12/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Il diario del bus che girerà i paesi del G8 per dire basta a povertà e Aids e chiedere un intervento urgente
Scritto per noi da
l'equipaggio del Matatu
 
Matatu, bus verso il G8
Cielo terso, sole a picco e 5000 persone radunate per chiedere ai G8 e al presidente del Kenya un impegno forte contro la povertà e l'Aids. Sullo sfondo i profili dei grattacieli, segno di una prosperità che pochi kenyoti conoscono e poi la gente sulla spianata assolata, dominata dalla statua del padre dell'indipendenza del paese, Nomo Kenyatta.

Una folla rossa. "I ricchi saranno sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri  a meno di una svolta radicale" - dichiara tra rabbia e speranza Ennoba di ActionAid Kenya a una folla che indossa magliette rosse e l'applaude. 
Dorcas, 25 anni, Magrette, 28 anni e Rogers, 21 anni sono in prima fila  con un cartellone: chiedono ai G8 la cancellazione del debito e la riduzione del costo dei farmaci antiretrovirali: " Siamo qui  per consegnare i nostri messaggi al bus diretto a Gleanangles e esigere speranza perché si dica no alla povertà e no all'Aids", spiegano.
 
Un messaggio urgente. Il matatu è circondato da gruppi di giovani, ragazze, persone sieropositive ed esponenti di sindacati: ognuno con il proprio messaggio per i grandi della terra. Tutti indossano una maglietta rossa che denuncia la gravità e l'urgenza di rispondere all'epidemia globale di Aids: "Ottomila persone muoiono ogni giorno di AIDS, fate funzionare i soldi".

Un chiaro obiettivo. A partire dall'Africa subsahariana, dunque, dove risiedono più del 70 per cento dei malati di Aids, ActionAid International lancia la campagna internazionale Hiv/Aids. Obiettivo è mobilitare le comunità e i governi per assicurare l'accesso alle cure agli strati più marginalizzati, donne e bambini.

Maglietta rossa contro l'Aids indossata da un africano che tiene in braccio un bimboNon solo Africa. Il grido e la spinta partono simbolicamente dall'Africa, ma anche l'Asia è presente a testimonianza della globalità del problema. Rajiv, 28 anni giornalista sieropositivo viene dal Nepal: " In Asia l'epidemia sta esplodendo, ma la risposta dei governi è troppo lenta, la loro parola d'ordine è minimizzare. Eppure, la storia dell'epidemia in Africa ci insegna che è necessario affrontare da subito il problema senza tabù". 
Le sue parole fanno eco alla dichiarazione di Asenat, direttore per l'Africa di ActionAid International: "Siamo di fronte a una malattia incurabile: sono però silenzio, reticenza e inerzia i veri assassini".
Intanto sulla spianata si susseguono le dichiarazioni d'impegno. Mentre il ministro della sanità promette l'introduzione della gratuità per il trattamento, il presidente Kibaki dichiara che si tratta di una battaglia contro l'omertà e lo stigma. L'Aids deve essere considerata quello che le sue conseguenze già l'hanno fatta diventare: la malattia di tutti.
 
Bisogno di risposte. Il bus porta questo senso d'urgenza. Il viaggio continua: Nairobi,  Mombasa e poi, prossima tappa, Italia, primo paese dei G8. L'Africa chiama e interroga l'Italia sul suo impegno per la lotta alla povertà e all'epidemia: il 15 giugno, quando arriverà, il nostro paese avrà una risposta chiara e coraggiosa?
 
Categoria: Diritti, Salute
Luogo: Kenya
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