29/07/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Le locuste mettono a repentaglio i raccolti del Sahel africano
LocusteA volte lo spettro della fame si presenta sotto le sembianze di un animaletto di appena due grammi, le ali sottili come carta da zucchero e la capacità – quando vola in sciame con i suoi simili – di oscurare il cielo per diversi chilometri. Lo sanno bene le comunità rurali del Sahel africano, la fascia climatica e territoriale che separa il deserto del Sahara dalle grandi foreste pluviali del tropico del Cancro. Milioni di persone hanno passato gli ultimi mesi con la preoccupazione di vedersi i campi invasi delle micidiali locuste del deserto, capaci di distruggere interi raccolti e affamare la popolazione.

Già in ottobre, quando piccole chiazze in movimento erano state registrate sui radar e sui satelliti nei cieli di Senegal, Mauritania, Mali, Niger e Sudangli esperti avevano lanciato l’allarme: milioni di locuste, divise in singoli sciami incontrollabili, stavano per invadere i rari campi di grano delle regioni pre-desertiche che andavano dai porti maghrebini sull’Atlantico a quelli sudanesi sul Mar Rosso. Squadre anti-locuste erano allora accorse spruzzando una sostanza chimica pesticida, unica arma a disposizione dell’uomo contro questa pioggia di insetti venuti dal cielo. Ma nelle ultime settimane il problema si è ripresentato, imponendo agli organi competenti di elargire grosse somme di denaro per prevenire una potenziale catastrofe ai danni popolazione, flora e fauna nel raggio di un’area che supera i 5 mila chilometri di lunghezza. L’ultima piaga di simili proporzioni era stata registrata 15 anni fa.

Il problema è ancora più grave se si pensa che l’agricoltura del Sahel, soprattutto di quello settentrionale, soffre da sempre di problemi legati alla siccità o all’avanzata del deserto. E l’arrivo delle locuste, nemiche numero uno delle piantagioni, coincide con quello delle tanto agognate piogge, indispensabili per un buon raccolto. E per uno stomaco pieno. L’emergenza ha mobilitato in questi giorni i ministri di Rabat, Niamey, Bamako, Nouakchott, Dakar, N’Djamena, Tripoli e Tunisi chiamati a rappresentare i paesi più colpiti o minacciati, che si stanno incontrando ad Algeri per stabilire un piano d’azione. La somma necessaria a far fronte alle emergenze potrebbe aggirarsi intorno agli 80 milioni di dollari, forse più. Il prezzo per non morire di fame.

Secondo gli esperti non esiste battaglia contro le locuste. Solo prevenzione. Poco sembra potere l’uomo contro un essere che divora ogni giorno l’equivalente del proprio peso e che ha nella moltitudine la sua forza micidiale. “Bastano poche ore a uno sciame di media grandezza, per spazzare via quello che 2500 persone mangiano in un giorno”, rivela il californiano Keith Kressman dagli uffici della Fao a Roma. Da 17 anni Kressman studia piani di prevenzione per impedire alle locuste di arrecare danni alle risorse agricole dei paesi cosiddetti ‘in via di sviluppo’. “In Africa esistono diverse specie di locuste – continua lo statunitense – quella rossa nell’Africa orientale e meridionale, quella marrone in Sudafrica e quella migratoria in diverse parti del continente. Tuttavia, nessuna è micidiale come la locusta del deserto, che colpisce i paesi del Maghreb e quelli del Sahel”. Uno dei problemi, secondo lo studioso, sembra essere l’incredibile capacità riproduttiva delle piccole divoratrici alate, terrore dei contadini dalla notte dei tempi. ”Vivono solo tre mesi – continua Kressman – ma le femmine depongono le uova tre volte nel corso della loro breve vita. La media è di 10-16 nascite per ogni schiusa. Questo vuol dire che ogni locusta femmina può darne alla luce oltre 40. A questa media gli sciami arrivano a decuplicarsi nel giro di pochissimo tempo.”

Sono le piogge particolarmente intense causate da anomalie climatiche – spiega l’esperto della Fao - a fare da veicolo agli sciami di cavallette, capaci di ricoprire con la loro presenza interi paesi. "Lo scorso anno si è verificato un fatto singolare nella fascia di terra che corre dal Senegal settentrionale al Marocco. In quella zona cade di media solo 1 millimetro d’acqua all’anno. Nel giro di appena due giorni ne sono caduti 100. Ore dopo, sui grafici satellitari, alcune chiazze impazzite ricoprivano addirittura duemila chilometri di terra in prossimità dell’Oceano Atlantico. Erano locuste".

Al momento gli sciami stanno minacciando le regioni settentrionali di Mali e Mauritania, mettendo a repentaglio la vita di intere comunità. Che ora sperano nella conferenza di Algeri e in un piano di prevenzione contro gli insaziabili insetti portati dalla pioggia.

Pablo Trincia 
Categoria: Popoli, Ambiente
Luogo: Mauritania