07/06/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Sono iniziati i processi contro gli uomini accusati di crimini contro l’umanità
SoldatoDue anni e mezzo fa, il disarmo dei guerriglieri ribelli che per una decade avevano svuotato i caricatori e fatto mulinare i machete sulla popolazione segnava la fine della guerra civile in Sierra Leone. Duecentomila morti, due milioni di profughi, 30mila mutilati, oltre a decine di migliaia di donne, ragazze e bambine violentate. Senza contare l’arruolamento coatto di tanti adolescenti addestrati ad uccidere nei modi più atroci.

Giovedì scorso, la Corte Speciale per la Sierra Leone di Freetown, un organo giudiziario sponsorizzato dalle Nazioni Unite, ha aperto i primi processi contro alcuni personaggi implicati nel bagno di sangue da cui il Paese non sembra essersi più ripreso. Testimonianze, racconti e prove raccolte in mesi di indagini documenteranno quella che già si preannuncia come una vera e propria galleria degli orrori.

Tra i primi tre uomini alla sbarra figura Sam Hinga Norman, ex comandante del Cdf (Civil defence force), la milizia che durante il conflitto appoggiava il governo dell'attuale presidente Ahmad Tejan Kabbah contro i miliziani del Ruf (Revolutionary United Front), capeggiati dal sanguinario Fonday Sankoh. Tuttavia Norman, accusato di crimini contro l’umanità, è considerato da molti un eroe nazionale per il coraggio con cui ha fronteggiato i ribelli, vero terrore della popolazione civile. Poco prima dell’arresto ricopriva la carica di ministro degli Affari Esteri e ancora oggi comanda il gruppo di miliziani Kamajor nel sud del Paese. Mentre l’accusa snocciolava una lunga lista di atrocità che gli venivano imputate, l’ex liberatore di Freetown, vestito in un impeccabile caffettano bianco, non è riuscito a trattenere un sorriso beffardo, che ha irritato i membri della Corte.

Assieme a lui saranno giudicati altri due personaggi meno noti, Moinina Fofana e Allieu Kondewa, accusati degli stessi crimini. E il mese prossimo verrà aperto un processo contro tre membri del Ruf, con la speranza di fare luce su dieci anni di barbarie e di far emergere nuovi nomi e nuove testimonianze. I soldati di questo gruppo ribelle, appoggiato dall’ex presidente della Liberia, Charles Taylor, ora in esilio in Nigeria, sono diventati famosi per il modo in cui amputavano gli arti a semplici civili sospettati di appoggiare il governo durante la guerra civile. I racconti dei sopravvissuti alle loro scorrerie si assomigliano tutti. Plotoni armati facevano irruzione nelle capanne e nei villaggi per lasciare, alcune ore dopo, centinaia di braccia e gambe mozzate a colpi di machete tra la polvere.

Intervistato dall’emittente britannica Bbc, il giudice del tribunale, Benjamin Itoe, ha dichiarato: “E’ un giorno memorabile per la storia di questo Paese e per il suo popolo. Con esso cominciano i processi a coloro che si sono macchiati di gravi violazioni di diritti umani internazionalmente riconosciuti”.

Ma non tutti sembrano convinti che questo tribunale, il cui mandato è di tre anni, possa portare alla Sierra Leone quella giustizia che tutti attendono. ”L’inizio dei processi è sicuramente un dato positivo”, commenta Ousman Sankoh, giornalista del quotidiano indipendente locale Concord Times. “Ma a parte Norman, tutti gli altri pesci grossi di questa guerra sanguinosa sono assenti o latitanti. Johnny Paul Koroma, leader del gruppo ribelle Afrc, alleato del Ruf, era stato dato per morto, ma sembra essere improvvisamente ricomparso. Charles Taylor, ex presidente della Liberia e tra i principali complici della atrocità perpetrate dal Ruf, è nascosto nel Calabar State, in Nigeria”.

Nonostante ci si stia muovendo per estradarlo e portarlo davanti alla Corte, le autorità nigeriane sono ancora reticenti a consegnare Taylor alla giustizia. E secondo molti, lo stesso presidente sierraleonese Kabbah dovrebbe salire sul banco degli imputati. “Se i veri responsabili di questo mare di sangue continueranno ad alloggiare nelle loro abitazioni munite di tutti i confort – continua Ousman Sankoh - questo tribunale sarà una farsa agli occhi dei sierraleonesi. Al momento, per molti di loro è più importante pensare a come arrivare alla fine della giornata, a vestire i propri figli e a mandarli a scuola.  L’economia di questo Paese è stata devastata dalla guerra e la popolazione vive ancora oggi di stenti.”

 Pablo Trincia

 
Categoria: Guerra, Pace
Luogo: Sierra Leone