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A più di due mesi dall’uccisione del leader indipendentista ceceno
Aslan Mashkhadov è forse possibile tracciare un quadro della nuova
leadership della guerriglia che continua a combattere le forze armate
russe e i collaborazionisti ceceni.
Il predicatore. Il nuovo presidente della Repubblica Cecena di Ickeria
(denominazione indipendentista della Cecenia) Abdul-Halim Sadulayev, 36
anni, appartiene al clan degli Ustradoi, discendenti dei fondatori di
Argun, la sua città natale. Appassionato di studi coranici e
sostenitore di una visione radicale dell’Islam (estranea alla
tradizione sufi cecena), Sadulayev ha combattuto nella prima guerra
russo-cecena del 1994-’96 per poi dedicarsi esclusivamente alla
predicazione dell’Islam. Durante il breve periodo d’indipendenza
precedente l’inizio della seconda guerra nel 1999, Sadulayev ha tenuto
sermoni televisivi e lezioni di religione in tutte le moschee della
repubblica. Divenuto mullah della moschea di Argun, si è dedicato al
recupero dei giovani alcolizzati e tossicodipendenti, preferendo la
vita del predicatore a quella del politico e rifiutando infatti vari
incarichi governativi che gli furono proposti dall’allora presidente
Mashkhadov. Quando i russi hanno invaso la Cecenia, Sadulayev si è
messo a capo della resistenza ad Argun. La moglie di Sadulayev è stata
rapita, torturata, violentata e uccisa dai soldati russi. Nel 2002
Mashkhadov lo ha nominato interprete ufficiale della sharìa, la legge
cranica, all’interno del governo indipendentista clandestino. E nel
2004 lo ha designato come suo successore in caso di morte. Una scelta
dettata, secondo Umar Khanbiev (ex ministro della Sanità del governo
Mashkhadov) dall’affinità ideologica che c’era tra i due. Quindi,
contrariamente a quanti molti hanno sostenuto, la sua nomina alla
presidenza non è stata una manovra orchestrata dall’estremista Basayev
per prendere indirettamente il controllo del movimento indipendentista
ceceno. Ma, al contrario, una mossa preparata da Mashkhadov per
assicurare continuità e contenere la nefasta influenza di Basayev.
Nonostante il suo radicalismo religioso, Sadulayev si è infatti subito
mostrato un ‘moderato’ sul piano politico. Nei suoi primi messaggi ha
affermato che “non ci saranno variazioni di linea politica rispetto al
passato” specificando di riconoscere “le convenzioni e le leggi
internazionali”, di rifiutare il terrorismo e “qualsiasi forma di
violenza contro civili innocenti” e di “rispettare i valori democratici
che ispirano molti Paesi del mondo”.
L’ingegnere. Posizioni, queste di Sadulayev, antitetiche a quelle di
Basayev, che ciononostante ha formalmente riconosciuto la sua nomina.
Come ha fatto anche l’altro principale signore della guerra ceceno, il
barbuto Doku Umarov, che condivide pienamente la visione integralista e
fondamentalista di Basayev. Umarov, ex ingegnere petrolifero, è il
comandante della guerriglia cecena nei distretti sud-occidentali di
Achkhoi-Martan, Urus-Martan e Shatoi. Secondo i servizi segreti russi è
in stretto contatto con la rete terroristica internazionale di al-Qaeda
e con i Paesi arabi. Recentemente le milizie collaborazioniste
filorusse di Adam Delimkhanov, parente di Ramzan Kadyrov, hanno rapito
il suo anziano padre, suo fratello, sua moglie e il suo bambino di sei
mesi. Intervistato nei giorni scorsi a questo proposito da un
giornalista di Radio Liberty, Umarov ha parlato anche di Sadulayev,
affermando che il nuovo presidente gode di “un’autorità incondizionata”
tra i combattenti “come brillante esperto delle norme della sharìa” e
come “uomo dalla cristallina onestà e giustizia”. Come dire: gran
rispetto come uomo di fede, ma non come comandate militare. Anche se
poi Umarov afferma che tutti i comandanti della Madzhlisul Shura, il
Consiglio militare della resistenza cecena, hanno già giurato fedeltà
al successore di Mashkhadov. Consiglio che secondo Umarov ha deciso
un’importante svolta strategica. “Mashkhadov aveva stabilito che le
azioni militari dovevano limitarsi al territorio ceceno. Ma ora
l’incremento delle azioni russe contro i civili ceceni ci costringe a
portare la guerra anche sul territorio russo. Per questo la Shura sta
pianificando azioni su vasta scala fuori dai confini della Cecenia”.
Chissà se Sadulayev è d’accordo?
Enrico Piovesana