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Cecilia Strada, presidente di Emergency si trova in queste ore in Afghanistan. Appena letta la notizia del percorso di 'formazione'che prevede esercitazioni di tiro, nozioni militari, lezioni sui mezzi bellici, superamento ostacoli nelle scuole secondarie lombarde ha avuto una forte reazione di stupore e non solo.
Un percorso formativo con la supervisione del ministero dell'Istruzione e della Difesa che insegni a fare gruppo, attraverso tecniche di vita e azione militare, compresi gli esercizi ginnici dal sapore di Ventennio...
La prima reazione quando leggo che si possono mandare studenti a fare pratica di tiro è quella di stupore misto a indignazione. In questo momento mi trovo in Afghanistan e qui di ragazzini che usano armi ce ne sono fin troppi. Ogni volta che si riesce a far mettere giù la pistola a uno di loro, e farlo tornare a scuola, qui è una vittoria. Pensare che, viceversa, in Italia mandiamo gli studenti a imparare a sparare mi fa impressione. Leggo che uno degli scopi è quello di formare il gruppo, costruire un senso di appartenenza, ma per lavorare in gruppo ci sono mille modi diversi che non hanno bisogno del ministero della Difesa, né di poligoni di tiro, né di esercizi ginnico militari.
Andando a leggere il progetto e ricostruendo la storia di questa 'formazione' vediamo che anche il titolo è cambiato. Alcuni anni fa il titolo riportava la parola 'pace' e la formazione non era così contraddistinta da tecniche militari.
Emergency lavora nelle scuole da quindici anni, per raccontare come decliniamo la parola 'pace', formiamo 'gruppo' con bambini di diversi colori che sono chiamati a conoscere i loro diritti.
Magari siete voi giornalisti ad esagerare, magari gli organizzatori chiariranno che c'è un fraintendimento, che non hanno intenzione di formare 'pattuglie di studenti' o portarli al poligono. E spero che sia così.
Se penso che la scuola pubblica in passato puntava sull'integrazione e adesso chi mangia carne di maiale viene discriminato, o se pensiamo alle scuole aperte a tutti quando oggi vediamo simboli di partito sui banchi, non si può che dire altro che siamo di fronte a un brutto percorso, che va contro la scuola di qualità che vogliamo.
Fra i punti 'formativi', uno riguarda l'insegnamento di tecniche per affrontare minacce nucleari e guerra batteriologica...
Mi ricorda quei filmatini degli anni 50 in piena Guerra fredda, distribuiti negli Usa: "In caso di attacco nucleare, nascondetevi sotto il banco!". Non facciamo cose ridicole, non creiamo una cultura della paura, spendiamo piuttosto i soldi pubblici per metterre carta igienica e gessi nelle aule, non per portare studenti al poligono o con fondi per la mini naja. Credo che i ragazzi e i loro genitori sarebbero più felici di avere fogli, gite, pennarelli e carta igienica.
Se si vuole insegnare a essere 'gruppo', allora, perché non prendere in considerazione la pallanuoto?
Angelo Miotto