30/09/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



La Corte Interamericana per i diritti umani obbliga lo Stato a restituire le terre agli indios

La corte interamericana dei diritti umani (Cidh), istituzione legata all'Organizzazione degli Stati americani (Osa), ha deciso di condannare lo Stato del Paraguay per aver violato i diritti delle popolazioni indigene che vivono nel Chaco, zona nord del Paese. La condanna emessa la scorsa settimana, è solo l'ultima delle tre che negli ultimi cinque anni hanno colpito Asuncion.

L'ultima sentenza della corte fa riferimento a un caso specifico, quello della comunità indigena Sanapanà Xakmok Kàsek. Secondo il Cidh, infatti, lo Stato avrebbe violato il diritto alla vita, alla proprietà collettiva, alla protezione giudiziaria e alla persona giuridica. Non solo: sarebbero stati violati anche i diritti dei bambini. Inoltre, la sentenza stabilisce in modo netto che tutti i membri della comunità sarebbero stati discriminati.
Una delle maggiori violazioni fa riferimento alla proprietà della terra. Almeno 10 mila ettari di territorio indigeno, infatti, sarebbero stati intestati a altri proprietari. E per questo la Corte ha ordinato all'amministrazione paraguayana di fare in modo che le terre tornino alla comunità entro e non oltre il 2013. e nel caso la sentenza non venga presa in considerazione, lo stato dovrà sborsare alla comunità 10 mila dollari Usa per ogni mese di ritardo.
La sentenza parla chiaro: lo Stato del Paraguay deve in ogni modo difendere i diritti delle comunità indigene e restituire loro le terre. Solo così si eviterà la deforestazione e la distruzione dell'ambiente in cui vive la comunità.

In ogni caso la sentenza del Cidh coglie l'occasione anche per suggerire misure da adottare per il bene della comunità. E allora si nota come venga richiesta l'immediata fornitura di acqua, un'assistenza sanitaria completa per tutti e la possibilità di inviare alimenti in zona. Ma la Corte aggiunge dell'altro, soprattutto in tema sanitario. E' fatto obbligo al ministero della Salute di realizzare una campagna di vaccinazioni e dare assistenza medica alle donne che stanno portando avanti una gravidanza così come ai neonati. Asuncion avrà sei mesi di tempo per la costruzione di un pronto soccorso permanente.
E non è finita qui. Asuncion dovrà anche aprire i cordoni della borsa e tirare fuori 995 mila dollari. Settecentomila andranno a finanziare progetti di sviluppo della comunità. Altri 270 mila dollari saranno dedicati interamente al risarcimento per le violazioni dei diritti e gli ultimi 25 mila dollari per il pagamento delle spese generali e saranno i capi delle comunità a destinarli dove meglio credono.

Come detto non è la prima volta che Asuncion viene condannata dalla Corte Interamericana dei diritti umani. Nel 2005 un'altra comunità, Yakye Axa, denunciò lo Stato per la violazione dei loro diritti. Nel 2006 fu la volta degli indigeni Sawhoyamaxa. In tutti i casi la Corte ritenne di dare ragione alle comunità indigene obbligando lo Stato alla restituzione delle terre. Molto spesso le terre del Paraguay sono intestate a prestanome o proprietari stranieri. "Da sempre i documenti relativi alla proprietà delle terre fanno una brutta fine. In taluni casi non esistono proprio. Altre volte capita che una terra incolta venga occupata e poi comprata in modo fittizio corrompendo autorità solo per poterne certificare la proprietà per mezzo di un atto scritto. La questione della proprietà delle terre va molto indietro nel tempo e speravamo che la riforma agraria del presidente Fernando Lugo potesse anche solo in parte risolvere questo che per il nostro Paese, da sempre in mano ai latifondisti, è un problema enorme. Anche di civiltà" racconta Augusto Barreto, documentarista da sempre vicino alle posizione dei contadini paraguayani.

Alessandro Grandi

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