13/05/2004
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La lettera della mamma del sergente Mejia, incriminato per diserzione
Da più di un mese il sergente Camilo
Mejia è rinchiuso nella base militare Usa di Fort Stewart, in Georgia.
Il suo crimine? Si rifiuta di tornare in Iraq, dove ha combattuto dal
marzo all'ottobre 2004, e vuole diventare un obiettore di coscienza.
Tecnicamente, è tuttora AWOL (absent without leave, assente
ingiustificato). Per la sua scelta, Mejia è stato incriminato per
diserzione e sarà processato tra qualche mese: rischia un anno di
carcere. Il suo caso - la prima aperta ribellione di un soldato al
conflitto voluto da George W. Bush - ha avuto risonanza mondiale. Nei
giorni scorsi la madre di Camilo, Maritza Castillo, ha spedito una
lettera alle organizzazioni pacifiste e ai vari gruppi che si oppongono
alle politiche dell'attuale amministrazione di Washington, affinché la
lotta del figlio sia sostenuta da un vasto movimento di opinione.
PeaceReporter la pubblica qui sotto.
La lettera Mi chiamo Maritza Castillo e sono un membro di Military
Family Speak Out. Sono anche la madre del sergente Camilo Mejia.
Il giorno 24 marzo 2004 l’avvocato di mio figlio, Louis Font, mi
informò delle accuse mosse contro Camilo. Questo è quello che mi disse:
“Il sergente Camilo Mejia, 28 anni, di Miami, è stato accusato di
diserzione dai suoi superiori di Fort Stewart (Georgia) mercoledì 24
marzo 2004. Sarà processato da una speciale Corte Marziale, il che
significa che la massima pena che può essergli inflitta è un anno di
reclusione e il congedo per cattiva condotta”.
Ho anche saputo che degli ufficiali dell’esercito hanno confinato
Camilo a Fort Stewart e gli hanno proibito di concedere interviste
faccia a faccia con i media. Louis Font, il suo avvocato civile, sta
pensando di sfidare questo ordine di “imbavagliamento”, sostenendo che
i diritti di mio figlio di manifestare il proprio pensiero vengono in
questo momento limitati.
Il presidente Bush non dà nessuna spiegazione riguardo alle armi di
distruzione di massa che non sono state trovate, a causa delle quali ha
invaso e bombardato la popolazione dell’Iraq e mandato i nostri soldati
a morire in questa guerra illegale e immorale. Al contrario, getta il
ridicolo sulle ragioni per cui ha dovuto spendere il denaro degli
americani in questa avventura bellica. Quando gli viene chiesto delle
armi di distruzione di massa e delle armi chimiche, risponde con gesti
volgari.
E’ in questo contesto che l’esercito ignora la richiesta di obiezione
di coscienza che mio figlio Camilo ha presentato. Lo accusano invece di
diserzione.
Mi rivolgo alla popolazione degli Stati Uniti di America, alla comunità
ispanica e al mondo per esprimere il mio profondo dispiacere e la mia
indignazione per l’ingiustizia di cui è vittima mio figlio. Voglio
chiedervi di continuare a dargli il vostro appoggio. Per favore,
scrivete lettere a Camilo esprimendo il vostro sostegno alla sua causa.
Spedite lettere agli ufficiali dell’esercito e al Congresso degli Stati
Uniti, chiedendo che la sua richiesta di obiezione di coscienza sia
accolta”.
Pace e solidarietà nel mondo.
Maritza Castillo