03/08/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Il governo di Kigali vuole fare luce sulle responsabilità della Francia nel genocidio ruandese
Militare in RuandaUna commissione d’inchiesta atta a stabilire il ruolo della Francia nel genocidio ruandese. E’ stata dura la presa di posizione del governo del Ruanda, che a dieci anni dai massacri nei quali rimasero uccise 800mila persone in soli 100 giorni, vuole vederci chiaro e fare luce sulle responsabilità di Parigi nella vicenda.

La decisione di Kigali mette a nudo le relazioni tese tra i due Paesi, o meglio tra il governo del presidente Paul Kagame e i francesi, che a suo dire avrebbero avuto un ruolo chiave nei massacri ai danni della popolazione tutsi e di numerosi dissidenti hutu. Dall’Eliseo replicano di “prendere atto della deliberazione”, che tuttavia – dati i precedenti – suona come una vera e propria accusa.

Sul presunto ruolo chiave avuto dalla Francia in una delle pagine più nere della storia africana contemporanea si è discusso a più riprese. La recente ricorrenza del decimo anniversario del genocidio è stato un motivo in più per tornare sull’argomento. Lo scorso 7 aprile, in un discorso commemorativo tenuto allo stadio Amahoro di Kigali, Paul Kagame, ex leader dei ribelli tutsi del Rwandan Patriotic Front (Rpf) che liberarono Kigali dagli estremisti hutu, accusava senza mezzi termini la Francia di aver partecipato attivamente ai massacri: “I francesi hanno consapevolmente addestrato e armato le truppe governative e le milizie che si sono macchiate di genocidio”. L’accusa aveva creato un incidente diplomatico e Renaud Muselier, segretario di Stato agli Affari Esteri francese, aveva lasciato Kigali anzitempo.

Le accuse rivolte ai francesi da parte del governo ruandese avrebbero una valenza geopolitica che richiama ad antichi giochi di potere tra Parigi e Londra sul suolo africano. Prima del genocidio del 1994, la Francia aveva stabilito una relazione di amicizia e di collaborazione con il governo dell’allora presidente ruandese Juvenal Habyarimiana, considerato uno degli ispiratori dell’estremismo hutu contro la popolazione tutsi. Pochi dubbi sembrano esserci infatti sull’amicizia che legava Habyarimiana e Jean-Christoph Mitterand, figlio del defunto presidente francese, in carica in quegli anni. I due avrebbero intessuto rapporti commerciali, creando un’intesa che si sarebbe rotta con l’assassino di Habyarimiana, morto in un incidente aereo causato da un missile che ancora oggi non ha un mittente. Kagame, leader dei ribelli dell’Rpf, nati da frange di tutsi cacciati anni addietro nel vicino Uganda, era il principale oppositore del regime ruandese hutu e premeva per il rientro dei suoi nella madrepatria. Ma era supportato da un paese anglofono, l’Uganda appunto, e si suppone la cosa non andasse a genio a Parigi, che vedeva in pericolo i suoi interessi commerciali nella zona. La morte di Habyarimiana, avvenuta sull’aereo che lo stesso Mitterrand gli avrebbe regalato, ha scatenato i massacri da parte delle falangi hutu – già imbevute da un odio atavico – sui civili tutsi e sugli hutu moderati che non condividevano il fanatismo delle milizie Interahamwe, il gruppo paramilitare che si è reso protagonista nei massacri. Lo stesso che l’attuale presidente ruandese Kagame, a sua volta accusato di aver condotto sanguinose rappresaglie contro gli hutu dopo il genocidio, sostiene sia stato finanziato dai francesi. Ma non basta.

Un’altra accusa che viene mossa alla Francia, che insieme agli Stati Uniti si è sempre opposta all’intervento militare dell’Onu durante il genocidio, è quella di aver dato vita, nelle ultime settimane dei massacri, all’operazione Turquoise. La manovra militare prevedeva che truppe francesi creassero una zona cuscinetto nel Ruanda sud-occidentale, creando un corridoio tra le regioni attorno alla città di Cyangugu che consentisse alle migliaia di profughi ruandesi di fuggire nello Zaire (oggi Repubblica Democratica del Congo). L’azione era rivolta anche a scongiurare le scorribande assassine dell’Interahamwe e a proteggere la popolazione civile tutsi. Ma secondo molti osservatori i massacri sarebbero continuati comunque e il corridoio umanitario avrebbe consentito la fuga di molti genocidaires in territorio zairese, dove ancora oggi sono attive cellule residue di gruppi paramilitari hutu. Il governo ruandese non ha tuttavia reso noto i dettagli sulla formazione della commissione speciale, che baserà le proprie indagini sui racconti di testimoni oculari del genocidio e dei carnefici, come ha annunciato ieri il ministro degli Esteri Ruandese, Charles Murigande: “La commissione raccoglierà le testimonianze dei sopravvissuti, di ex soldati dell’esercito governativo e di membri dell’Interahamwe coinvolti”.

Pablo Trincia 
Categoria: Guerra, Pace
Luogo: Ruanda