12/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



L'esercito Usa ritira 9mila giubbotti antiproiettile difettosi. Usati da mesi in Iraq
Il giubbotto InterceptorNelle battaglie casa per casa come quelle di Falluja, o nelle normali operazioni di pattugliamento a bordo degli Humvee, migliaia di militari statunitensi rischiano la vita ogni giorno in Iraq e in Afghanistan. Ma negli ultimi mesi alcuni sono andati più vicino alla morte di quanto immaginassero, e forse qualcuno di loro non è mai tornato a casa per raccontarlo. Dallo scorso autunno, infatti, più di 9mila marines potrebbero aver indossato un tipo di giubbotto antiproiettile che un test del governo aveva scoperto essere difettoso. Ma gli alti comandi hanno ordinato il ritiro di una parte di queste vesti protettive appena la scorsa settimana, dopo la pubblicazione su una rivista militare di un’inchiesta sulla vicenda.
 
Alcuni marines impegnati in IraqBocciato ai test. Il giubbotto in questione è l’Interceptor, prodotto dalla ditta Point Blank per il Pentagono. Dovrebbe essere in grado di neutralizzare proiettili da 9 millimetri. Ma un documento interno del corpo dei marines, pubblicato il 19 luglio 2004 dopo un test su alcuni modelli, lo bocciò senza appello: “ha dato risultati fallimentari” a causa di “penetrazioni multiple” e “ho scarsa fiducia nelle sue prestazioni”, sentenziò l’autore del rapporto James MacKiewicz, un esperto di balistica con 18 anni di esperienza al servizio del governo. Invece di prestare fede alle raccomandazioni del rapporto, il responsabile dei giubbotti antiproiettile per i marines – tenente colonnello Gabriel Patricio – firmò alcune deroghe per permettere la distribuzione ai militari delle protezioni incriminate. C’era bisogno urgente di giubbotti antiproiettile in Iraq e in Afghanistan, e secondo Patricio quei test iniziali non erano accurati. Il tenente colonnello decise quindi di sottoporli a un nuovo esame in un laboratorio indipendente. Questa volta i risultati furono positivi, e il corpo dei marines acquistò 19mila Interceptor.
 
Mesi di battaglia sotto il sole mediorientale rendono quasi impossibile distinguere i giubbotti difettosi da quelli buoniMigliaia di giubbotti ritirati. Di questi, circa 10mila non sono mai stati impiegati e giacciono in magazzino. Ma oltre 9mila vengono usati ogni giorno da altrettanti marines in Iraq e in Afghanistan, mentre – come scrive Christian Lowe, il reporter del Marine Corps Times che ha indagato sulla vicenda – vengono apertamente rifiutati dai contractor privati che lavorano in Iraq. Dopo la pubblicazione dell’articolo sugli Interceptor, il portavoce della ditta produttrice ha subito precisato che la Point Blank difende tuttora il modello di giubbotto, e che “non ha notizia di vittime o feriti a causa sua”. Ma il corpo dei marines ha deciso immediatamente il ritiro dal fronte di 5.277 dei 9mila Interceptor in dotazione ai militari, ufficialmente non per motivi di sicurezza ma “per non far nascere dubbi” tra le truppe. Degli altri 4mila non ha ancora deciso cosa fare.
 
Un problema in più. Per sapere quali sono i giubbotti potenzialmente difettosi, ai militari basterà controllare se il numero di serie sull’etichetta è tra quelli indicati da Washington. Il problema, per i marines ancora impegnati in Medio Oriente, è di riuscire a leggerlo, quel numero. Dopo mesi di servizio sotto il sole e in mezzo alla sabbia, con il sudore provocato dal caldo e dal pesante equipaggiamento, molte etichette saranno ben che scolorite. Diversi Interceptor che non intercettano proiettili come dovrebbero rischiano di rimanere in circolazione.

Alessandro Ursic

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