07/05/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



La Disney blocca l'uscita del film di che critica il presidente Usa
Michael MooreLa Disney blocca l'uscita di Fahrenheit 9/11, il nuovo film di Michael Moore che indaga sui rapporti tra le famiglie Bush e Bin Laden. Una decisione presa per non far precipitare la corporation in una disputa politica. Il regista tranquillizza i suoi fan con una lettera sul suo sito. E il documentario, in un anno di campagna elettorale, promette di essere pura dinamite

Si può chiamarla in vari modi, ma nessuno sembra più adatto di “censura” per la decisione della Disney di bloccare l’uscita del nuovo film di Michael Moore Fahrenheit 9/11, che indaga sui rapporti tra il presidente degli Stati Uniti George W. Bush e la famiglia Bin Laden. Il gruppo ha intimato alla Miramax, la società di produzione che controlla, di non distribuire la pellicola perché – per le sue critiche alla Casa Bianca – potrebbe pregiudicare i bonus fiscali di cui beneficia in Florida, lo stato governato dal fratello del presidente Jeb Bush, dove la grande corporation dell’intrattenimento possiede parchi di divertimento (Disneyworld), hotel e altre iniziative imprenditoriali. La risposta di Moore è arrivata con una  pubblicata sul suo sito.

L’ultima opera del regista di Bowling a Columbine è dunque finita nel vortice di un vero e proprio pasticcio politico-economico. Anche tenendo conto dei personaggi che ne fanno parte. Bob e Harvey Weinstein, i due leader della Miramax, sono infatti due importanti finanziatori del partito democratico. Un anno fa la Miramax aveva rilevato la realizzazione del nuovo documentario di Moore dalla Icon, la società di produzione di Mel Gibson, che è un fervente repubblicano e sostenitore di George W. Bush. Secondo un portavoce della Icon, il progetto Fahrenheit 9/11 “non era adatto per noi, ma la nostra decisione non ha avuto niente a che fare con la politica”.

La Disney, che ha comprato la Miramax più di dieci anni fa, ha un contratto con i due Weinstein che le permette di impedire la distribuzione dei film vietati ai minori di 17 anni o con un budget troppo elevato. Non sembra il caso del film di Moore, costato 6 milioni di dollari (Bowling a Columbine ne è costato 3, ma ne ha guadagnati 22 nel solo Nord America). Un alto dirigente della Disney, intervistato dal New York Times, ha dichiarato che la compagnia ha però tutto il diritto di bloccare la distribuzione di pellicole che potrebbero andare contro i suoi interessi. Perché il film di Moore ha una forte caratterizzazione politica, e la Disney non vuole essere percepita come una società di parte. “Nessuna grande corporation ha interesse a essere trascinata in una battaglia politica”, ha detto il dirigente.

La situazione potrebbe ancora essere sbloccata con un compromesso tra le parti. La Miramax potrebbe affidare la distribuzione del film a un’altra società, ma in questo caso dovrebbe condividere con questa i profitti, rimettendoci economicamente. Per la distribuzione all’estero il problema non si pone, perché i contratti con le società di distribuzione locali sono già stati firmati. Ma per gli Stati Uniti al momento la data di uscita del documentario è ancora sconosciuta. Intanto, la prossima settimana il film sarà in concorso al festival di Cannes, dove Moore ha partecipato – vincendo un premio speciale – nel 2002 con Bowling a Colombine.

Fahrenheit 9/11, quando uscirà, sembra destinato a sollevare un polverone intorno a Bush, proprio pochi mesi prima delle elezioni con cui gli statunitensi decideranno se rinnovargli o no il mandato presidenziale. Eppure l’argomento cardine del film – gli ambigui rapporti tra le famiglie Bush e Bin Laden, e in particolare la fuga dagli Usa di numerosi esponenti della seconda nei giorni successivi agli attentati dell’11 settembre, quando non volavano neanche gli aerei di linea – sono già stati ampiamente trattati da Moore nel suo ultimo libro Dude, where’s my country? (che in italiano è diventato “Ma come hai ridotto questo Paese?”). Evidentemente, un film ha un impatto emotivo più elevato. E in Fahrenheit 9/11, oltre ad indagare su questa pericolosa liaison, Moore intervista anche alcuni soldati in Iraq stanchi della guerra. Pura dinamite, in un anno di campagna elettorale.

Alessandro Ursic 
Categoria: Media
Luogo: Stati Uniti
Pubblicità