12/05/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



E' evaso Anibal Antonio dos Santos, condannato per l’omicidio del giornalista Carlos Cardoso
Anibal Antonio dos SantosUna sera di quattro anni fa, due uomini a bordo di una Toyota attraversavano il traffico di Maputo di ritorno a casa dopo una giornata di lavoro. Avevano appena girato l’angolo in Avenida Martires de Machava, quando la vettura di fronte alla loro frenò inspiegabilmente, obbligandoli a sterzare verso il marciapiede. Un’altra macchina arrivò da dietro, bloccandoli al lato della strada. Due uomini scesero dalle rispettive macchine con i mitra spianati e aprirono il fuoco. Pochi istanti dopo, ufficiali di polizia e personale dell’ambulanza estrassero dalla Toyota crivellata il corpo senza vita del giornalista investigativo Carlos Cardoso. Il suo autista, Carlos Manjate, era ancora vivo.

La notizia dell’omicidio fece il giro del mondo. Cardoso, editore del quotidiano Metical e noto per le sue inchieste scomode, stava indagando su una truffa bancaria da 14 milioni di dollari, la più grande mai registrata in Mozambico. Vi erano coinvolti troppi uomini d’affari e l’omicidio fu la riprova che Cardoso era arrivato a toccare alcuni nervi scoperti all’interno della rete criminale che si era richiusa con violenza su di lui.

Il 31 gennaio 2003, Momade Abdul Satar fu condannato a ventiquattro anni di carcere con l’accusa di omicidio. Assieme a lui furono condannati a ventitre anni e sei mesi di detenzione Ayob Addul Satar, Vincente Ramaya, Manuel Fernandes e Rashid Cassamo. La sera prima, a Pretoria, in Sudafrica, la polizia catturò un latitante mozambicano, da poco evaso dal carcere di massima sicurezza di Maputo. Era Anibal dos Santos junior, alias Anibalzinho, il coordinatore della squadra della morte che uccise Cardoso. Fu estradato immediatamente e, mentre le autorità lo riportavano in patria, il tribunale penale di Maputo lo condannò a 28 anni di carcere e 15 di interdizione dai pubblici uffici.

Oggi Anibalzinho è di nuovo libero. Lo scorso lunedì 10 maggio i secondini del carcere di Maputo hanno trovato il suo materasso vuoto. La sua fuga ha indignato chi credeva che Carlos Cardoso avesse avuto giustizia. Tra essi l’associazione francese Reporters Sans Frontieres (Rsf), che ha espresso seri dubbi sull’efficacia e la funzionalità delle carceri mozambicane e chiesto indagini sulla seconda scomparsa di dos Santos.

Secondo Rsf, l’evasione di quest’ultimo indica che solo parte del rebus che avvolge l’omicidio del giornalista è stato risolto: “Questa fuga conferma la teoria, già avanzata nel novembre 2003, secondo la quale molti dei mandanti dell'assassinio di Carlos Cardoso restano impuniti”, è la dichiarazione dell'associazione che si batte per la libertà di stampa.

Nelle ultime ore tre ufficiali della polizia hanno pagato con l’arresto la rocambolesca fuga di Anibalzinho. E il presidente mozambicano, Joaquim Chissano, è intervenuto sulla televisione nazionale per condannare l’episodio e chiedere che l’uomo venga subito ricondotto in cella.

Sicuramente l’episodio getta nuove ombre sul sistema giuridico del Mozambico, e impone una riflessione generale sulla libertà di stampa nel continente africano, dove ogni giorno centinaia di giornalisti sono alle prese con governi e burocrati corrotti, e con leggi che non sempre ne tutelano l’incolumità.

Pablo Trincia 
Categoria: Diritti, Media
Luogo: Mozambico