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I primi di settembre una serie di rivolte scatenate dall’aumento del prezzo del pane sono scoppiate in Mozambico, ed in particolare nella capitale Maputo, la polizia ha sparato con proiettili veri sui dimostranti e il bilancio finale si aggira intorno ai 14 morti, tra i quali due bambini e quattro agenti della sicurezza.
In quei giorni David Patrick Lane, giornalista e blogger nato in Uruguay e cresciuto a Liverpool, che da qualche tempo vive e lavora in Sudafrica, stava conducendo ricerche e scrivendo un capitolo del suo prossimo lavoro proprio a Maputo. Davy, come lo chiamano tutti, sta preparando un libro sull’eredità lasciata dai Mondiali di calcio in Africa, un libro sul calcio e sulla diaspora africana nel mondo.
“Due fattori principali hanno giocato un ruolo attivo nello scoppio delle rivolte per l’aumento del prezzo del pane in Mozambico: uno è la crescente divisione di classe che sta interessando il Paese e l’altro è un fattore culturale fondamentale”, spiega a PeaceReporter.
La divisione sociale alla quale il Mozambico sta assistendo è dovuta all’arrivo di ingenti capitali stranieri a Maputo, e all’arricchimento visibile e recente di una parte della società.
L’aspetto culturale è costituito dall’oggetto stesso della rivolta: il pane oltre ad essere un alimento base è un elemento culturale fondamentale nella vita del Paese africano.
L’aumento del prezzo del pane è stato causato in particolare dall’aumento del prezzo del grano: due dei maggiori esportatori mondiali, Russia (sesto) e Pakistan (ottavo), hanno subito delle calamità naturali che hanno causato problemi alla produzione di grano. In Russia gli incendi divampati per giorni e la siccità che ne è seguita, in Pakistan le inondazioni. Il Mozambico non è autosufficiente nella produzione di grano, ne importa il 65 per cento, e ha subito in pieno l’aumento del prezzo del cereale che ha messo sotto pressione il governo.
Nel Paese il prezzo del pane è sempre stato basso, considerato parte dello stile di vita nazionale è un alimento che da sempre viene sovvenzionato dallo Stato. Normalmente un pane in Mozambico costa due meticais, e per capire la cifra basta pensare che per un dollaro occorrono 37 meticais.
È un prezzo molto basso per la gente comune e la forma di pane rappresenta una sorta di pietra miliare nell’economia del quotidiano, una sorta di unità di misura.
“Le persone qui hanno ereditato una cultura del mangiare pane dai portoghesi” dice Davy “ora sono le quattro, quattro e mezza circa del pomeriggio, tra le cinque e le sei e mezza vedresti la gente riempire i panifici di Maputo per comprare il pane fresco appena sfornato. C’è l’abitudine di prendere del vino insieme al pane prima della cena, ed è molto comune portare la forma di pane a casa mezz’ora prima di cenare”.
“Le proteste non sono scoppiate perché mancava il pane”, aggiunge Davy, “il pane non è mai mancato, è ovunque. Ci sono fornai ovunque qui a Maputo, sono come i pub in Gran bretagna. Un tipico pasto è fatto da una pagnotta e del formaggio, una pagnotta ha le dimensioni del mio pugno chiuso e per due meticais, più il costo del formaggio, ho messo insieme un pasto molto economico.
Non esagero se dico che il pane più buono del mondo è qui a Maputo.
C’è poi da notare che se mi siedo in un caffè e prendo una ‘pasta de nata’ che è un tipico dolce portoghese, riempito di crema pasticcera, allora spendo 40 meticais, più di un dollaro. La pasta de nata non è sovvenzionata dallo Stato, quindi viene venduta al prezzo di mercato. Se vai in un supermarket o in un caffè anche lì trovi il pane, ma ai panifici non è consentito venderlo a più del prezzo stabilito, che è poi il costo di produzione. Ora immagina che tutti i panifici che ci sono per le strade di Maputo, all’improvviso, volessero vendere il pane a cinque meticais; non potrebbero. Invece è quello che è successo: ci sono tre misure di pane, la piccola, la media e la grande e a un certo punto la piccola è stata venduta a sei, poi a sette meticais. La grande a nove e poi a dieci. Immagina cosa vuol dire questo in un posto in cui si possono vedere facilmente donne comprare fino a quaranta pani insieme e portarli a casa, e persone che ne comprano comunemente dieci”.
Tutto questo spiega come il pane abbia fatto da innesco, è stata la paglia che ha preso fuoco dopo una serie di piccoli aumenti precedenti di altri beni. Ma la causa vera dei disordini è un’altra: “Ci sono numerosi segni di un vero e proprio boom economico che sta investendo in particolare la capitale del Mozambico. Se guardi al profilo della città ti accorgi che sta rapidamente cambiando, molte nuove costruzioni ed edifici stanno sorgendo e la città è invasa da lavoratori cinesi, oltre che locali. I principali investitori sono cinesi che immettono grossi capitali nel circuito economico del Paese, ma gli effetti visibili sono che alcune persone stanno diventando molto ricche, il Mozambico no”.
Questo cambiamento del paesaggio urbano sta investendo soprattutto la capitale Maputo, non le altre città o il resto del Paese.
“Molte persone hanno detto che protestavano perché hanno visto molti soldi arrivare in città” continua Davy “nuovi supermarket, merci di ogni tipo, che loro non possono comprare. Nelle campagne, invece, non hanno visto nulla di tutto questo. Maputo è una città cosmopolita, risente dell’influenza portoghese, per certi versi si può notare un lifestyle europeo: si vedono persone ben vestite, sofisticate, il benessere ultimamente è sempre più visibile. Molti vanno a lavorare a Johannesburg, guadagnano bene e tornano indietro con grandi automobili. Le persone povere che abitano nei sobborghi vedono i loro concittadini che vanno a fare soldi in Sudafrica e questo genera rabbia. Ecco perché quando hai qualcosa di così simbolico come il pane che quadruplica il suo prezzo, o anche più, la situazione si fa davvero difficile, è una scintilla che dà fuoco alle polveri”.
Alessandro Micci