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13 maggio 2005 - Gli scontri tra rivoltosi e forze dell’ordine, hanno interessato soprattutto
la città uzbeca di Andijan, nella valle del Fergana, 480 chilometri a est della
capitale Tashkent, a ridosso del confine con il Kirghizistan.
Per liberare 23 prigionieri politici. Il carcere di Andijan era da due giorni al centro di una grande, ma pacifica,
protesta della popolazione che chiedeva il rilascio di 23 ricchi uomini d’affari
locali arrestati lo scorso giugno con l’accusa di estremismo islamico e sovversione.
Secondo il governo sarebbero membri del gruppo Akramiya, fazione staccatasi dall’Hizb
ut-Tahrir (Partito della Liberazione), entrambi messi fuori legge dal regime di
Islam Karimov, che persegue una durissima politica di repressione dei movimenti
islamici. I difensori dei 23 detenuti e varie organizzazioni per i diritti umani
sostengono che le accuse contro di loro sono assolutamente infondate e basate
su confessioni estorte con la tortura, metodo comunemente usato nelle carceri
uzbeche.
Repressione dei movimenti islamici. La fertile valle del Fergana, di cui Andijan è una delle città più importanti,
culla della tradizione islamica sufi, è diventata negli ultimi anni una roccaforte
di movimenti integralisti islamici. Tra questi il maggiore è proprio l’antica
setta dell’Hizb ut-Tahrir, movimento panislamico non violento che mira all’instaurazione
pacifica di una sorta di impero islamico in tutti i paesi musulmani. Il regime
uzbeko perseguita duramente i suoi membri. E per questo, in reazione, sono nati
nuovi movimenti che predicano l’abbattimento violento del regime di Tashkent e
l’istaurazione di un regime islamico di stile talebano. Nel 1997 nacque il Miu
(Movimento Islamico dell’Uzbekistan) e l’anno prima venne fondata l’Akramiya,
piccolo gruppo anch’esso fautore della rivoluzione islamica armata in Uzbekistan.
Akramiya. Fondatore e leader di Akramiya è un ex militante dell’Hizb-ut-Tahrir, Akram
Yuldashev, originario proprio di Andijan. Yuldashev (detenuto da anni in un carcere
di massima sicurezza) ha dato vita a questo gruppo perché non era d’accordo con
la strategia non violenta e internazionalista dell’Hut. In un suo pamphlet intitolato
“La via della fede”, Yuldashev ha scritto che i metodi dell’Hut non possono funzionare
per i Paese dell’Asia Centrale e che l’obiettivo non può essere la creazione di
un governo islamico né a livello di Umma (la comunità degli Stati abitati da musulmani)
né a livello nazionale, bensì a livello locale, regionale. Si riferiva ovviamente
alla ‘sua’ regione, la valle del Fergana, la più povera e sovrappopolata dell’Uzbekistan.
Enrico Piovesana