11/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Il rapporto della Organizzazione mondiale del lavoro: 12 milioni di nuovi schiavi
Lo sfruttamento in base al sessoCostretti a lavorare in schiavitù perché poveri, perché obbligati con la violenza, o semplicemente perché il caso ha voluto che si nascesse in una società dove il 'lavoro forzato' è una prassi moralmente accettata: sono milioni gli uomini, le donne e i bambini preda dello sfruttamento per fini economici o sessuali. Una condanna che si perpetua quotidianamente per esseri umani la cui unica colpa è quella di essere deboli, vulnerabili, indifesi. Anche nei Paesi dove il lavoro dovrebbe essere considerato un diritto.
 
Un profitto da 32 miliardi di dollari. L'Organizzazione mondiale del lavoro stima che le vittime del lavoro forzato siano 12,3 milioni, con un'incidenza di 2 casi ogni mille abitanti. Il profitto generato dallo sfruttamento del lavoro di donne, uomini e bambini nella tratta di esseri umani ammonta a 32 miliardi di dollari l'anno, pari a una media di circa 13 mila dollari per ciascuna vittima. A livello globale, solo il 20% dei proventi del lavoro forzato vengono incamerati dai governi o dalle giunte militari che detengono il potere. Il resto (64%) è appannaggio di privati che sfruttano le situazioni di vulnerabilità in cui versano i singoli individui. Lo sfruttamento sessuale a fini commerciali rappresenta l'11% di tutti i casi, mentre il 5% è lavoro forzato "non chiaramente identificato". Il lavoro in condizioni di schiavitù è un fenomeno globale, che coinvolge una considerevole quantità di persone sia nei Paesi in via di sviluppo che in quelli industrializzati. La maggioranza dei 'nuovi schiavi' si trova nell'area asiatica, seguita dall'America Latina e dall'Africa sub-sahariana. Qui i dati riflettono la forte resistenza di forme tradizionali di subalternità, oltre a dare un quadro delle nuove emergenze legate a lavoro forzato connesso alla globalizzazione, migrazioni e traffico di esseri umani.
 
Forme di sfruttamentoI nuovi schiavi. Asia, America Latina e Africa sub-sahariana permangono le tre regioni con la maggiore incidenza del lavoro forzato in relazione alla popolazione, rispettivamente con 3, 2,5 e 1 caso di lavoro forzato per mille abitanti. A seguire, Medio Oriente e Nord Africa (0.75 persone per mille abitanti), Paesi con economie di transizione, come l'Europa dell'Est (0.5 persone) e i Paesi industrializzati (0.3 persone ogni mille). Quasi i due terzi del totale del lavoro forzato in Asia è imposto da soggetti privati per sfruttamento di ordine economico, in maggioranza nel campo dell'agricoltura, mentre il 20% è imposto dagli Stati, specialmente in nazioni governate da dittature o giunte militari, come per esempio il Myanmar (ex Birmania). Lo sfruttamento sessuale in questi Paesi assomma al 10% del totale. Schema analogo per quanto riguarda l'America Latina e i Paesi caraibici: il 75 % è in mano ai privati, il 16% allo Stato, il 10% riguarda lo sfruttamento sessuale. Nell'Africa sub-sahariana lo sfruttamento del lavoro per fini economici è l'80% del totale, quello in mano allo Stato l'11% e quello finalizzato allo sfruttamento sessuale è l'8%. In Medio Oriente e in Nord Africa lo Stato sfrutta i lavoratori in percentuale più bassa (3%), mentre è largamente dominante il settore privato (88%), seguito da cifre analoghe riguardo lo sfruttamento sessuale (10%). Nelle economie di transizione e in quelle dei Paesi industrializzati, le percentuali si invertono: la maggioranza del lavoro in schiavitù pertiene alla sfera dello sfruttamento sessuale (rispettivamente 46% e 55 %), mentre la quota di sfruttamento 'statale' è quasi nulla nelle economie di transizione e inferiore al 5% nei Paesi industrializzati. Tuttavia, anche nei Paesi industrializzati, dove l'attenzione è principalmente rivolta ai profitti derivanti dallo sfruttamento sessuale, quasi un quarto (23%) dei 'nuovi schiavi' sono impiegati per finalità a carattere non sessuale.
 
Sfruttamento per fini sessualiTraffico di esseri umani. La stima minima di vittime del traffico di esseri umani nel mondo è di 2.45 milioni. Circa il 20% del totale del lavoro forzato è utilizzato per tale fine. Qui le variazioni geografiche sono più evidenti. Per esempio, in Asia, America Latina e Africa sub-sahariana, la percentuale delle vittime rimane al di sotto del 20%, mentre in Medio Oriente e nel Nord Africa il traffico di esseri umani sale al 75% del totale. I casi analizzati sono stati registrati nei Paesi di destinazione (ovvero, dove le vittime vengono obbligate a lavorare), non in quelli di provenienza. Le stime, relativamente basse, dei Paesi africani o di quelli con economie di transizione non devono trarre in inganno: le vittime vengono ridotte in schiavitù in altri Paesi, molti dei quali cosiddetti 'industrializzati'. Il traffico di esseri umani riveste finalità di sfruttamento sessuale (43%), ma anche economico (32%). Il resto delle vittime viene sfruttata per altre finalità o per finalità 'indeterminate'.
 
Vittime femminili. Chi sono le persone che rimangono intrappolate nella rete dello sfruttamento? Nello sfruttamento del lavoro per fini economici donne e ragazze rappresentano il 56% delle vittime, mentre uomini e ragazzi il 44%. Per ciò che attiene allo sfruttamento sessuale, il 98% delle vittime sono di sesso femminile. Difficile analizzare l'età delle persone coinvolte, perché le fonti intervistate non vi hanno fatto riferimento. Le stime dell'Organizzazione internazionale del lavoro parlano di uno sfruttamento minorile compreso tra il 40 e il 50% del totale.

Luca Galassi

Pubblicità
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità