Il diario del bus che girerà i paesi del G8 per dire basta a povertà e Aids e chiedere un intervento urgente
Scritto per noi da
l'equipaggio del Matatu
Cielo terso, sole a picco e 5000
persone radunate per chiedere ai G8 e al presidente del Kenya un impegno forte
contro la povertà e
l'Aids. Sullo sfondo i profili dei grattacieli, segno di una
prosperità che pochi kenyoti conoscono e poi la gente sulla spianata assolata,
dominata dalla statua del padre dell'indipendenza del paese, Nomo Kenyatta.
Una folla rossa. "I ricchi saranno sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri a
meno di una svolta radicale" - dichiara tra rabbia e speranza Ennoba di
ActionAid Kenya a una folla che indossa magliette rosse e l'applaude.
Dorcas, 25 anni, Magrette, 28 anni e Rogers, 21 anni sono in prima
fila con un cartellone: chiedono ai G8 la cancellazione del debito e la
riduzione del costo dei farmaci antiretrovirali: "
Siamo qui per consegnare
i nostri messaggi al bus diretto a Gleanangles e esigere speranza perché
si dica no alla povertà e no all'Aids", spiegano.
Un messaggio urgente. Il matatu è circondato da gruppi di
giovani, ragazze, persone sieropositive ed esponenti di sindacati: ognuno con
il proprio messaggio
per i grandi della terra. Tutti indossano una maglietta rossa che denuncia la
gravità e l'urgenza di rispondere all'epidemia globale di Aids:
"Ottomila persone muoiono ogni giorno di AIDS, fate funzionare i soldi".
Un chiaro obiettivo. A partire dall'Africa subsahariana, dunque, dove risiedono più del 70 per cento
dei malati
di Aids,
ActionAid International
lancia la campagna internazionale Hiv/Aids. Obiettivo è
mobilitare le comunità e i governi per assicurare l'accesso alle cure agli strati
più marginalizzati, donne e bambini.
Non solo Africa. Il grido e la spinta partono simbolicamente dall'Africa, ma anche
l'Asia è
presente a testimonianza della globalità del problema. Rajiv, 28 anni
giornalista sieropositivo viene dal Nepal: " In Asia l'epidemia sta
esplodendo, ma la risposta dei governi è troppo lenta, la loro parola
d'ordine è minimizzare. Eppure, la storia dell'epidemia in Africa ci
insegna
che è necessario affrontare da subito il problema senza tabù".
Le sue parole fanno eco alla dichiarazione di Asenat, direttore per l'Africa
di
ActionAid International: "Siamo di fronte a una malattia incurabile: sono però
silenzio, reticenza e inerzia i veri
assassini".
Intanto sulla spianata si susseguono le dichiarazioni d'impegno. Mentre il
ministro della sanità promette l'introduzione della gratuità per il
trattamento, il presidente Kibaki
dichiara che si tratta di una battaglia contro l'omertà e lo stigma.
L'Aids deve essere considerata quello che le sue conseguenze già l'hanno fatta
diventare: la malattia di tutti.
Bisogno di risposte. Il bus porta questo senso d'urgenza. Il
viaggio continua: Nairobi, Mombasa e poi, prossima tappa, Italia, primo paese dei G8.
L'Africa chiama e interroga l'Italia sul suo impegno per la lotta alla povertà
e all'epidemia: il 15 giugno, quando
arriverà, il nostro paese avrà una risposta chiara e coraggiosa?