18/08/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Relazioni tese tra Burundi, Ruanda e Congo dopo il massacro di Gatumba
Dopo il massacro nel campo profughi di GatumbaI colpi di arma da fuoco e machete con i quali venerdì scorso si è consumato il massacro di Gatumba hanno provocato un’onda d’urto che nelle ultime ore ha fatto vacillare il fragile processo di pace nella regione dei Grandi Laghi.

Nonostante a oggi non si abbia ancora un bilancio delle vittime (il numero si aggirerebbe tra le 150 e le 165) l’attacco, perpetrato dai ribelli burundesi hutu dell’Fnl (Forze di Liberazione Nazionali) ai danni di profughi di origine tutsi-banyamulenge ha avuto l’effetto di creare divisioni e reciproci scambi di accuse tra Ruanda, Burundi e Repubblica Democratica del Congo (Rdc).

Ieri in una conferenza stampa, German Niyoyankana, generale dell’esercito burundese, ha denunciato il ruolo giocato da ex-militari ruandesi e gruppi appartenenti alle forze armate congolesi nel massacro in cui decine di donne e bambini sono morti dissanguati o carbonizzati. Il portavoce dell’esercito di Bujumbura ha inoltre lasciato intendere che se la situazione dovesse persistere non sarebbe escluso un intervento militare burundese nella Rdc, finalizzato a eliminare i miliziani hutu che massacrano impunemente la popolazione tutsi. Tra i membri di questi gruppi ribelli militano molti membri dell’Interahamwe, il famigerato gruppo paramilitare resosi responsabile della maggior parte del genocidio ruandese che tra aprile e luglio 1994 uccise almeno 800 mila tra tutsi e dissidenti hutu.

Dal canto suo, il Ruanda ha puntato il dito contro Kinshasa, minacciando di intervenire con le armi oltre confine, se la Rdc non si impegnerà a sgominare o rimpatriare le bande di estremisti hutu ancora attivi sul suo territorio: “Rinnoviamo la richiesta alla Rdc di disarmare i ribelli hutu – hanno fatto sapere nei giorni scorsi i diplomatici di Kigali – tuttavia, nel caso in cui ciò non fosse possibile prenderemo provvedimenti che non necessariamente rispecchieranno la linea della comunità internazionale”.

Dalla Rdc è arrivata la replica secca del portavoce governativo, Henri Mova Sakiny: “Ci stiamo già impegnando a disarmare i gruppi ribelli sul nostro territorio – ha detto – e abbiamo lavorato a stretto contatto con la Monuc (Missione dei caschi blu nella Repubblica Democratica del Congo, ndr)”.

Relazioni diplomatiche tese, dunque, tra i tre paesi che nel 2002 siglarono un accordo di pace per porre fine al sanguinoso conflitto quinquennale nella Rdc, in cui diverse forze armate di paesi limitrofi, tra cui Ruanda e Burundi, si contendevano l’accesso alle risorse minerarie e petrolifere del paese più esteso dell’Africa centrale.

La scintilla che ha acceso la crisi nella regione dei Grandi Laghi è scoppiata ai primi di giugno, quando un reparto dell’esercito congolese dislocato nella città di Bukavu e comandato dal generale Laurent Nkunda, un ex-ribelle, si è ammutinato, scatenando il caos. Alla base della rivolta ci sarebbe stato il malcontento di Nkunda e dei suoi uomini – di origine tutsi-banyamulenge – i quali sostenevano che la loro popolazione non fosse abbastanza protetta e tutelata dalle forze dell’esercito contro le incursioni di miliziani e gruppi paramilitari hutu attivi nella zona. La rivolta di Bukavu aveva provocato la fuga verso Ruanda e Burundi di un numero imprecisato di profughi, che erano stati fatti alloggiare in alcuni campi di accoglienza al di là del confine con la Rdc. Tra di loro pare vi fossero gli stessi che lo scorso venerdì sono stati fatti a pezzi e bruciati dalle milizie dell’Fnl, le uniche a rivendicare l’attacco.

L’incidente di Bukavu, che i caschi blu dell’Onu non erano riusciti a contenere, aveva scatenato l’ira del governo congolese e il presidente, Joseph Kabila, aveva accusato il Ruanda di appoggiare Nkunda e gli ammutinati. Secondo le ultime notizie, il campo di Gatumba e i suoi superstiti verranno spostati in una zona più sicura. Aspettando che si faccia chiarezza sull’accaduto e che l’impasse diplomatico tra Ruanda, Burundi e Rdc non sfoci in un ennesimo conflitto armato.

Pablo Trincia 
Categoria: Guerra
Luogo: Burundi