07/10/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Bustarelle in cambio di antiretrovirali: nel Paese in cui l'Aids è ancora una piaga, la malattia è diventata occasione per guadagni illeciti

Le bustarelle non le chiedono all'imprenditore che deve rinunciare a qualche fetta di un appalto milionario ma a dei poveretti per i quali la scelta è tra pagare e morire (o veder morire un proprio caro). Succede anche questo nello Zimbabwe dove oltre all'Aids sembrano essere endemiche anche la povertà e la corruzione. E' quanto si scopre leggendo Corruption Burns Universal Access, un dossier pubblicato da un'organizzazione di avvocati impegnati nella difesa dei diritti umani, Zimbabwe Lawyers for Human Rights (Zlhr).

La cura si paga. La storia è semplice e terribile: alle persone già colpite dalla malattia o comunque positive al test Hiv, viene chiesto un pagamento extra per assicurarsi l'accesso ad una terapia che pure sarebbe gratuita , per avere la certezza che gli antiretrovirali cui si ha diritto si trovino o anche solo per potersi sottoporre a degli esami accurati. Secondo quanto ricostruito nel documento - stilato sulla base di 1024 interviste condotte tra Harare, Bulawayo, Manicaland e Masvingo -  sono infermieri, assistenti, personale paramedico a spillare soldi agli ammalati e ai loro familiari. E il risultato è disarmante: il 73 per cento degli intervistati ha dichiarato di aver ricevuto richieste di pagamenti extra, e - di questo campione - il 30 per cento ha confermato che le sollecitazioni sono regolari (per un altro 40 per cento sono frequenti). Una prassi comune che ha finito per essere accettata come tale. Nello Zimbabwe, infatti, si registrano quasi 1,2 milioni di persone affette da Aids o comunque Hiv positive, su 11 milioni di abitanti, e lo stato non ha risorse sufficienti per curarli tutti. Circa 200 mila persone vengono trattate con antiretrovirali, quando sono quasi 400 mila quelle che ne avrebbero bisogno. Per gli attivisti, la maggior parte dei casi urgenti non riescono a entrare nei programmi gratuiti d'assistenza, cui si riesce ad accedere dopo attese infinite. C'è quindi un bacino di disperazione in cui pescano dipendenti pubblici malpagati e in cui nuota, ovviamente, anche la criminalità organizzata.

L'ombra della criminalità organizzata. Perché, accanto ad un mercato privato, fatto di tanti piccoli avvoltoi, ce n'è uno in mano alle organizzazioni criminali che controllano il mercato nero degli antiretrovirali. Il sistema è semplice e si basa sulla creazione di falsi malati, persone inesistenti o prestanome che non necessitano di nessuna cura, cui viene prescritto una terapia a base di salvavita: i farmaci, protetti da queste pezzo d'appoggio, lasciano le cliniche e ricompaiono in strada, a prezzi astronomici. Nè pagare significa automaticamente garantirsi la salvezza, anzi, spesso è solo l'inizio di un girone infernale in cui si verificano misteriosi ritardi e difficoltà che costringono il malato a pagare ancora. Se poi le medicine saltano fuori, bisogna accertarsi che siano ancora valide perché il 16 del per cento del campione ascoltato da Zlhr ha ammesso di aver ricevuto farmaci scaduti, in prevalenza Triviro, Aluvia, Kaletra, Combivir, Cotrimoxazole e Nevirapine. In questo panorama di desolazione le vittime più indifese sono i bambini, per i quali non c'è nessuna eccezione. Il sistema del "paga o spera (e muori)" è alla base di quella costante migrazione verso Botswana e Sudafrica di clandestini che sperano di poter far curare lì i propri bambini. La legge sudafricana, infatti, prevede una tutela particolare per i minori, per cui il piccolo clandestino che si trovi nel Paese per sottoporsi a cure, anche se scoperto non viene rimpatriato.

Alberto Tundo

 

Categoria: Bambini, Diritti, Salute
Luogo: Zimbabwe