14/10/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



L'università di Osnabrueck lancia un progetto pilota per arginare l'islam radicale nelle moschee

Un corso per imparare la lingua e orientare i fedeli ai valori dell'integrazione e della tolleranza. La sostanza del progetto avviato dall'università di Osnabrueck, nel nord-est della Germania, è questa: formare gli imam coerentemente con i valori democratici del Paese, dell'integrazione sociale e civile e della tolleranza religiosa.

L'iniziativa non è immediatamente conseguente al recente allarme terrorismo in Europa, ma sicuramente il governo tedesco anche a questo ha pensato, quando ha deciso di cominciare i corsi nel Dipartimento di studi islamici di Osnabrueck. Il timore che i giovani musulmani tedeschi possano radicalizzarsi in seguito a prediche estremiste da parte degli imam ha spinto la Germania a compiere una scelta culturale improntata all'inclusione, anziché ragionare - come accaduto in passato in molti Paesi europei - sull'emotività dell'opinione pubblica e con interventi a posteriori, praticando azioni di contrasto e repressione. Il clero islamico oggi è oggetto di forte attenzione da parte dei governi europei: analoga iniziativa fu avviata in Francia nel 2008, quando l'università cattolica di Parigi avviò corsi di formazione per gli imam. A Tubinga, nel Baden-Wurttenberg, i corsi inizieranno nel 2011, con l'obiettivo di formare 320 imam.

Il progetto è salutato con soddisfazione dagli accademici tedeschi. Perché il 90 percento dei duemila imam residenti in Germania non parla bene - o non parla affatto - la lingua. La maggior parte di loro proviene dalla Turchia, e si ferma in Europa solo per due anni prima di tornare in patria. A causa di problemi linguistici, gli imam provenienti dall'estero non riescono a interagire con i membri più giovani della comunità musulmana, oltre a incontrare difficoltà relative alla conoscenza dei problemi specifici di tali comunità.

PeaceReporter ha intervistato uno dei docenti che si sono fatti carico di costruire il progetto per l'università sassone, il professor Rauf Ceylan, che ha spiegato come la lingua rappresenti l'ostacolo fondamentale per gli imam. "Poiché gli imam influenzano l'orientamento religioso dei giovani musulmani è necessario che padroneggino la lingua tedesca. Questo è fondamentale, perché il 90 percento degli imam non parla tedesco. Una situazione che fa il paio con la maggioranza dei teen-agers musulmani: non parlano la loro lingua madre, o la parlano peggio del tedesco. Inoltre, molti imam non hanno un background sociale e culturale adeguato, in termini di conoscenza, per permettergli di operare nel contesto tedesco. Si fa un gran parlare, a livello politico, di violenza, estremismo e terrorismo, ma se non si hanno dei referenti a cui rivolgersi, se non si hanno autorità islamiche... Con gli imam che parlano tedesco, conoscono la società tedesca e non sono restii a parlare di argomenti legati all'Islam, tutto questo diventerà più semplice".

A parte il tedesco, quali altre materie 'insegnerete' agli imam? Esistono materie come 'valori democratici', o altro?

Ma certo, ce ne sono diverse. Ci saranno team di pedagogisti che insegneranno loro argomenti come il dialogo inter-culturale, i rudimenti della religione cristiana (cattolica e ortodossa), storia del continente europeo, ma anche i valori democratici, come li chiama lei, sono un complesso di insegnamenti molto ampio.

Servirà questo a fare di un imam radicale un imam un po' più moderato?

Vede, il nostro obiettivo non sono gli imam radicali, anche perché non credo che questi frequenteranno i nostri corsi. Gli estremisti sono una piccola percentuale, molto piccola. La maggioranza degli imam sono moderati, ma non potendo parlare tedesco, non possono neanche combattere quell'estremismo che trova nei giovani il bersaglio preferito.

Luca Galassi

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