Il vertice dei Paesi arabi e latinoamericani a Brasilia: unione di due culture agli antipodi

Arabi e latinoamericani,
due mondi, due culture agli antipodi, si
sono incontrati a Brasilia, in un inedito summit politico. Brasilia si è
tirata a lucido ed è stata letteralmente invasa da novemila effettivi dell’esercito.
Lo scopo era presidiare ogni angolo affinché l’appuntamento dell’anno con 34 delegazioni
straniere, fortemente voluto da Lula, riuscisse al meglio.
Notti insonni. Duemila arabi sono, infatti, sbarcati lunedì nella capitale brasiliana per rimanerci
tre
giorni… e altrettante notti.
Sì, perché a preoccupare maggiormente i padroni di casa
non è stata tanto l’importanza ufficiale dell’evento, organizzato per unire i
due blocchi economico-politici e avvicinarsi a un’alleanza strategica, bensì l’etichetta
da
rispettare per trattare con un musulmano.
Regole da rispettare. Cosa c’è di più lontano
dal modo di vivere brasiliano della severa cultura araba? E a tenere
in suspence
la gente di Brasilia, quella maggioranza povera e semplice che niente o
poco sa sui costumi musulmani, è stato proprio quel codice di comportamento. I
divieti di bere alcool, di mangiare maiale, di entrare in contatto fisico con
una donna in pubblico, imposti dalla sharia, alla vigilia dell'appuntamento hanno
occupato la mente di molti.
Direttori di albergo che temevano di offendere l’illustre cliente
servendo capirinha; ristoratori di Churrasquerias imbarazzati per i loro menù
a
base di maiale; e tanti locali che, per rispetto, hanno rinforzato
il personale contattando camerieri rigorosamente maschi.
Per non parlare
dell’imbarazzo di chi nel palazzo del governo federale ha ricevuto la
telefonata dell’ambasciatore saudita che avvertiva come, data la
carenza di suite reali a Brasilia, la delegazione del cancelliere, il
principe Faisal, sarebbe stata dimezzata, ma non sarebbe per
niente al mondo mancata all’evento.
Osmosi. Eppure, nonostante i timori,
l’incontro fra questi due mondi sembra aver dato risultati sorprendenti. Specialmente
a giudicare dalle scorte di cachaça
(il liquore tratto dalla canna da zucchero,
base essenziale per la capirinha) letteralmente prese d’assalto e
ripulite
dagli ospiti arabi. Per non parlare delle churrasquerias, apprezzate
dalla
maggior parte dei delegati, che se ne sono andati in giro per le ampie
vie
della città mangiando e degustando tranquillamente le ottime vivande
brasiliane. Un fiorente colloquio culturale dunque, dove il sorriso
carioca ha letteralmente incantato il mondo musulmano, stregandolo per
tre
giorni.
Nelle stanze dei bottoni. Al di là delle
controversie, delle discussioni, degli accordi e delle prese di posizione
ufficiali, dunque, una cosa è certa i due mondi si sono cercati e si sono
addirittura incontrati.
Ma nelle stanze del
potere che si è detto?
Innanzitutto è stato
preparato un documento finale che consacra il diritto dei Paesi a difendersi
dalle aggressioni esterne e condanna il terrorismo. Poi tre richieste ferme e
indiscutibili: l’uscita di Israele dai Territori Occupati, la sovranità di Iraq
e Palestina senza ingerenze esterne e, infine, la revisione da parte del Regno
Unito dei reclami argentini per la sovranità sulle isole Falkland, o Malvinas
che dir si voglia.

E
poi critiche su critiche agli Stati Uniti e alla loro poltica di
"prepotenza". Infine un progetto per il futuro: la creazione di
una zona di libero commercio fra
Mercosur e i Paesi del Consiglio di
Cooperazione del Golfo: Oman, Arabia, Bahrein, Qatar, Emirati Arabi e
Kuwait, tutti presenti all'incontro con i grandi americani del
sud.