
Erik Saar ha servito per sei mesi come sergente dell’esercito alla base militare
statunitense di Guantanamo. Grazie alla sua buona conoscenza dell’arabo, ha partecipato
come traduttore a molti interrogatori dei presunti terroristi catturati dagli
Usa dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Ha visto detenuti umiliati e torturati,
fisicamente e psicologicamente, e dalla sua esperienza è nato un libro appena
uscito negli Usa:
Inside the Wire (“Al di là del filo spinato”), in cui conclude che Camp Delta è non necessario,
inefficace e anzi dannoso per gli Stati Uniti. Ecco alcuni estratti da un’intervista
che ha concesso alla radio americana Democracy Now.
Perché sei andato a Guantanamo?
Perché credevo nella missione. Sono andato lì entusiasticamente per servire la
mia patria sperando di usare il mio arabo per contribuire alla guerra contro il
terrorismo. Credevo che mi sarei seduto faccia a faccia con i responsabili dei
fatti dell'11 settembre o con quelli che stavano preparando futuri attacchi contro
gli Stati Uniti.
Ed è questo che è accaduto quando sei arrivato lì?
Mi sono gradualmente reso conto che le mie aspettative si scontravano fortemente
con la realtà. C'erano una quantità di cose che mi turbavano, che alla fine mi
hanno condotto alla conclusione che la Baia di Guantanamo, per me, rappresenta
un errore e una strategia fallita in questa guerra.
Nel tuo libro descrivi l’interrogatorio di un'esaminatrice. Cosa è accaduto quel
giorno?
Si usava una tecnica nella quale il sesso era utilizzato come un'arma per creare
un cuneo tra il detenuto e la sua fede. La logica era che se egli fosse stato
attratto sessualmente dall’esaminatrice, si sarebbe sentito impuro, e quindi sarebbe
stato incapace di tornare nella sua cella a pregare. Per esempio, l'interrogatrice
con la quale lavoravo quel giorno cercava di attirare sessualmente un detenuto
che si rifiutava di collaborare ed era incatenato a una sedia. La donna si tolse
la giacca e cominciò a toccarsi sotto la T-shirt attillata, gli strofinava il
seno sulla schiena. Continuava a dire: 'lo so che ti sto eccitando; cosa credi
che Allah pensi sapendo che sei attratto da un'infedele americana?'. Ma lui non
parlava. Dopo una pausa siamo ritornati nella stanza, e l’interrogatrice si era
sporcata le mani di rosso con un pennarello. Si mise a girargli intorno mettendosi
le mani nei pantaloni, sporcando di inchiostro rosso la faccia di lui e dicendogli
che era sangue mestruale.
Cosa fece lui mentre lei gli sporcava il viso con l'inchiostro?
Si lanciò dalla sedia e riuscì a venire fuori da uno dei ceppi che aveva alle
caviglie. Tutto ciò accadeva a qualcuno che, ad essere onesto, spero non veda
mai la luce del giorno. Ma spero che sia giudicato secondo giustizia. Ciò che
mi ha turbato era che, prima di tutto, questo era inefficace; in secondo luogo,
anche se fosse stato efficace, era ovvio che stavamo facendo qualcosa che non
era in linea con i valori che difendiamo come Paese.
Si usavano cani?
A volte si usavano cani, sì.
Cosa dici delle centinaia di prigionieri a Guantanamo? Quanti di loro diresti
che sono ciò che il governo statunitense chiama terroristi?
Mi era stato detto che erano tutti combattenti nemici; presumibilmente questo
significava che erano stati catturati sul campo di battaglia con delle armi; che
avevano impugnato le armi contro gli americani. Ma ho scoperto che non era così
per tutti, c'erano alcuni uomini che veramente non avevano idea di come fossero
arrivati lì, o che sapevamo esserci stati consegnati da governi stranieri o dall'Alleanza
del Nord.
Nel libro parli di cosa accadeva quando dei politici di alto livello o degli
ufficiali visitavano Guantanamo.
Quando ci doveva essere una visita da parte di un Vip (un generale, un dirigente
dell’intelligence, una delegazione del congresso), agli esaminatori veniva ordinato
di trovare un detenuto che si era mostrato collaborativo e metterlo in una stanza
per gli interrogatori nel momento in cui il VIP sarebbe stato in visita. In sostanza,
dovevano inscenare di nuovo l'interrogatorio per i Vip in visita. Questo, per
un professionista dell'intelligence, era un insulto. Perché se sei nell’intelligence
la tua intera esistenza è devoluta a fornire informazioni esatte a chi costruisce
le politiche di difesa nazionale.
Il Generale Maggiore in comando a Guantanamo, Geoffrey Miller, è stato accusato
di aver nascosto prigionieri alla Croce Rossa Internazionale. Ne sai qualcosa?
So che quando a un detenuto radevamo la testa e occasionalmente le sopracciglia,
lo spostavamo in cella d'isolamento cosicché la Croce Rossa non avrebbe potuto
vederlo.
Hai mai parlato alla Croce Rossa e sollevato alcune obiezioni?
No. Ci avevano ordinato fermamente di non parlare mai con la Croce Rossa, anche
se avessero tentato di contattarci. Avremmo potuto... avremmo dovuto; ma gli ordini
di stargli alla larga erano molto chiari.
Le parole "Convenzione di Ginevra" furono mai usate a Guantanamo?
Una volta i nostri comandanti ci spiegarono che la Convenzione di Ginevra non
si applica a Guantanamo e ci diedero delle motivazioni sul come erano giunti a
questa conclusione; avremmo dovuto capire che quei prigionieri erano combattenti
nemici e che dovevano essere trattati da detenuti.
Hai mai litigato con altri soldati riguardo le tue sensazioni?
No, le mie conclusioni sono parte di un processo personale. Voglio dire, c'erano
cose che ho visto che mi hanno frustrato per tutto il tempo, ma non è che, durante
la mia terza settimana a Guantanamo, ho pensato: "questo è un posto terribile
e non dovrei mai fare certe cose", perché c'era anche un conflitto interiore in
me che mi faceva dire: "guarda, forse tutto ciò è necessario nella guerra al terrorismo.
Forse queste sono le cose che dobbiamo fare per proteggerci". Solo alla fine sono
giunto alla conclusione che non era necessario, che le tecniche sono inefficaci,
e non si accordano con chi siamo.
Credi che gli abusi abbiano creato terroristi?
Ciò che ho visto a Guantanamo è controproducente nella guerra al terrorismo.
Perché se ce ne andiamo per il mondo arabo e musulmano dicendo che promuoveremo
i valori della democrazia e della giustizia e della dignità umana ma allo stesso
tempo neghiamo questi stessi valori nella Baia di Guantanamo, penso che alla lunga
questo possa produrre più terroristi.