16/09/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



La fine della guerriglia separatista, e una legge che premia i soldati che uccidono di più, hanno provocato un'escalation dei crimini commessi dalle truppe indiane contro i civili

Nel Kashmir sotto controllo militare indiano è finita la rivolta armata, ma è esplosa la rivolta popolare. Oltre trenta manifestanti kashmiri sono stati uccisi dalla polizia indiana negli ultimi cinque giorni, più di cento negli ultimi tre mesi. Nonostante il coprifuoco ininterrotto imposto dalle autorità di Nuova Delhi, le proteste continuano a dilagare e farsi sempre più violente. Più la repressione si fa sanguinosa, più cresce la rabbia popolare.

Il popolo kashmiro continua a invocare giustizia per i crimini commessi dalle truppe indiane nei confronti dei civili, chiedendo al governo di Manmohan Singh la revoca della Legge sui poteri speciali delle forze armate - in vigore dal 1990 nello stato del Jammu-Kashmir - che garantisce l'impunità totale ai militari in servizio nella regione e premi in denaro - i cosiddetti 'gallantry awards', premi al valore - ai soldati che uccidono guerriglieri.

Con il progressivo scemare delle attività dei gruppi guerriglieri indipendentisti sostenuti dal Pakistan, le truppe indiane, per continuare a percepire questi premi, hanno iniziato a inscenare 'falsi combattimenti' con falsi nemici uccisi. I soldati, in particolare le RR (i Rashtriya Rifles, forze speciali antiterrorismo note per la loro brutalità), rapiscono civili dai villaggi di montagna, li giustiziano nei boschi e poi li spacciano per guerriglieri uccisi in combattimento.

Questo fenomeno, iniziato un paio di anni fa, in coincidenza, appunto, con il declino della violenza separatista, dalla scorsa primavera ha assunto una dimensione impressionante, con decine di civili trucidati dalle RR ogni settimana. Crimini che hanno scatenato crescenti proteste da parte della popolazione locale, sopratutto giovani, sfociate nelle grandi manifestazioni di giugno e luglio, riprese nei giorni scorsi dopo la fine del Ramadan.

Il premier indiano Singh ha dichiarato che nei prossimi giorni discuterà della situazione in Kashmir con tutte le forze politiche nazionali, di governo e opposizione, valutando l'eventualità di una parziale modifica alla contesta Legge sui poteri speciali delle forze armate.
Nel frattempo, in Kashmir, il coprifuoco rimane in vigore a tempo indeterminato, la regione è completamente isolata, e l'esercito presidia città e villaggi fantasma, con la gente costretta a chiudersi in casa.

Enrico Piovesana

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