08/10/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Soldati mauritani schierati in Mali, scontri a fuoco con miliziani islamici, rapimenti. Il fronte sahariano della lotta al terrorismo diventa sempre più caldo. Ne abbiamo parlato con un esperto

Gli scontri a fuoco tra soldati mauritani e presunti miliziani islamici in Mali, i raid aerei di sabato 18 settembre sul villaggio di Ber e la morte di numerosi civili ma anche il rapimento di cinque cittadini francesi ad Arlit, in Niger. La regione saheliana dell'Africa sta diventando una sempre più calda, l'ennesimo fronte della guerra al terrorismo. Qui, è attivo un gruppo filo qaedista, Al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi). Peacereporter ha sentito Jeremy Keenan, uno dei massimi conoscitori mondiali del Sahara e delle sue popolazioni, che studia dal 1964. antropologo, docente alla London's School of Oriental and African Studies e autore di libri e saggi molto tradotti. Le misteriose origini di Aqmi, il ruolo dei servizi americani e algerini, le ragioni geopolitiche di un conflitto sono alcuni dei temi affrontati dallo studioso che da anni denuncia il pericolo che il Sahel si trasformi in una pericolosissima polveriera.

Quale?
"Torniamo al 2003: dopo l'operazione di "el Para" non succede più nulla fino al 2006, quando il Drs costruisce Aqmi nel sud, cambiando nome al Gspc. I servizi incoraggiano membri di quest'ultimo gruppo a spostarsi a sud. Ma da allora è proseguito l'arruolamento di nuovi membri, la maggior parte dalla Mauritania, pochi dal Mali, non molti dal Niger.
Se è vero che leadership ha forti legami col Drs, questo non vuol dire che gli algerini controllino Aqmi: diciamo che riescono a orientarlo, a influenzarlo, ad avere un controllo discreto su quello che accade ma non totale, perché adesso ci sono molti islamisti al suo interno".

Quindi, in sostanza, i servizi algerini hanno appiccato un incendio che adesso rischiano di non saper più domare.
"E' esattamente così. La situazione è molto pericolosa perché il controllo degli algerini sull'organizzazione si sta indebolendo. Ma il vero pericolo è cosa farà la Francia. Parigi dovrebbe costruire una forza militare nell'area, minacciare di usarla ma non farlo. Questa sarebbe la risposta razionale ma la Francia ha una lunga tradizione di azioni non razionali. In più adesso Sarkozy è estremamente debole, è preoccupato per il declino della sua popolarità politica così c'è il rischio che opti per una risposta militare contro Aqmi e quelli che detengono gli ostaggi. Ma come si fa ad attaccare di sopresa spostando truppe d'assalto da basi a 800 km dall'obiettivo? Non si può, perchè gli elicotteri si sentono e si vedono. I rapitori sarebbero avvertiti due o tre ore prima.A quel punto gli ostaggi sarebbero uccisi all'istante, e in ogni caso i francesi si accorgerebbero che l'intera operazione è stata un disastro. Peggio andrebbe se morissero miliziani, cosa che infiammerebbe la retorica sul ritorno della potenza coloniale ecc.."

Manca ancora una rivendicazione: cosa vogliono i rapitori secondo Lei?
"Per quanto riguarda Aqmi abbiamo due correnti: una è quella che fa riferimento al Drs e l'altra è quella più puramente qaedista: paradossalmente, gli elementi che spingono per l'omicidio sono proprio quelli "algerini" mentre AQ non credo voglia ucciderli, ma ha interesse nel prolungare la situazione più a lungo possibile per umiliare la Fr e per intascare il riscatto".

