18/10/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Zero assistenza sanitaria e pochi soldi. Dal limbo burocratico in cui si trovano i dissidenti cubani si alza un coro di proteste

La liberazione dalle carceri cubane di alcuni dissidenti anti-castristi nei mesi scorsi ha destato clamore, fatto riflettere e acceso speranze.
Da un lato il governo cubano ha dimostrato indulgenza. Dall'altro quello spagnolo, sferzato di energia dal ministro degli Esteri Moratinos, in grado di farsi carico dei dissidenti, ha dimostrato con la sua politica di voler aprire una finestra su Cuba, Paese importante, che ormai con la fine della guerra fredda deve riottenere la dignità che gli è stata sottratta. In tutto questo poi, si interpone la chiesa cattolica di Cuba ha dimostrato di saper mediare.
Oggi, però, le cose sembrano essere differenti rispetto ai primi giorni di euforia. I presunti dissidenti cubani, ad esempio, non avrebbero ancora ricevuto dall'amministrazione dell'Havana il certificato che stabilisce la loro liberazione. E nemmeno Madrid pare li abbia considerati troppo tanto che non sono riconosciuti come esiliati politici.

E per queste ragioni, per il limbo burocratico in cui si troverebbero, iniziano a lamentarsi. Soprattutto Victor Orlando Arroyo e Normando Hernandez hanno da dire qualcosa. Arroyo ad esempio ricorda che lui e la sua famiglia, e altri presunti dissidenti, vivrebbero dal giorno del loro arrivo a Madrid in un Hostal, dove a loro dire non sarebbero seguiti come si dovrebbe dal punto di vista medico. "Non era la situazione che ci aspettavamo. Alcune situazioni di difficoltà che abbiamo vissuto sono state fabbricate appositamente. Soprattutto dal punto di vista medico non abbiamo avuto le attenzioni promesse. Mio figlio ha il diabete e si inietta l'insulina che abbiamo portato da Cuba. Mia figlia è incinta e nessun medico l'ha visitata" conclude Arroyo.

Dello stesso avviso Hernandez anche lui dal 23 luglio scorso ospite dell'Hostal Wellington di Madrid. Il suo è un ragionamento legato al denaro. "Fino a questo momento le uniche risorse economiche che riceviamo sono quelle della Croce Rossa e di alcune Organizzazioni non governative, come la Cear (Comision Española de Ayuda al Refugiado), che però ci aiutano solo a coprire le spese per i tre pasti quotidiani. Faccio fatica a comprare i biglietti dell'autobus per mia figlia e la settimana scorsa è stata per questo motivo costretta a saltare molti giorni di scuola". Ma la loro situazione è un po' estrema. Altri ex prigionieri sono stati trasferiti in alloggi con bagno e cucina privati che consentono una migliore condizione di vita.
La polemica, comunque è montata soprattutto per le lamentele degli ex detenuti sul documento rilasciato dall'Havana. Non una vera e propria lettera di scarcerazione, ma una licencia extrapenal che per i dissidenti "è solo una truffa giuridica perchè consente di lasciare l'isola solo per un anno, al massimo due e non è possibile prolungarla se non in caso di malattia grave" conclude Hernandez.

Parole chiave: Cuba, Fidel Castro, Raul, castro, Madrid, Spagna
Categoria: Diritti
Luogo: Spagna