10/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Fallisce di nuovo la manifestazione dei coloni per occupare la Spianata delle Moschee
“Oggi nessun palestinese potrebbe restare indifferente di fronte ad un attacco alla moschea, se Israele consentisse una simile sciagura dimostrerebbe di non volere la pace. Sarebbe l’inizio della terza Intifada”. Così reagisce Qusay, che abita a Gerusalemme, proprio sul terreno della Spianata delle Moschee.
Haram al Sharif, la Spianata delle Moschee, è il terzo luogo santo per i musulmani e il primo per gli ebrei: vi sorgono la moschea di al Aqsa e il duomo della Roccia. Ma nel sottosuolo pare si trovino anche le rovine del tempio di Salomone. Nella spianata è scoppiata la seconda Intifada e, ancora lì, la fragile tregua seguita alla presidenza di Abu Mazen rischia ora di infrangersi.
 
Moltitudine. Un gruppo di coloni ultra nazionalisti israeliani aveva convocato per domenica una grande manifestazine per protestare, proprio sul terreno della spianata, contro il piano di disimpegno dalle 21 colonie della Striscia di Gaza. La stessa manifestazione era stata organizzata un mese fa e anche questa volta l’annuncio ha messo in allarme tanto la polizia israeliana, quanto la popolazione palestinese e l’intera comunità araba. I coloni in questione appartenengono al movimento Revava (che significa moltitudine), si tratta di un'organizzazione il cui obbiettivo dichiarato è  “ripristinare i valori e l’orgoglio nazionale degli israeliani” attraverso azioni spesso radicali, razziste e antidemocratiche come l’invito all'occupazione della moschea di al Aqsa. David Ha'ivri, portavoce del gruppo invitava con queste parole alla manifestazione di ieri: “Solo una marcia di massa al Monte [..] mostrerà inequivocabilmente agli Arabi e al nostro governo che il Monte del Tempio (di Salomone, n.d.r.)è nostro!” Il gruppo, che ha assunto il ruolo di ariete del ben più vasto movimento dei coloni, aveva annunciato la presenza di oltre diecimila persone, ma questa volta le precauzioni delle forze di sicurezza hanno dissuaso i più, e la temuta invasione non si è verificata. Nella giornata di domenica dunque solo un piccolo gruppo di coloni è effettivamente riuscito ad accedere alla Spianata. Molti di loro hanno dichiarato di voler pregare nel luogo sacro, ma la tensione è presto sfociata in alcuni tafferugli con la polizia che hanno portato all’arresto di 31 attivisti della destra israeliana, tredici dei quali minorenni, e al ferimento di un agente colpito da una pietra. David Ha’ivri ha dichiarato che si aspettava che la polizia li lasciasse entrare e che “avrebbero bloccato i terroristi palestinesi intenzionati ad impedircelo”.
 
Il presidio. Le minaccie alla moschea preoccupano molto anche la comunità araba di Gerusalemme, che ha organizzato un sit in nella Spianata per presidiare le moschee. All’interno del mausoleo nella serata di domenica hanno dormito centinaia di persone, ma adesso tutto è tornato alla normalità perché la manifestazine dei coloni è un appuntamento che si ripeterà a scadenza mensile. Il Gran Mufti, Shaikh Taysir al Tamimi, intervistato da al Jazeera, ha chiesto alla polizia israeliana di fermare i coloni che minacciano di accedere al luogo sacro con la forza e ha sollecitato l’Islamic Conference Organization (OIC) affinchè si schieri in difesa del mausoleo, ma ha anche accusato le autorità israeliane di “impedire ai palestinesi di recarvisi per pregare e per affrontare i coloni”: infatti come già accaduto in passato in momenti a rischio per la sicurezza, la proibizione di accedere alla Spianata è stata imposta a tutti gli uomini palestinesi sotto i 50 anni e ai non residenti di Gerusalemme. Qusai, un palestinese che abita all’interno della Spianata delle moschee, ci racconta che “La città è blindata, la polizia si è appostata a tutti gli ingressi della città vecchia e sui piani alti delle abitazioni che si affacciano sulla Spianata. Pure per me che sono residente è stato difficile reggiungere la moschea. Il mese scorso c’erano 3500 soldati, questa volta si parla di 2500. Finchè c’è così tanta polizia siamo abbastanza tranquilli che i coloni non verranno in massa, ma se davvero la polizia li vuole fermare mi chiedo: perché non va a prenderli per arrestarli? Inoltre è certo che se i coloni avessero realmente intenzione di attaccare non lo farebbero certo quando la polizia se lo aspetta. Qui la gente è convinta che entro 3 o 4 mesi si deciderà il destino della moschea”
Domenica nella spianata era presente anche Hasan Yusuf, uno dei leader di Hamas in Cisgiordania, travestito da religioso si è infiltrato ed è stato in seguito arrestato dalla polizia: “Questo luogo è la nostra anima –dichiarava-, e un corpo non può vivere senza”. Assieme a Jusuf, i palestinesi raccolti nel presidio erano migliaia. Altri, che tentavano di unirsi al sit in, si sono visti respingere dai lacrimogeni e dai manganelli della polizia, dodici di loro sono rimasti feriti. Anche i palestinesi impossibilitati a recarsi al tempio si sono mobilitati, a Nablus sono scesi in strada circa tremila persone, ad Hebron un migliaio.
 
Effetti collaterali. In risposta alla provocazione i gruppi militanti palestinesi hanno minacciato di abbandonare la tregua armata, ma una recrudescenza dello scontro metterebbe a serio rischio il piano di ritiro spinto da Sharon e avrebbe l’effetto collaterale di tenere le migliaia di soldati, incaricati di imporre la smobilitazione dalle colonie, occupati e lontano dalla Stiscia di Gaza.
In passato, negli anni ’70, la moschea di al Aqsa era già stata nel mirino di attacchi da parte di gruppi oltranzisti israeliani, ma l’episodio più grave risale al ’69, quando l’ebreo americano Allen Goodman assaltò il mausoleo ferendo diversi fedeli arabi.
 

Naoki Tomasini

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