13/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Negli Usa le notizie dall'Iraq non sconvolgono più nessuno
scritto per noi da
Matteo Colombi
 
Le bare dei soldati americani di ritorno dall'IraqNon sono un uomo dedito al negativismo, non voglio vedere il nero ovunque. La mattina vado a spasso con mia figlia, la porto a mangiare qualcosa al caffè, insieme giochiamo vicino alla fontana che è stata messa in funzione da poco, le insegno a riconoscere le differenze della corteccia degli aceri da quella delle betulle, a salire e scendere dalle panchine, la amo dal più profondo del cuore e sono grato per questi momenti di gioia che si ripetono, giorno dopo giorno. Con i suoi capelli fini al vento, Daniela esplora con decisione il mondo, e lo guarda tutto, lo guarda con intenzione e curiosità nella sua interezza e nelle sue peculiarità. Da una somma infinita di dettagli comincia a costruirne mappe navigabili. Oggi si è messa in mezzo a un mucchio di tulipani e, delicatamente, con le mani a coppa attorno ai petali, se li è portati, uno a uno, al naso. ‘Mmmmm... Che buon profumo’, dico io; ‘mmmm’, Fa il verso lei. In quel momento ho avuto la sensazione di esistere nell’esatto ritmo delle cose; i raggi del sole, caldi sulla pelle d’inverno, la brezza leggera, il ritmo cardiaco e il respiro sono apparsi in armonia, il sorriso è divenuto incontenibile e profondo.
 
Quello che non capisco è come si possa amare tanto e rimanere tanto inerti dinanzi al dolore altrui. La normalità, questa quotidiana normalità che condivido con chi mi circonda, è ferale. Solo un’abile contorsione mentale, un abitudine a non vedere e a non chiedere, una volontà di credere il falso con dedizione, perché meno doloroso del vero, può permetterci di evitare la realtà guardandola tutta, nella sua interezza e nei suoi dettagli. Né è così difficile, perché per frammentaria che sia la nostra esperienza, noi viviamo in un paese permanentemente in guerra; in cui ci viene chiesto regolarmente di sostenere la violenza dei forti, il profitto ottenuto con il raggiro e la violenza, accettandone la sua natura normale, la sua routinizzazione.
 
Un carro armato Usa per le strade di BaghdadIl New York Times strilla cento morti tra gli insorti sul tavolino di granito verde del caffè. Dopo il sanguinoso inizio del maggio iracheno a causa degli attacchi degli insorti si torna a fare il bodycount dei nemici uccisi. Ormai è una settimana che i giornali (ovvero il governo) hanno ripreso a darci bollettini di guerra. Il bodycount non è mantenuto in maniera ligia, ma sembra tornare in auge quando le cose sembrano mettersi male, e scompare quando il nervosismo sugli esiti futuri della Mesopotamia si affievoliscono. Sostanzialmente, la politica ufficiale americana è che non si contano né i civili né i combattenti uccisi o feriti, a meno che diventi utile.
 
Alla Law School un manifesto ormai vecchio invita gli studenti a sentire il capo delle operazioni clandestine in Iraq e Afghanistan dirette dalla Marina. Perché alla facoltà di legge? vi chiederete. Probabilmente perché le pratiche di tali corpi clandestini sono poco legali, e vanno legittimate, ragioni e teorie legali costruite, saggiate. Vedi alla voce: “tortura”. O sotto la voce: “guerra sporca”.
 
Il giornale indipendente degli studenti, il Maroon, contiene un’intervista con il nuovo Joint Chief of Staff, la massima autorità militare. Grande scoop per un giornale studentesco, se non fosse supino come uno zerbino. Il generale appare con una birra in mano, sorridente, nel pub universitario. E’ venuto in visita alla famosa Business School dell’Università di Chicago, dove studia il figlio. Suggerisce agli studenti di scegliere una corporation con un profilo etico che si condivide, per lavorare con integrità, come lui ha fatto con i Marines. Ma mi chiedo, come si può uccidere i figli altrui per professione, amando i propri? E’ normale? E’ etico? E’ questo il mondo che vogliamo per i nostri figli?
 
I tulipani ondeggiano stagliati contro il cielo e l’erba, il verde brillante delle nuove foglie danza indolente sui rami; il colore sembra quasi sgorgare dal terreno, dalle pareti, che vanno coprendosi d’edera, il sole tocca e si rifrange su questa sorgente viva. Questa inebriante bellezza della vita. Siamo qui una volta sola. Perché distruggere? So bene che il mondo è complicato. Non credo che si possano abolire gli eserciti. Gli stati. Non odio nemmeno il Marine. Ma come non vedere il nichilismo del culto della potenza? Come non vedere che la cultura della guerra, quella cultura che accetta la guerra come prassi o peggio ancora come inebriante virtù è una minaccia che incombe su tutti noi?
Categoria: Guerra
Luogo: Stati Uniti
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