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Dopo il tentato golpe di giovedì 30 settembre, l'Ecuador ha già ripreso la sua normale vita di sempre. Già il giorno dopo, a Quito, sembrava che niente fosse successo. Traffico regolare, negozi aperti, nemmeno l'ombra disagio. Eppure nessuno dimentica. In quel caos, fra pioggia di pallottole e fumogeni, sono morte almeno otto persone e trecento sono rimaste ferite, mentre il presidente Rafael Correa è rimasto 11 ore sotto sequestro nell'ospedale quiteno della polizia, e sulla difensiva verso chiunque, da destra, stia tentando di insinuare che si sia trattato di un autogolpe per poi approfittarne avviando manovre reazionarie sulla strada della dittatura. "Non accetto la tesi che inizia a circolare da destra, che si sia trattato di una montatura del governo e non ci sia mai stato un golpe - ha commentato l'economista Alfredo Acosta, ex presidente della Costituente e ora molto critico verso Correa - Ma credo che il governo si stia comunque approfittando della situazione. E questo non sarebbe di per sé un male, se solo ne approfittasse per correggere il tiro e ritornare alle origini del processo rivoluzionario (la rivoluzione cittadina ndr.), continuando, invece, su questa strada reazionaria".
E che Correa sia un governo sempre più chiuso alle rivendicazioni della sinistra più intransigente legata ai temi dell'ambiente e alla questione indigena è innegabile. Da subito ha dimostrato di non voler rinunciare a sfruttare il crudo in nome della difesa della foresta e dei suoi abitanti, attirandosi le ire di organizzazioni indigene del calibro della Conaie, che fin dall'inizio lo hanno sostenuto e che adesso sono diventati i suoi più acerrimi critici.
Intanto, per correre ai ripari post-golpe e sedare il malcontento sul quale ha fatto leva il deus ex machina della sollevazione (i sospetti sono sempre più concentrati sul leader dell'opposizione ed ex presidente Gutierrez) il governo ha messo una toppa alla Ley de Servicio Publico, che prevedeva una revisione dei compensi straordinari e degli incentivi degli agenti, varando un decreto che estende bonus e premi fino a dicembre 2010. In più, assicura un aumento salariale per tutte le forze di sicurezza. Dal 2011, invece, verrà modificato il meccanismo di distribuzione di questi premi, nel nome della trasparenza. Ogni malcontento è dunque rimandato.
Nel dare l'annuncio, il ministro della Difesa, Javier Ponce, ha comunque voluto precisare che la disposizione non è stata adottata in seguito alla rivolta del 30 settembre, bensì era già stata disposta in agosto e avallata da un accordo scritto dal Ministero del lavoro.
Intanto, dall'estero, si è concretizzata in un provvedimento permanente all'interno dell'Unasur la levata di scudi in difesa della democrazia ecuadoriana registrata già nelle prime ore dall'inizio della giornata. Le Nazioni unite sudamericane hanno infatti deciso di dotarsi di una sorta di decalogo anti-golpe, stabilendo per iscritto cosa fare in caso di golpe in uno dei suoi paesi membri. Si tratta della Cláusula Democrática, che mira a "isolare immediatamente" i gopisti attraverso la chiusura delle frontiere, la sospensione dell'import export, il blocco del traffico aereo, e il taglio dell'approvvigionamento di energia elettrica del paese colpito. Un misura votata all'unanimità, che dimostra la funzionalità e la centralità dell'organismo sovranazionale sudamericano.