12/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Ecuador, la storia degli indigeni Achuar e del resort eco compatibile in mezzo alla selva
 
Un indigeno AchuarLa vita nelle comunità indigene dell’Ecuador prosegue in maniera normale nonostante i problemi politici che da diverse settimane attanagliano la nazione. In questo contesto, nella zona più remota e impervia del Paese, nasce e si sviluppa un progetto che vuole aprire le porte della selva amazzonica a un turismo ecologico e responsabile. Con una guida molto particolare.
 
In mezzo alla Selva. Molto vicino alla frontiera con il Perù, in una regione dell’Ecuador dove la selva amazzonica la fa da padrona, dove la ricchezza dei corsi d’acqua garantisce una bio diversità eccezionale, i turisti, se "consapevoli" sono i benvenuti. A guidarli un gruppo di indigeni Achuar. In particolare, come racconta nel suo reportage  Michael Voss della testata Bbc, c’è una persona che ha il compito di svelare questi luoghi meravigliosi. Si tratta di Ruben, un indigeno che tutti i giorni si mette a capo di un gruppo di turisti e con loro cerca di condividere le sue conoscenze e le sue esperienze, facendo scoprire ai turisti, provenienti da ogni parte del mondo, i segreti e le meraviglie della selva.
 
Kapawi Ecolodge. Il resort, se così lo possiamo definire, si trova a poco meno di un’ora di volo dalla capitale dell’Ecuador, Quito. Qui, il popolo Achuar vive da secoli in simbiosi con la natura e con le proprie tradizioni. “La selva per noi è come un grande supermercato” racconta Ruben alla Bbc, “possiamo cacciare e pescare. La selva provvede a fornirci da mangiare e dalle piante Un Achuar al lavoropresenti ricaviamo i medicinali”.
Interamente costruito con materiali eco compatibili e rifornito dall’energia prodotta dai pannelli solari, questo resort si integra perfettamente nel difficile ambiente della selva. Oltre la metà delle persone che vi lavorano, dai cuochi alle guide, fino ad arrivare al personale che si occupa delle pulizie, fa parte della popolazione Achuar. Molti di loro devono mettersi in cammino per giorni prima di raggiungere il resort. Lavorano per un mese e dopo tornano a casa per una settimana. L’integrazione con il cosiddetto “mondo civile” è stata particolarmente difficile per questo popolo che ha dovuto adattarsi a fare cose alle quali non era abituato, come ad esempio fare le pulizie: “Gli uomini Achuar” spiega Miguel impiegato nel resort “non erano abituati a cucinare, a fare le pulizie e a servire a tavola. Qui hanno dovuto imparare a fare tutte queste cose. E’ stata la cosa più difficile del processo di transizione dalla vita nei villaggi a quella del resort”.
Sono diverse le attrattive alle quali le guide Achuar possono far partecipare l’ecoturista; si possono fare lunghe e suggestive escursioni nella foresta, si possono visitare le comunità indigene e scoprire il mondo animale tramite il birdwatching.
 
I problemi esistono anche qui. Praticamente inconsapevoli degli avvenimenti che in questo periodo hanno scosso la nazione, gli Achuar hanno una grande preoccupazione per quello che può essere il futuro, soprattutto alla luce delle notizie che vedono l’interessamento, in quella regione, delle multinazionali petrolifere. Pare infatti che proprio sotto il territorio degli Achuar ci sia anche un bel giacimento di Nei villaggi in mezzo alla selva amazzonicapetrolio. “Le compagnie petrolifere potrebbero arrivare fino a qui, costruire strade e altre infrastrutture, distruggendo parte della selva e, cosa non da poco, ci porterebbero malattie contro le quali noi Achuar non abbiamo sviluppato anticorpi.
 
Tradizioni e modernità. Per capire fino in fondo il perchè della decisione di entrare a fare parte del “grande mondo del turismo”, il resort è nato nel 1996, basta fare un giro nei villaggi indigeni. Cose nuove e cose vecchie si confrontano ogni momento come la cerbottana e i jeans dei cacciatori. La popolazione Achuar vive esattamente come secoli fa; gli uomini si occupano di andare a procurare il cibo nella foresta e le donne rimangono nelle capanne a cucinare e ad accudire i figli. I pochi fortunati che sono riusciti ad andare a lavorare fuori dal villaggio, con i soldi guadagnati con il turismo, hanno potuto comprare medicinali per tutti. Mentre i missionari hanno costruito qui una scuola.  Per gli Achuar l’educazione è una delle chiavi fondamentali che gli permetteranno di controllare il loro destino. “Io parlo Achuar, spagnolo e un pochino di inglese” dice Ruben che ormai da anni si occupa del resort  “ Però devo dire che mi piacerebbe molto poter insegnare le cose che conosco alle nuove leve del villaggio. Non devono mai dimenticare la nostra lingua, la nostra cultura e le nostre abitudini. Senza queste non saremmo più degli Achuar”.
 

Alessandro Grandi

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