I lavoratori della Parmalat in Nicaragua hanno vinto: riconosciuti i diritti sindacali
"Alcuni
compagni non volevano crederci, altri ringraziavano Dio". I lavoratori
della Parmalat sono al settimo cielo: il ministero del Lavoro ha
riconosciuto ufficialmente la rappresentanza sindacale, da mesi
perseguitata e screditata dai dirigenti
aziendali.
Un successo, frutto della lotta e della solidarietà di
molti.
Dopo aver dovuto sopportare l’oppressione della dirigenza della
multinazionale italiana e il licenziamento in massa di almeno 150
dipendenti, i lavoratori e le lavoratrici possono finalmente tirare un
sospiro di sollievo: il loro sindacato ha finalmente personalità
giuridica e non potrà essere
toccato.
"Ora non potranno più dire che non sanno nulla della presenza di
una rappresentanza sindacale all’interno dell’impresa", ha commentato
Marcial Cabrera, dirigente del settore alimentare della Centrale
Sindacale "CST - José Benito Escobar" e rappresentante della Uniòn
Internacional de Trabajadores de la Alimentaciòn y la Agricultura
(UITA) per l'America Centrale. "E non ci fermiamo qui. Otterremo tutto
quello che è giusto, a cominciare dalla riassunzione dei due compagni,
Luis Manuel Mejia e Carlos Sanarrusia, rispettivamente segretario
generale e segretario organizzativo della neo struttura, buttati fuori
perché hanno osato riunirsi”, racconta Cabrera. “Abbiamo intrapreso
un’azione legale chiedendone la reintegrazione immediata – continua – e
nel frattempo, per legalizzare la rappresentanza sindacale, abbiamo
dovuto sostituirli nella Commissione Direttiva, su richiesta del
Ministero del Lavoro, perché di fatto licenziati”. Poi spiega i
passaggi della storica conquista: “Lunedì mattina, molto presto,
abbiamo presentato tutta la documentazione al Ministero del Lavoro e 24
ore dopo avevamo già in mano la risoluzione del Ministero. Nella
sede della Federazione dell’Alimentazione si sono immediatamente fatte
le fotocopie del documento, subito distribuito ai lavoratori che
uscivano dal secondo turno in fabbrica. La maggior parte stentava a
crederci".
Per Marcial Cabrera le prossime azioni saranno riunire la Direttiva ed elaborare
una serie di proposte che dovranno portare alla firma di un contratto collettivo.
Per questo la prossima settimana chiederanno un incontro con la responsabile delle
Risorse Umane e con Vincenzo Borgogna, dirigente della Parmalat-Nicaragua per
consegnare loro la documentazione e dimostrare che l’intenzione non è creare rotture
all'interno dell'impresa. “Chiediamo stabilità lavorativa – aggiunge Cabrera –
siamo preoccupati per i licenziamenti susseguitisi fino a ora e riteniamo urgente
un aumento salariale, tutto qui”. Intanto il Ministero del Lavoro ha già riunito
sindacalisti e dirigenti, in una riunione svoltasi però in un clima teso e freddo.
“L’incontro è terminato senza particolari decisioni – precisa - ma abbiamo almeno
avuto un primo momento di confronto in cui l'impresa ha dovuto prendere atto della
nostra esistenza e dei nostri diritti sanciti dalla Costituzione e dal Codice
del Lavoro".

“E’ un primo passo. Abbiamo molte cose da fare. Coordinare azioni tra la rappresentanza
sindacale e la Federazione – ha continuato Cabrera – assicurarsi che le cause
giudiziali continuino il loro corso e racimolare tutte le prove sulle ingiustizie
dei licenziamenti. Inoltre andremo a Roma con uno dei lavoratori licenziati per
incontrarci con la Federazione dell’Alimentazione italiana, con l’Associazione
Italia-Nicaragua e con tutte le organizzazioni che ci stanno appoggiando. Denunceremo
i metodi autoritari di questa impresa. Costringeremo l’azienda a riassumere i
lavoratori licenziati senza giusta causa”.
Marcial Cabrera continua raccontando anche il rovescio della medaglia: " Nonostante
abbiano dovuto ingoiare la nascita della rappresentanza sindacale, non riescono
a digerirla. Lunedì scorso, 25 ottobre 2004, Vincenzo Borgogna si é riunito inaspettatamente
con circa 150 lavoratori. Ha raccontato che la Parmalat Nicaragua ha problemi
con i produttori di latte e che in più ha già dovuto spendere cinquemila dollari
per colpa della denuncia fatta dal sindacato sulla questione dei licenziamenti
‘ingiusti’. Per questo non potrà alzare i salari. Sta facendo il solito gioco:
dividere i lavoratori”.
Il sindacalista racconta anche che durante l'incontro Vincenzo Borgogna "ha minacciato
e intimidito i lavoratori, dicendo loro che farà circolare un modulo di rinuncia
al sindacato dando loro la chance di affiliarsi ad un altro gruppo che difenderà
veramente i loro diritti. La gente ora é molto preoccupata, tanto che oggi stesso
faremo girare un comunicato in cui invitiamo i lavoratori a non cedere al ricatto
e a sommarsi alla lotta per una rappresentanza sindacale autentica".
"La situazione quindi non è rosea - sottolinea - nonostante i grandi successi
del 19 ottobre e l'azione di Borgogna vìola la legislazione nicaraguense e l'accordo
87 della Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIT). Diventa sempre più importante
avere un incontro con il Commissario Straordinario per il Governo italiano, Enrico
Bondi e con il sindacato della Parmalat in Italia".
Quindi conclude: “Cercheremo di andare avanti e di prendere energia dalla felicità
stampata sui volti dei nostri compagni e compagne nel leggere la documentazione
ufficiale che ufficializzava tutto quanto finora sperato: una rappresentanza sindacale
all’interno della Parmalat Nicaragua, dopo dodici anni di soprusi".
“A questo punto, diventa sempre più importante – commenta Giorgio Trucchi, cooperante
nel Paese centroamericano per l’associazione Italia-Nicaragua - l'appoggio che
possiamo continuare a dare a questa lotta, che mette in mostra ancora una volta
come le multinazionali continuino ad utilizzare i paesi del sud del mondo, la
loro gente e il loro lavoro come merce a basso costo, buona da sfruttare, ma da
annientare quando alzano la testa in difesa dei loro diritti, garantiti dalla
Costituzione, dal Codice del Lavoro e dai trattati internazionali .
L’idea è quindi di coinvolgere ancora più persone nell’invio di messaggi di protesta
stampati sui siti
www.itanica.org e
www.rel-uita.org. Manteniamo alta la soglia di attenzione”.