Fallisce di nuovo la manifestazione dei coloni per occupare la Spianata delle Moschee
“Oggi nessun palestinese potrebbe restare indifferente di fronte
ad un attacco alla moschea, se Israele consentisse una simile sciagura
dimostrerebbe di non volere la pace. Sarebbe l’inizio della terza
Intifada”. Così reagisce Qusay, che abita a Gerusalemme, proprio sul
terreno della Spianata delle Moschee.
Haram
al Sharif, la Spianata delle Moschee, è il terzo luogo santo per i musulmani e
il primo per gli ebrei: vi sorgono la moschea di al Aqsa e il duomo della Roccia.
Ma nel sottosuolo pare si trovino anche le rovine del tempio di Salomone. Nella
spianata è scoppiata la seconda Intifada e, ancora lì, la fragile tregua
seguita alla presidenza di Abu Mazen rischia ora di infrangersi.

Moltitudine. Un gruppo di coloni ultra
nazionalisti israeliani aveva convocato per domenica una grande manifestazine
per
protestare, proprio sul terreno della spianata, contro il piano di
disimpegno dalle 21 colonie della Striscia di Gaza. La stessa
manifestazione era stata organizzata un mese fa e
anche questa volta l’annuncio ha messo in allarme tanto la polizia israeliana,
quanto la popolazione palestinese e l’intera comunità araba. I coloni in
questione appartenengono al movimento
Revava
(che significa moltitudine), si
tratta di un'organizzazione il cui obbiettivo dichiarato è
“ripristinare i valori e l’orgoglio nazionale degli israeliani”
attraverso
azioni spesso radicali, razziste e antidemocratiche come l’invito
all'occupazione della
moschea di al Aqsa. David Ha'ivri, portavoce del gruppo invitava con
queste
parole alla manifestazione di ieri: “Solo una marcia di massa
al Monte [..] mostrerà inequivocabilmente agli Arabi e al nostro
governo che il
Monte del Tempio (di Salomone, n.d.r.)è nostro!” Il gruppo, che ha
assunto il ruolo di ariete
del ben
più vasto movimento dei coloni, aveva annunciato la presenza di oltre
diecimila
persone, ma questa volta le precauzioni delle forze di sicurezza hanno
dissuaso i più, e la temuta invasione non si è verificata. Nella
giornata di
domenica dunque solo un piccolo gruppo di coloni è effettivamente
riuscito ad
accedere alla Spianata. Molti di loro hanno dichiarato di voler pregare
nel luogo sacro, ma la tensione è presto sfociata in alcuni tafferugli con la
polizia che
hanno
portato all’arresto di 31 attivisti della destra israeliana, tredici
dei quali
minorenni, e al ferimento di un agente colpito da una pietra. David
Ha’ivri ha dichiarato che si aspettava che la polizia li lasciasse
entrare e che “avrebbero bloccato i terroristi palestinesi intenzionati
ad
impedircelo”.
Il presidio. Le minaccie alla moschea preoccupano
molto anche la comunità araba di Gerusalemme, che ha organizzato un sit in nella
Spianata per presidiare le moschee. All’interno del mausoleo nella serata di
domenica hanno dormito centinaia di persone, ma adesso tutto è tornato alla
normalità perché la manifestazine dei coloni è un appuntamento che si ripeterà
a scadenza mensile. Il Gran Mufti, Shaikh Taysir al Tamimi, intervistato da al
Jazeera, ha chiesto alla polizia israeliana di fermare i coloni che minacciano
di accedere al luogo sacro con la forza e ha sollecitato l’Islamic Conference
Organization (OIC) affinchè si schieri in difesa del mausoleo, ma ha anche
accusato le autorità israeliane di “impedire ai palestinesi di recarvisi per pregare
e per affrontare i coloni”: infatti come già accaduto in passato in momenti a
rischio per la sicurezza, la proibizione di accedere alla Spianata è stata
imposta a tutti gli uomini palestinesi sotto i 50 anni e ai non residenti di
Gerusalemme. Qusai, un palestinese che abita all’interno della Spianata delle
moschee, ci racconta che “La città è blindata, la polizia si è appostata a tutti
gli ingressi della città vecchia e sui piani alti delle abitazioni che si
affacciano sulla Spianata. Pure per me che sono residente è stato difficile
reggiungere la moschea. Il mese scorso c’erano 3500 soldati, questa volta si
parla di 2500. Finchè c’è così tanta polizia siamo abbastanza tranquilli che i
coloni non verranno in massa, ma se davvero la polizia li vuole fermare mi
chiedo: perché non va a prenderli per arrestarli? Inoltre è certo che se i
coloni avessero realmente intenzione di attaccare non lo farebbero certo quando
la polizia se lo aspetta. Qui la gente è convinta che entro 3 o 4 mesi si
deciderà il destino della moschea”
Domenica
nella spianata era presente anche Hasan Yusuf, uno dei leader di Hamas
in
Cisgiordania, travestito da religioso si è infiltrato ed è stato in
seguito arrestato
dalla polizia: “Questo luogo è la nostra anima –dichiarava-, e un corpo
non può
vivere senza”. Assieme a Jusuf, i palestinesi raccolti nel presidio
erano migliaia. Altri, che tentavano di unirsi al sit in, si sono
visti respingere dai lacrimogeni e dai manganelli della polizia, dodici
di loro
sono rimasti feriti. Anche i palestinesi impossibilitati a recarsi al
tempio si
sono mobilitati, a Nablus sono scesi in strada circa tremila persone,
ad Hebron
un migliaio.

Effetti collaterali. In risposta alla
provocazione i gruppi militanti
palestinesi hanno minacciato di abbandonare la tregua armata, ma una
recrudescenza dello scontro metterebbe a serio rischio il piano di ritiro spinto
da Sharon e avrebbe l’effetto collaterale di tenere le migliaia di soldati,
incaricati di imporre la smobilitazione dalle colonie, occupati e lontano dalla
Stiscia di Gaza.
In
passato, negli anni ’70, la moschea di al Aqsa era già stata nel mirino di
attacchi da parte di gruppi oltranzisti israeliani, ma l’episodio più grave
risale al ’69, quando l’ebreo americano Allen Goodman assaltò il mausoleo
ferendo diversi fedeli arabi.