10/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Mentre si reinfiamma la guerra ai talebani, Karzai tende la mano al mullah Omar
TalebaniL’avevano data per sconfitta, “un fenomeno in via di esaurimento”. Al contrario, la resistenza armata dei talebani sembra essere sempre più forte e ben organizzata. La frequenza, gli obiettivi e la diffusione sul territorio delle azioni di guerriglia delle ultime settimane dimostrano che i talebani, a tre anni dalla fine della guerra, non si sono ancora arresi. Anzi, appaiono determinati a destabilizzare il Paese in vista delle elezioni afgane, previste tra soli quattro mesi. Una situazione che Washington non si può permettere di trascurare e che a quanto pare ha deciso di contrastare con tutti i mezzi che ha, sia militari che politici. All’unico scopo di garantire la sopravvivenza politica di Karzai e del suo governo. Lo stesso governo domenica ha ufficialmente dato il via libera alla presenza militare permanente degli Stati Uniti in Afghanistan.

Soldati Usa in Afghanistan Strategia militare più aggressiva. Domenica 8 maggio, un gruppo di marines stava perlustrando delle grotte sulle montagne della provincia di Laghman, poco a est di Kabul. Dentro una di queste caverne erano nascosti una ventina di talebani che hanno aperto il fuoco uccidendo due soldati statunitensi. E’ scoppiata una violenta battaglia terminata solo dopo cinque ore con l’intervento dell’aviazione Usa, che ha bombardato le grotte uccidendo almeno 23 guerriglieri. Mercoledì scorso un’altra ventina di talebani erano stati uccisi in un altro bombardamento aereo Usa avvenuto nella provincia di Kandahar dopo che i ribelli avevano attaccato una pattuglia dell’esercito afgano provocando nove morti. E il giorno prima addirittura 43 talebani erano morti sotto le bombe Usa nella provincia di Zabul in seguito a un altro agguato contro l’esercito afgano. Un così massiccio impiego dell’aviazione è una novità nella strategia antiguerriglia delle forze americane in Afghanistan, segnale evidente di un approccio militare più aggressivo verso i talebani. Una novità coincisa con l’arrivo a Kabul del generale Karl Eikenberry, che ha sostituito il generale David Barno al comando delle forze Usa in Afghanistan.

Mullah Omar a Gulbuddin Hekmatyar E amnistia per tutti, anche al mullah Omar. Oltre che sul piano militare, gli Usa sembrano intenzionati ad aumentare la pressione sui talebani anche sul piano politico. Da mesi il governo Karzai, su autorizzazione di Washington, sta trattando con alcuni esponenti talebani offrendo loro impunità e posti al governo in cambio della rinuncia alla lotta armata. Da questa offerta erano però sempre stati esclusi i due leader della resistenza armata: il mullah Omar, capo storico dei talebani, e Gulbuddin Hekmatyar, capo degli integralisti afgani legati ad al-Qaeda. Domenica invece è arrivato il colpo di scena. Sibghatullah Mojaddedi, capo della commissione governativa di riconciliazione, ha dichiarato che anche loro due sono ora inclusi nell’offerta. “Vogliamo la pace con tutti, senza eccezioni”, ha detto Mojaddedi. Immediata la risposta del mullah Omar che oggi, per bocca del suo portavoce Abdul Latif, ha rifiutato con sdegno la proposta di amnistia, ribadendo la propria volontà di portare avanti la lotta armata. L'offerta di Mojaddedi è stata letta da molti come disperato tentativo del governo Karzai (e degli americani) di convincere i talebani alla resa e di portarli dalla propria parte in vista delle elezioni di settembre. Una proposta che non fa che aumentare l’avversione verso Karzai di quella metà della popolazione afgana non-pashtun (tagiki, uzbeki e hazara) che ha combattuto a fianco degli Usa contro i talebani credendo che lo scopo di quella guerra fosse la sconfitta dei fondamentalisti del mullah Omar e che invece ora vede il governo Karzai trattare con ‘il nemico’ pur di rimanere al potere.

Donald Rumsfeld e Hamid Karzai Usa, ‘ospiti permanenti’ in Afghanistan. I veri motivi di quella guerra (costata la vita ad almeno ventimila persone) e la vera natura del governo di Hamid Karzai sono emersi chiaramente domenica nella Loya Jirga che doveva approvare la proposta del presidente sul futuro rapporto con gli Stati Uniti. In sostanza Karzai non ha fatto altro che trasmettere all’assemblea la ‘richiesta’ che il Segretario di Stato Usa Donald Rumsfeld gli aveva fatto nella sua visita a Kabul in aprile: mantenere per sempre la presenza militare Usa in Afghanistan. Richiesta motivata, nelle parole del senatore americano John McCain, dalle “esigenze di sicurezza degli Stati Uniti e della regione, data l’importanza strategica dell’Afghnaistan in virtù della sua vicinanza all’Iran, alla Cina e alla Russia”. Più chiari di così. Ovviamente la proposta Karzai-Rumsfeld è stata approvata all’unanimità dagli anziani presenti all’assemblea. Nessuno si aspettava il contrario.
 

Enrico Piovesana

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