08/10/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Soldati mauritani schierati in Mali, scontri a fuoco con miliziani islamici, rapimenti. Il fronte sahariano della lotta al terrorismo diventa sempre più caldo. Ne abbiamo parlato con un esperto

Gli scontri a fuoco tra soldati mauritani e presunti miliziani islamici in Mali, i raid aerei di sabato 18 settembre sul villaggio di Ber e la morte di numerosi civili ma anche il rapimento di cinque cittadini francesi ad Arlit, in Niger. La regione saheliana dell'Africa sta diventando una sempre più calda, l'ennesimo fronte della guerra al terrorismo. Qui, è attivo un gruppo filo qaedista, Al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi). Peacereporter ha sentito Jeremy Keenan, uno dei massimi conoscitori mondiali del Sahara e delle sue popolazioni, che studia dal 1964. antropologo, docente alla London's School of Oriental and African Studies e autore di libri e saggi molto tradotti. Le misteriose origini di Aqmi, il ruolo dei servizi americani e algerini, le ragioni geopolitiche di un conflitto sono alcuni dei temi affrontati dallo studioso che da anni denuncia il pericolo che il Sahel si trasformi in una pericolosissima polveriera.


Azioni di guerra al confine tra Mali e Mauritania e, negli stessi giorni, il rapimento da parte di sette persone ad Arlit, in Niger: cosa sta succedendo nell'area?
"Sono due cose molto diverse. Occupiamoci prima della Mauritania. Il 22 luglio c'è stato un attacco nel Mali occdentale in cui sono stati uccisi sette cosiddetti "terroristi", più probabilmente contrabbandieri. Quell'attacco era un diversivo orchestrato da francesi e mauritani, per coprirne un altro nel Mali orientale, nella regione di Kidal, che si è risolto in un completo disastro (ha portato all'uccisione dell'ostaggio francese, Michel Germaneau, che le teste di cuoio avrebbero dovuto liberare, ndr). Oggi la versione ufficiale dei fatti di qualche giorno fa è che i mauritani sono entrati in Mali nella regione di Tomboctou per attaccare Al Qaeda e impedirle di penetrare in Mauritania. La verità è un po' diversa. L'attacco non è avvenuto nella zona di Tomboctou ma a Ras el Ma, un villaggio al limite occidentale del Lac de Faguibine. Tutte le prove che ci arrivano dalla zona dicono che l'esercito della Mauritania ha subito molte più perdite di quanto non abbia riconosciuto. L'esercito mente anche quando dice di aver colpito, domenica, a Ber, 60 miglia nord di Tomboctou, nel deserto, perché in realtà Ber è a est di Tomboctou. vicino a un fiume, in una regione densamente popolata e molte delle vittime sono civili. Uno dei veicoli centrati era di civili e la gente nell'ospedale di Tomboctou sembra essere civile. Questi due episodi hanno fatto salire quotazione e potere di Al Qaeda".

Poi c'è il versante francese
.
"Il rapimento di Arlit è chiaramente un'operazione molto ben pianificata, con l'uso di diversi veicoli, l'impiego di una trentina di uomini, che sapevano esattamente dove trovare i francesi. Quello organizzato da Aqmi sembra proprio un attacco alla Francia. Gli ostaggi sono stati trasferiti immediatamente oltreconfine, nel Mali settentrionale, e portati sulle montagne di Tigharghar, in un'area compresa in un trinagolo che ha i suoi vertici nei villaggi di Kidal. Agueloc e Tessalit. E' la stessa zona in cui sono portati gli ostaggi da quando sono cominciati i rapimenti, nel 2003. E' qui che Aqmi ha i suoi santuari e questo lo sanno tutti. Se ci procurassimo un satellitare, potremmo parlare con gli abitanti di quei villaggi e tutti confermerebbero che Aqmi tiene gli ostaggi nei dintorni. Non è un gran segreto come invece fanno finta di credere i servizi occidentali e africani".

La Francia come sta rispodendo alla sfida?
"E' questa la questione cruciale. La Francia sta ammassando una forza militare non indifferente a Niamey, in Niger, 800 km a sud di dove sono tenuti gli ostaggi. I francesi dicono di avere 80 teste di cuoio. Fonti locali mi dicono che ce ne sono di più, un 200-300 circa. Usano aerei, Mirage per la ricognizione fotografica dell'area e altri aerei cha hanno un'autonomia superiore. Gli abitanti del luogo sostengono che aerei francesi volano notte e giorno, senza sosta, da divesri giorni".

Su quali alleati può contare Parigi?
"La Francia non ha molti amici nell'area. Non sono pochi quelli che avrebbero piacere di vederla umiliata. Gli Stati Uniti dicono di avere accordi con i francesi e blablabla ma la verità è che Washinghton ambisce a controllare l'Africa attraverso tre potenze: Algeria, Nigeria, Sudafrica. E' così che gli Usa concepiscono il controllo sul continente. L'America ha interesse nel vedere ridimensionata linfluenza della Francia, perché vorrebbe eriditarne la potenza. La vuole meno influente o addirittura espulsa dall'area.

Da dove nasce Aqmi?
Non è altro che il Gspc (Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento), una formazione "terroristica" molto piccola, creata nel '98 sotto la leadership di Hassan Hattab, un soggetto molto vicino al Drs (Département du Renseignement et de la Sécurité, i servizi segreti), che adesso lo protegge. Il Gspc è stato infiltrato ai vertici, immediatamente e pesantemente. All'inizio contava su 200-300 membri che operavano solo nel nord dell'Algeria. Fino a quando americani e algerini non decisero di fabbricare il terrorismo nel sud, che si manifesta per la prima volta con il rapimento dei 32 turisti europei nel 2003. L'obiettivo era di creare una situazione per cui gli americani potessero dire che c'era il terrorismo nel Sahara e giustificare un nuovo fronte nella lotta al terrore".


Lei ha detto che l'operazione che è alla base di Aqmi è stata messa in piedi dai servizi occidentali.
"Dai servizi algerini in collaborazione con gli americani".

Quali sono le prove?
"Le prove sono quasi infinite, le può trovare in un libro (The Dark Sahara. America's War on Terror in Africa, Pluto Press 2009, ndr) ma ce n'è una che vale più di altre: nel 2002, gli americani organizzarono un'operazione chiamata P2OG (Proactive, Preemptive Operations Group). Era un piano approvato da Donald Rumsfeld nel luglio/agosto 2002 per fabbricare terrorismo e snidare i terroristi, colpirli e confonderli. La prima operazione fu proprio quella di "el Para", nel Sahara. Amari Saifi alias "el Para" era un agente del Drs e ancora oggi è sotto la tutela del servizio. Le cose che sono successe non avrebbero potuto succedere senza la protezione del Drs. Lo stesso discorso vale per il suo braccio destro, Abdelhamid Abou Zaid, il suo numero due, l'attuale capo di Aqmi. Ma la cosa più pericolosa è un'altra".

Alberto Tundo

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Categoria: Guerra, Politica, Popoli
Luogo: africa