04/10/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Economia ma anche politica nel viaggio europeo del premier cinese

Se l'America mi attacca, cerco alleati in Europa. Il viaggio nel Vecchio Continente del premier cinese Wen Jiabao nasce nel cono d'ombra creato dal recente disegno di legge Usa che consentirà misure protezionistiche contro le merci made in China. E quindi il Dragone cerca una sponda dalle nostre parti, puntando sia ai singoli Paesi sia alle istituzioni comunitarie, in un itinerario che mette in fila Grecia, Unione Europea (a Bruxelles), Germania, Italia e Turchia.

Non si sa quanto casualmente, il tour di Wen comincia proprio dall'anello più debole del consesso europeo. Atene ha l'acqua alla gola: investita dalla crisi finanziaria, con previsioni a medio termine che vedono consumi stagnanti e investimenti interni depressi, spera nell'export e soprattutto negli investimenti dall'estero.
Gli aiuti europei e del Fondo Monetario Internazionale assommano a 110 miliardi di euro ma saranno dilazionati in tre anni. Non solo: il finanziatori occidentali impongono misure di austerity che hanno già surriscaldato il conflitto sociale.
Ed ecco che spunta la Cina.

Arrivato ad Atene, un Wen a tutto campo - ha trovato anche il tempo di rilasciare un'intervista sui progressi della democrazia in Cina a un network americano - ha espresso fiducia sulla capacità dei greci di riprendersi e ha garantito il sostegno cinese.
Da un lato, la Cina acquisterà i bond a lungo termine che la Grecia emetterà nel 2011, dall'altro finanzierà il locale settore navale con un investimento di oltre cinque miliardi di dollari, finalizzato all'acquisto di navi cinesi da parte degli armatori greci.

In piccolo, si tratta dello stesso schema con cui la Cina tiene incatenati a sé gli Stati Uniti: fornisce la merce e poi rifinanzia il debito di chi gliela compra con investimenti diretti o acquistando i buoni del tesoro locali.
Così aumenta l'integrazione tra le economie, o forse sarebbe meglio dire la dipendenza. Nel caso del rapporto con la Grecia, bastano le cifre: nel 2009, il valore delle esportazioni cinesi nel Paese ellenico era di oltre tre miliardi di euro mentre quello dell'export di Atene nella Repubblica Popolare assommava a soli 93 milioni.

Dato che il Wto impone ad Atene di vendere asset pubblici, la Cina gioca i suoi assi nella manica. Con Wen, viaggia Wei Jiafu, presidente della China Ocean Shipping Company (Cosco), il gigante delle spedizioni via mare che già dispone di circa cento scali in giro per il mondo.
Dal 2008 e per trentacinque anni gestisce anche due enormi bacini per container nel porto del Pireo, grazie a un accordo da tre miliardi e mezzo di euro.
Ora il valore potrebbe triplicarsi in base a una lista della spesa che comprende magazzini a Thriasio, installazioni portuali a Tessalonica (Salonicco), un cantiere per le riparazioni navali a Perama (Pireo) e il nuovo aeroporto di Kastelli, a Creta.

Questo schema si sta ripetendo in tutta Europa. Quest'anno la Cina ha per esempio già comprato titoli sul debito spagnolo per quattrocento milioni di euro e durante la tappa greca Wen ha annunciato che continuerà ad acquistare bond europei.
La politica ne consegue. "Come usiamo dire sia in Grecia sia in Cina - ha ben sintetizzato il Primo ministro greco Papandreou - è nei tempi duri che si vede chi sono i veri amici".
Un segno tangibile di tale amicizia europea potrebbe arrivare già nei prossimi giorni sul tema scottante della politica economica. La Cina, oltre a fare affari, chiede alla Ue un riconoscimento esplicito della propria natura di "economia di mercato", il che renderebbe più difficile colpirla con misure anti-dumping come quelle varate dalla camera Usa.
Non solo: chiede anche un appoggio per avere più peso nelle sedi che contano - leggi Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale - e una revisione del sistema di rating basato su agenzie molto poco indipendenti.

Anche i leader europei criticano la Cina per il basso valore del renminbi. Sono pungolati dai businessmen del vecchio Continente che soffrono la concorrenza delle merci cinesi. Ma gli stessi uomini d'affari, come gli armatori greci, bramano d'altra parte i soldi freschi del Dragone. Una contraddizione che fa il gioco di Pechino.
Tra le prossime tappe di Wen c'è anche l'Italia.

Gabriele Battaglia

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