04/10/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



In Francia uno straniero irregolare non avrà più gli stessi diritti di un detenuto comune, il nuovo regime di ‘eccezionalità’ per gli stranieri riserva alcune sorprese

Il progetto di legge sull’immigrazione in Francia fa passi avanti, e il diritto fa passi indietro.
Già nell’aprile scorso il ministro Eric Besson avanzava la sua proposta di legge e attirandosi le proteste dei sans papiers.

Ora il governo torna alla carica: il punto cruciale stavolta consiste nell’inversione dell’ordine di intervento tra giudice amministrativo e giudice per la libertà (Jld).
Da parte conservatrice i giudici che presiedono le corti di libertà sono considerati dei guastafeste, come ‘quelli che impediscono i rimpatri’.
E così ci saranno due pesi e due misure, visto che, a differenza di un detenuto comune, uno straniero irregolare potrà essere privato della libertà per un periodo che può arrivare fino a cinque giorni, senza vedere un giudice.

Nucleo del progetto di legge è il restringimento dei poteri di intervento del Jld nei provvedimenti amministrativi, al fine di facilitare le espulsioni. Attualmente uno straniero in situazione irregolare, e in procinto di essere espulso, viene messo in stato di detenzione amministrativa. Ma prima di essere allontanato deve passare davanti a due corti: una giudiziaria e una amministrativa, appunto.

È il Jld a intervenire per primo e a esaminare la legalità della custodia cautelare e dell’ordinanza restrittiva di detenzione amministrativa, il giudice amministrativo, invece, esamina la fondatezza della misura di allontanamento.
Il problema, dal punto di vista dell’attuale governo, è che oggi circa un terzo delle espulsioni sono annullate per invalidità delle procedure, dopo l’intervento del giudice per la libertà. 

“Se questo vi sciocca” dice il ministro francese per l’Immigrazione, Eric Besson, “e cioè che gli stranieri diventino dei 'buoni piccoli francesi', io trovo che sia una eccellente buona nuova. Essere dei 'buoni francesi' non vuol dire rinnegare la propria storia, le proprie origini o la propria cultura francese. Se il mio ministero potesse essere una macchina per fabbricare dei buoni francesi, io sarei molto fortunato”.

E mentre il ministro sogna la sua macchina fabbrica buoni francesi, il governo progetta una macchina per concedere più tempo al giudice amministrativo per allontanare gli stranieri, prima che intervenga il giudice per la libertà, a 'sabotare' il provvedimento di espulsione.
Il governo si appella a una decisione del Consiglio costituzionale del 1980 che stabiliva l’obbligatorietà per il giudice di intervenire in un arco di tempo ‘il più corto possibile’: al tempo era stato giudicato costituzionale un intervento che arrivasse fino a un massimo di sette giorni dopo il provvedimento restrittivo.

In questo modo il ministro Besson si prepara, qualora il parlamento ratificasse il progetto di legge, ad affrontare il Consiglio costituzionale. Per farlo si appella anche a un rapporto del 2008 in cui l’anziano presidente del Consiglio costituzionale, Pierre Mazeaud, sostiene la necessità di lasciare più tempo al giudice per studiare il dossier ed evitargli di pronunciarsi prima del giudice amministrativo.

“Cosa c’è di imbarazzante nel fatto che il ministero dell’Immigrazione e dell’Identità nazionale, in accordo con la nazionalità francese, sia una fabbrica in cui si producono buoni francesi? Va benissimo!”, continua il ministro Besson.

È evidente che questa produzione nuova di zecca passa per l’eliminazione di tutta una serie di granelli di sabbia che inceppavano gli ingranaggi del ministero, come la possibilità di annullare le procedure amministrative a causa, per esempio, della mancanza dell’interprete. Prerogative, queste, del giudice per la libertà, che vanno fortemente limitate.

Alessandro Micci