13/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Partecipazione sociale e libertà di espressione, intervista a due giovani bloggers bahraini
Bahrania e Chan'ad sono i giovani editori di due diari in rete su cui raccontano, alla loro gente e al resto del mondo, il loro punto di vista sulla vita e la politica del Bahrain. Li abbiamo fatti incontrare, in una intervista doppia, sul tema della libertà di espressione.
 
 - Quali sono le differenze tra il giornalismo e la scrittura di un blog nel Bahrain di oggi? Quali ritieni siano i vantaggi dello strumento?
Logo del blog di Bahrania
[Bahrania] - Il giornalismo dei media ufficiali è un tipo di pubblicazione più ristretto del blogging, che invece non ha limiti: niente censura, nessuna correzione, non occorre l’approvazione degli editori e non ci sono ritardi o attese. Il blog è un racconto in tempo reale, sono le opinioni di uno scrittore che si prende da solo la reponsabilità dei contenuti. Nel contesto del Bahrain, i blog offrono la libertà di parola che manca nei media controllati dallo Stato. I blog per la loro natura sfuggente non sono tenuti a rispettare degli standard, dunque quello di cui i bloggers hanno bisogno è il tempo per crearsi una buona reputazione.
Logo del blog di Chan'ad (che è il nome di questo pesce)
[Chan'ad] - La differenza è grande, in Bahrain tutti i media, radio e tv, sono di proprietà e gestiti dal governo, mentre tutti i quotidiani locali hanno delle politiche di autocensura, al punto che non si legge mai una sana e onesta discussione su certi argomenti legati ad esempio alla famiglia reale o al governo. Internet invece fornisce lo spazio perfetto per affrontare liberamente quel tipo di argomenti, questo perché vi si può scrivere restando anonimi per evitare la persecuzione delle autorità.
Un altro grande vantaggio del blogging sta nelle possibiltà di interazione tra chi scrive e i lettori che vogliono lasciare dei commenti, l’interazione permette a entrambe le parti di imparare cose nuove, mentre nel comune giornalismo la comunicazione funziona a senso unico.
 
- Come hai iniziato a scrivere il tuo blog?
[Bahrania] - Ho iniziato con Babbling Bahrania sei mesi fa, per offrire una prospettiva diversa sulla politica del Bahrain in un momento in cui mi sembrava ci fosse carenza di pubblicazioni che rappresentassero lo spettro delle opinioni della gente di qui.
[Chan'ad] - Ho aperto il mio blog dopo aver visitato http://www.mahmood.tv/, il primo blog del Bahrain. Mi è subito parso un buon modo per discutere molte delle questioni che occupavano i miei pensieri, allora come oggi.
 
- Il tuo lavoro è spinto da motivazioni politiche o da un fatto personale? Voglio dire, il blog è per te un diario, un modo per mantenere contatti con altre persone che fanno lo stesso o che altro?
[Bahrania] - Probabilmente un misto di tutto ciò, anche se quello che mi ha motivato a scrivere sono stati soprattutto i forti sentimenti che provo per la crisi politica in Bahrain. È facile farsi avvincere dal sentimento politico generale del Paese, specialmente quando accadono eventi inaspettati, come arresti o dimostrazioni di massa. Alle volte però la dicotomia è fin troppo evidente, tipo quando certi bloggers riportano determinati eventi commentandoli fino alla noia, mentre i media locali dedicano a essi poche righe. Un esempio è il problema della censura della rete: mentre sui quotidiani online in inglese se ne discute, sulle pagine in arabo la questione non viene nemmeno nominata.
[Chan'ad] - Per lo più per me si tratta di un diario in cui posso raccontare di tutti quegli aspetti del Bahrain che raramente trovano posto su altri media: storia, cultura, folklore, politica e diritti umani. C’è così poca informazione sui media di massa a proposito del vero Bahrain che ho pensato di provare a dare il mio contributo e allo stesso tempo di imparare di più sul mio Paese. Mi sforzo dunque molto nella raccolta di informazioni di prima mano (visitando luoghi, partecipando alle proteste e facendo molte foto) invece di affidarmi a resoconti scritti da altri.
Per quanto riguarda la politica, occasionalmente uso il mio blog come piattaforma per le mie opinioni, ma comunque, il mio vero programma politico, se ve n’è uno, è quello di incoraggiare la gente a discutere di politica, indipendentemente dal loro punto di vista. Un blog è uno strumento perfetto per questo tipo di iniziative. Un altro obiettivo del mio blog è aumentare la consapevolezza sul problema degli abusi ai danni dei lavoratori migranti nel Bahrain e nel Golfo. Io stesso sono un esule, forse per questo mi pare che si tratti di un argomento importante che non riceve abbastanza attenzione. Infine, la ragione per cui tengo il mio blog in inglese è che spero che diventi uno strumento per i non Bahraini per imparare qualcosa su questo Paese.
 
- In che modo credi che il tuo blog contribuisca alla crescita della libertà di pensiero in Bahrain?
[Bahrania] - Nel mio blog cerco di portare contributi su quelli che sono gli aspetti più rilevanti per i Bahraini del mio ambiente sociale. Grazie all’inglese posso esprimere questi sentimenti a un pubblico più ampio, globale, di persone interessate alla politica di questa regione. Attraverso il mio blog ho potuto raggiungere giornalisti, Ong, e altri attivisti che si occupano di raccontare la lotta per la conquista delle libertà civili in Medio Oriente. Un buon esempio è il modo che ho usato per trasmettere le informazioni in seguito all’arresto di tre webmasters di Bahrainonline, che ha portato la notizia fino ai media ufficiali. Dopo la pubblicazione sul mio blog, Reporters Sans Frontieres pubblicò un appello in cui si condannavano gli arresti, e solo il giorno successivo la notizia è apparsa anche sui media ufficiali. La notizia degli arresti si è sparsa per la blogosfera come una fiammata. È stato molto istruttivo osservare dall’interno il modo in cui le notizie si diffondevano attraverso gli strilli di altri blog, i links e i motori di ricerca.
[Chan'ad] - Da solo non penso che il mio blog possa conseguire poi molto. Ma insieme a tutti gli altri diari online e i forum del Bahrain mi sembra che si stiano formando una fonte di informazione alternativa e uno spazio di comunicazione aperta che gli altri media non sono in grado di offrire. Aggiungo solo una cosa: i blog non sono ancora una pratica diffusa in Bahrain, lo sono estremamente meno dei forum di discussione in lingua araba, come www.bahrainonline.org, la mia opinione è che i veri campioni della libera espressione in questo Paese siano loro.
 
- Bahrania, tu sei una delle rare donne blogger, come giudichi la condizione delle donne nei media del tuo paese?
[Bahrania] - Viviamo in una società patriarcale, ma questo non significa che non ci siano opportunità per le donne. Le donne in Bahrain sono molto ben istruite, infatti tra i laureati ogni anno le donne sono più numerose degli uomini. Ci sono anche ottime donne giornaliste nei media del Bahrain, tuttavia, in un paese dove i basilari diritti civili e umani vengono frequentemente ignorati, elusi o non ci sono del tutto, è difficile fare il punto su quelli delle donne. Come donna io direi che voglio diritti umani prima che i diritti delle donne.
 

Naoki Tomasini

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