abbiamo acceso ci aspettavamo che esplodessero delle munizioni. Ma non abbiamo sentito niente. Non abbiamo distrutto completamente quel veicolo. E un uomo che era all’interno mi ha guardato dicendo: “Perché avete ucciso mio fratello? Non abbiamo fatto niente di male”. Questo mi ha colpito come un macigno.

Baghdad era sotto i bombardamenti. I civili stavano cercando di fuggire dalla città, vero? Sì. Avevano ricevuto dei volantini di propaganda che avevamo lanciato con gli aerei. Dicevano: “Alzate le mani e deponete le armi”. E’ quello che stavano facendo, ma li abbiamo accesi comunque. Non erano in uniforme. Non abbiamo mai trovato nessuna arma.

Ha visto i corpi delle vittime? Sì. E ho anche dato una mano a gettarli in un fosso.

In che periodo è successo tutto questo? Durante l’invasione di Baghdad.

Quante volte è stato coinvolto in queste “accensioni” ai posti di blocco? Cinque volte. A Rekha, un uomo stava guidando un furgone rubato. Non si è fermato. Essendo noi belli carichi, non gli abbiamo dato neanche una possibilità. Lo abbiamo acceso molto bene. Poi abbiamo ispezionato il retro del furgone. Non abbiamo trovato niente. Nessun esplosivo.

I giornali dicevano che le macchine erano cariche di esplosivi. Era così in tutti i casi? Mai. Nemmeno una volta. Non c’erano esplosioni secondarie. A dire il vero, abbiamo anche acceso un gruppo di dimostranti dopo aver sentito partire un colpo.

Una dimostrazione? Dove? Alla periferia di Baghdad. Vicino a un complesso militare. C’erano dei dimostranti alla fine della strada. Erano giovani e non avevano armi. E quando siamo arrivati là c’era già un carro armato parcheggiato su un lato della strada. Se gli iracheni avessero voluto fare qualcosa, avrebbero potuto far saltare per aria il tank. Ma non l’hanno fatto. Stavano solo protestando. Più in là, verso la fine della strada, abbiamo visto alcuni RPG allineati contro il muro. Questo ci ha messo a nostro agio perché abbiamo pensato: “Wow, se stessero per farci saltare in aria, l’avrebbero già fatto”.

Chi ha dato l’ordine di spazzare via i dimostranti?
Gli alti comandi. Ci era stato detto di stare in guardia con i civili perché tanti Fedayn e membri della Guardia Repubblicana avevano smesso le uniformi e indossato dei vestiti da civili, organizzando degli attacchi terroristici contro i soldati Usa. I rapporti dell’intelligence che ci venivano dati erano conosciuti praticamente da ogni membro della catena di comando. La struttura gerarchica messa in piedi in Iraq era evidente per ogni marine. L’ordine di sparare sui dimostranti, credo, è venuto dai più alti ufficiali governativi, incluse le comunità dell’intelligence all’interno dell’esercito e compreso anche il governo Usa.

Che tipo di armi sono state usate?
M-16, mitragliatrici da 50 millimetri.

Avete sparato su dei bambini? Li avete uccisi tutti? Oh sì. Beh, ho avuto “pietà” di un ragazzo. Quando siamo arrivati, si stava nascondendo dietro a un pilone di cemento. L’ho visto, ho alzato l’arma, lui ha messo le mani in alto ed è scappato. Ho detto a tutti: “Non sparate”. Metà del suo piede penzolava dietro di lui. Stava correndo su mezzo piede.

Dopo che avete acceso la dimostrazione, quanto tempo è passato prima di un nuovo incidente? Probabilmente una o due ore. Questa è un’altra cosa… Sono così contento di parlarne con lei, perché avevo represso tutto questo.

Beh, apprezzo il fatto che lei mi stia dando queste informazioni, per quanto sia duro ricordare i dettagli dolorosi. Va bene così. E’ una specie di terapia per me, è qualcosa che avevo represso per troppo tempo.

E l’incidente? C’è stato un incidente con una delle macchine. Abbiamo sparato a un uomo che teneva le mani in alto. E’ uscito dall’auto, era stato colpito duramente. Lo abbiamo acceso. Non so chi ha cominciato a sparare per primo. Uno dei marines è venuto correndo verso di noi e ha detto: “Avete sparato a un tipo che aveva le mani in alto”. Cavolo, mi ero dimenticato di questo.

continua
 
Categoria: Guerra
Luogo: Stati Uniti