13/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Manifestanti assaltano il carcere di Andijan. Interviene l'esercito che spara sulla folla
Ultimi aggiornamenti 14 maggio 2005: Saidgiakon Zainabitdinov, presidente dell'associazione Appelazia che si batte per il rispetto dei diritti umani in Uzbekistan, ha dichiarato che "venerdì sera le truppe governative hanno aperto il fuoco sui civili e centinaia, forse 500, persone sono morte. All'alba i cadaveri sono stati portati via su quattro camion e un autobus. Tutti i veicoli sono pieni di cadaveri, ma almeno venti corpi sono rimasti per strada". Questa ultima affermazione ha trovato conferma nella testimonianza di un giornalista dell'Afp che ha dichiarato di aver visto nelle strade della cittadina i venti corpi senza vita. Il presidente uzbeko Karimov si è difeso in una conferenza stampa dichiarando che: "gli incidenti sono stati causati dall'Akramiya, una nuova corrente del movimento fondamentalista Hizb ut Tahrir, che vuole diffondere l'odio e il rifiuto del laicismo. Non ho mai dato ordine di aprire il fuoco sui civili, ma ci sono state delle vittime: almeno 10 militari e un numero molto maggiore di civili".  Karimov aveva parlato in un primo momento di 9 vittime civili, ma adesso pare che anche il numero 'ufficiale' delle vittime sia destinato a salire. Per il diffondersi del panico nella cittadina uzbeka, centinaia di cittadini stanno fuggendo verso il Kirghizistan, nonostante le frontiere uzbeke siano state chiuse per motivi di sicurezza. 
 
blindati in città13 maggio 2005 - Gli scontri tra rivoltosi e forze dell’ordine, hanno interessato soprattutto la città uzbeca di Andijan, nella valle del Fergana, 480 chilometri a est della capitale Tashkent, a ridosso del confine con il Kirghizistan.
La notte scorsa alcune decine di uomini armati hanno assaltato il carcere della città prendendo in ostaggio alcuni poliziotti e liberando migliaia di prigionieri politici e criminali comuni.
Il governo ha sospeso le trasmissioni di tutte le emittenti televisive e radiofoniche e ha inviato ad Andijan l’esercito, che dopo aver circondato la città chiudendo tutte le strade d’accesso, è entrato nella zona del centro per riprendere il controllo del palazzo del governo che i rivoltosi armati hanno occupato nella notte. I soldati hanno aperto il fuoco contro l'edificio, da cui sono partiti colpi di riposta. La situazione è estremamente confusa. Testimoni riferiscono di sparatorie che proseguono e di auto ed edifici date alle fiamme.
 
Soldati entrano ad AndijanPer liberare 23 prigionieri politici. Il carcere di Andijan era da due giorni al centro di una grande, ma pacifica, protesta della popolazione che chiedeva il rilascio di 23 ricchi uomini d’affari locali arrestati lo scorso giugno con l’accusa di estremismo islamico e sovversione. Secondo il governo sarebbero membri del gruppo Akramiya, fazione staccatasi dall’Hizb ut-Tahrir (Partito della Liberazione), entrambi messi fuori legge dal regime di Islam Karimov, che persegue una durissima politica di repressione dei movimenti islamici. I difensori dei 23 detenuti e varie organizzazioni per i diritti umani sostengono che le accuse contro di loro sono assolutamente infondate e basate su confessioni estorte con la tortura, metodo comunemente usato nelle carceri uzbeche.

Rivoltosi armati ad AndijanRepressione dei movimenti islamici. La fertile valle del Fergana, di cui Andijan è una delle città più importanti, culla della tradizione islamica sufi, è diventata negli ultimi anni una roccaforte di movimenti integralisti islamici. Tra questi il maggiore è proprio l’antica setta dell’Hizb ut-Tahrir, movimento panislamico non violento che mira all’instaurazione pacifica di una sorta di impero islamico in tutti i paesi musulmani. Il regime uzbeko perseguita duramente i suoi membri. E per questo, in reazione, sono nati nuovi movimenti che predicano l’abbattimento violento del regime di Tashkent e l’istaurazione di un regime islamico di stile talebano. Nel 1997 nacque il Miu (Movimento Islamico dell’Uzbekistan) e l’anno prima venne fondata l’Akramiya, piccolo gruppo anch’esso fautore della rivoluzione islamica armata in Uzbekistan.

MappaAkramiya. Fondatore e leader di Akramiya è un ex militante dell’Hizb-ut-Tahrir, Akram Yuldashev, originario proprio di Andijan. Yuldashev (detenuto da anni in un carcere di massima sicurezza) ha dato vita a questo gruppo perché non era d’accordo con la strategia non violenta e internazionalista dell’Hut. In un suo pamphlet intitolato “La via della fede”, Yuldashev ha scritto che i metodi dell’Hut non possono funzionare per i Paese dell’Asia Centrale e che l’obiettivo non può essere la creazione di un governo islamico né a livello di Umma (la comunità degli Stati abitati da musulmani) né a livello nazionale, bensì a livello locale, regionale. Si riferiva ovviamente alla ‘sua’ regione, la valle del Fergana, la più povera e sovrappopolata dell’Uzbekistan.


Per approfondire: "IslamistanLa valle di Fergana,da culla del sufismo a roccaforte dell'integralismo"

Enrico Piovesana

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