L'Aqmi è un gruppo monolitico? Se no, com'è strutturato?
"Non credo che nessuno lo sappia di preciso. La mia impressione è che ci siano gli emiri al vertice Abou Zaid, Yahia Djouadi, Mokhtar Belmokhtar e che sotto di loro ci siano gruppi autonomi. Non credo che abbiano una visione comprensiva dell'organizzazione. E' un sistema basato proprio su questi leader ma sotto di loro stanno crescendo giovani membri che sono islamista in maniera genuina e ignorano che i loro capi abbiano contatti con il Drs. L'impressione è che questa componente stia crescendo a dispetto di quella del Drs".

Quali sono i legami tra Aqmi e Cia?
"Non lo sapremo mai precisamente. Precisiamo che non parliamo di Cia ma di intelligence americana, perché non c'è solo la Cia; secondo me non ha legami diretti, i suoi contatti sono mediati dal Drs. Ne sono quasi certo e addirittura dubito che gli americani siano certi di chi potrebbero essere gli agenti del Drs. C'è una ragione: il Drs non permetterebbe agli americani di arrivare così vicino, e ci sono prove che quando gli agenti americani sono arrivati troppo vicini, gli agenti algerini sono intervenuti per fermarli".

Non capisco: se all'orgine del Gspc c'è un piano americano e Aqmi deriva dal Gspc, come mai allora l'intelligence Usa non sa molto di Aqmi?
"Innanzitutto perché non è una buona intelligence. In secondo luogo, perché a Washinghton, nella sua infinita arroganza, non potrebbe fregargliene di meno. Né sa nulla di ciò che avviene sul terreno. Tutto ciò che sa è che c'è Al Qaeda nel Sahara. Pensano "l'abbiamo creata noi o no non importa, per noi è una fortuna perché legittima Africom in Africa, gli algerini controllano la situazione". I due servizi hanno davvero un rapporto molto stretto ma io direi che lo stesso Drs non ha un controllo totale su Aqmi perché lo stesso servizio ha problemi al suo interno, non è un'organizzazione monolitica come viene descritto. In più i suoi servizi segreti sono pessimi, veramente terrificanti, a volte addirittura stupidi. Hanno creato loro questa situazione ma se glielo ricordi non si ricordano nemmeno cosa hanno fatto in questi ultimi anni, sono rimasti vittima della visione su Al Qaeda che propinano da anni, giorno dopo giorno dopo giorno. Ci sono altri servizi che sono molto più informati. Penso per esempio a quelli inglesi che erano a Nouakchott durante gli attacchi del 22 luglio. Il giorno prima, il capo del dipartimento dell'antiterrorismo che si occupa del nord Africa era in Mauritania per discutere di lotta al terrorismo con il governo della Mauritania. Uno dovrebbe chiedersi cosa diavolo ci facesse il controspionaggio inglese nella capitale mauritana lo stesso giorno in cui soldati di Francia e Mauritania lanciavano un'offensiva".

Pensava a questo scenario quando parlava di profezia che si autoavvera?
"Sono anni che dico che questa regione sarebbe divenuta molto problematica ed è quello che sta succedendo ora. Sta diventando una regione in guerra. Guerra contro Al Qaeda, che la Francia ha dichiarato insieme alla Mauritania; l'Algeria va nella stessa direzione così si va verso una catastrofe regionale. Io uso il termine conflagration. E' una parola molto utile e indica una condizione di guerra/lotta/battaglia che si allarga in un territorio. Uso la definizione regional conflagration e lo faccio dal 2004, per questo che sempre più governi vengono da me a chiedermi che cosa sta succedendo. Ora ci si comincia a rendere conto che le cose che scrivevo otto anni fa, e cioè che il Drs ha le mani nella torta e che gli americani hanno di proposito creato una minaccia terroristica nella regione, che Al Qaeda è un'organizzazione molto più complessa di come non la dipingono i media, sono vere. Non penso che il Sahara sia maio stato in una tale situazione di crisi e di rischio. Dire cosa succederà è impossibile, dipende dalla Francia".

Alberto Tundo

 

 

Categoria: Guerra, Politica, Popoli
Luogo: africa