19/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



La 'Burqa Band' di Kabul, un trio di ragazze coperte dal velo che sfidano la tradizione
Musica col veloC'era un tempo in cui a Kabul le donne non potevano cantare, né danzare, né mostrare il loro volto in pubblico. Durante il regime talebano la musica e il ballo erano bandite in quanto 'opere del demonio'. 
Quel tempo c'è ancora.
La guerra ha rovesciato il regime dei taliban, ma nella società afgana persiste l'obbedienza alle fanatiche prescrizioni della tradizione, dell'ideologia, della religione. Nargiz, una ragazza di Kabul, ha deciso di vivere fuori dal tempo, da quel tempo nero e feroce che ha esiliato le donne e oscurato i loro volti. Due anni fa, il giorno in cui alla sua scuola si presentarono alcuni musicisti di una band tedesca per insegnare agli studenti la musica pop, Nargiz dimenticò in fretta quanto i talebani avevano lasciato in eredità al Paese. Decise che avrebbe imparato a suonare la batteria, che avrebbe cantato, e che avrebbe anche inciso una canzone. Fu un musicista locale a prestarle lo strumento, una batteria tenuta nascosta in una soffitta per sei anni, durante quel tempo muto che aveva cancellato anche la musica. Nargiz imparò in fretta, e trasmise passione e sogni a due amiche. Nacque la 'Burqa Band', il primo complesso afgano tutto al femminile.
 
Trio bluLa sfida della musica. Le tre ragazze, poco più che ventenni, hanno trasformato un costume sociale in una hit. "Burqa Blue" è il titolo del singolo, registrato nel 2002 e ispirato all'abito tradizionale, simbolo dell'integralismo islamico e della condizione di emarginazione cui il mondo femminile è stato (ed è tuttora) costretto in Afghanistan. Nargiz e le sue compagne appaiono vestite con un burqa di colore blu sia in un video che nella copertina del disco. "Per scherzo - raccontano - ma anche per necessità: se sapessero chi siamo rischieremmo la vita".  Sono poco più di una decina le persone che conoscono i volti della 'Burqa band'. L'etichetta tedesca 'Ata Tak' lanciò il 'Burqa blu' in Germania nel 2003, e la canzone diventò subito un tale successo che il complesso fu chiamato ad esibirsi in un grande concerto a Colonia. "All'inizio non potevamo crederci - racconta Nargiz -, era una sensazione fantastica sapere che in Germania eravamo in cima alle classifiche. A questo, però, si aggiungeva anche la preoccupazione che qualcuno, nel nostro Paese, scoprisse la nostra identità". Per questo la 'Burqa Band' non ha mai potuto esibirsi in Afghanistan.
 
Una batteria in prestitoUn allegro ritornello pop. "Vorrei tanto suonare nel mio Paese - dice rammaricata Nargiz - ma due anni fa c'è stato un attentato durante un concerto, qui a Kabul, e tuttora molte persone sono contrarie al fatto che le donne cantino. Ci vorranno almeno dieci anni prima di poter vedere una vera 'girl band' afgana uscire allo scoperto". Prima di allora, la 'girl band' delle ragazze senza volto si potrà soltanto ascoltare. Nargiz e le sue amiche sfidano l'arretratezza del Paese con la speranza e l'orgoglio dei loro vent'anni, consacrati alla causa dell'emancipazione femminile. Ma anche con l'ironia, in un ritornello pop che in inglese recita scanzonato: "We all now wear a burqa, you don't know who is who, if you want to meet your sister it could be your uncle too, blueee, burka blueee" ("Adesso tutti indossiamo un burqa, ed è facile che ci si confonda, pensi di incontrare tua sorella, e magari invece è tuo zio, blu, burqa blu.").

Luca Galassi

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