03/11/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



I lavoratori della Parmalat in Nicaragua hanno vinto: riconosciuti i diritti sindacali

"Alcuni compagni non volevano crederci, altri ringraziavano Dio". I lavoratori della Parmalat sono al settimo cielo: il ministero del Lavoro ha riconosciuto ufficialmente la rappresentanza sindacale, da mesi perseguitata e screditata dai dirigenti aziendali.

Un successo, frutto della lotta e della solidarietà di molti.
Dopo aver dovuto sopportare l’oppressione della dirigenza della multinazionale italiana e il licenziamento in massa di almeno 150 dipendenti, i lavoratori e le lavoratrici possono finalmente tirare un sospiro di sollievo: il loro sindacato ha finalmente personalità giuridica e non potrà essere toccato.
 
"Ora non potranno più dire che non sanno nulla della presenza di una rappresentanza sindacale all’interno dell’impresa", ha commentato Marcial Cabrera, dirigente del settore alimentare della Centrale Sindacale "CST - José Benito Escobar" e rappresentante della Uniòn Internacional de Trabajadores de la Alimentaciòn y la Agricultura (UITA) per l'America Centrale. "E non ci fermiamo qui. Otterremo tutto quello che è giusto, a cominciare dalla riassunzione dei due compagni, Luis Manuel Mejia e Carlos Sanarrusia, rispettivamente segretario generale e segretario organizzativo della neo struttura, buttati fuori perché hanno osato riunirsi”, racconta Cabrera. “Abbiamo intrapreso un’azione legale chiedendone la reintegrazione immediata – continua – e nel frattempo, per legalizzare la rappresentanza sindacale, abbiamo dovuto sostituirli nella Commissione Direttiva, su richiesta del Ministero del Lavoro, perché di fatto licenziati”. Poi spiega i passaggi della storica conquista: “Lunedì mattina, molto presto, abbiamo presentato tutta la documentazione al Ministero del Lavoro e 24 ore dopo avevamo già in mano la risoluzione del Ministero. Nella sede della Federazione dell’Alimentazione si sono immediatamente fatte le fotocopie del documento, subito distribuito ai lavoratori che uscivano dal secondo turno in fabbrica. La maggior parte stentava a crederci".
 
Per Marcial Cabrera le prossime azioni saranno riunire la Direttiva ed elaborare una serie di proposte che dovranno portare alla firma di un contratto collettivo. Per questo la prossima settimana chiederanno un incontro con la responsabile delle Risorse Umane e con Vincenzo Borgogna, dirigente della Parmalat-Nicaragua per consegnare loro la documentazione e dimostrare che l’intenzione non è creare rotture all'interno dell'impresa. “Chiediamo stabilità lavorativa – aggiunge Cabrera – siamo preoccupati per i licenziamenti susseguitisi fino a ora e riteniamo urgente un aumento salariale, tutto qui”. Intanto il Ministero del Lavoro ha già riunito sindacalisti e dirigenti, in una riunione svoltasi però in un clima teso e freddo. “L’incontro è terminato senza particolari decisioni – precisa - ma abbiamo almeno avuto un primo momento di confronto in cui l'impresa ha dovuto prendere atto della nostra esistenza e dei nostri diritti sanciti dalla Costituzione e dal Codice del Lavoro".
“E’ un primo passo. Abbiamo molte cose da fare. Coordinare azioni tra la rappresentanza sindacale e la Federazione – ha continuato Cabrera – assicurarsi che le cause giudiziali continuino il loro corso e racimolare tutte le prove sulle ingiustizie dei licenziamenti. Inoltre andremo a Roma con uno dei lavoratori licenziati per incontrarci con la Federazione dell’Alimentazione italiana, con l’Associazione Italia-Nicaragua e con tutte le organizzazioni che ci stanno appoggiando. Denunceremo i metodi autoritari di questa impresa. Costringeremo l’azienda a riassumere i lavoratori licenziati senza giusta causa”.
 
Marcial Cabrera continua raccontando anche il rovescio della medaglia: " Nonostante abbiano dovuto ingoiare la nascita della rappresentanza sindacale, non riescono a digerirla. Lunedì scorso, 25 ottobre 2004, Vincenzo Borgogna si é riunito inaspettatamente con circa 150 lavoratori. Ha raccontato che la Parmalat Nicaragua ha problemi con i produttori di latte e che in più ha già dovuto spendere cinquemila dollari per colpa della denuncia fatta dal sindacato sulla questione dei licenziamenti ‘ingiusti’. Per questo non potrà alzare i salari. Sta facendo il solito gioco: dividere i lavoratori”.
 
Il sindacalista racconta anche che durante l'incontro Vincenzo Borgogna "ha minacciato e intimidito i lavoratori, dicendo loro che farà circolare un modulo di rinuncia al sindacato dando loro la chance di affiliarsi ad un altro gruppo che difenderà veramente i loro diritti. La gente ora é molto preoccupata, tanto che oggi stesso faremo girare un comunicato in cui invitiamo i lavoratori a non cedere al ricatto e a sommarsi alla lotta per una rappresentanza sindacale autentica".
 
"La situazione quindi non è rosea - sottolinea - nonostante i grandi successi del 19 ottobre e l'azione di Borgogna vìola la legislazione nicaraguense e l'accordo 87 della Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIT). Diventa sempre più importante avere un incontro con il Commissario Straordinario per il Governo italiano, Enrico Bondi e con il sindacato della Parmalat in Italia".
Quindi conclude: “Cercheremo di andare avanti e di prendere energia dalla felicità stampata sui volti dei nostri compagni e compagne nel leggere la documentazione ufficiale che ufficializzava tutto quanto finora sperato: una rappresentanza sindacale all’interno della Parmalat Nicaragua, dopo dodici anni di soprusi".
 
“A questo punto, diventa sempre più importante – commenta Giorgio Trucchi, cooperante nel Paese centroamericano per l’associazione Italia-Nicaragua - l'appoggio che possiamo continuare a dare a questa lotta, che mette in mostra ancora una volta come le multinazionali continuino ad utilizzare i paesi del sud del mondo, la loro gente e il loro lavoro come merce a basso costo, buona da sfruttare, ma da annientare quando alzano la testa in difesa dei loro diritti, garantiti dalla Costituzione, dal Codice del Lavoro e dai trattati internazionali .
L’idea è quindi di coinvolgere ancora più persone nell’invio di messaggi di protesta stampati sui siti www.itanica.org e www.rel-uita.org. Manteniamo alta la soglia di attenzione”.

Stella Spinelli

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