15/09/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Hanno dai 4 ai 12 anni e passano le giornate per la strada. I soldi poi finiscono nelle tasche di chi dovrebbe educarli ad essere buoni musulmani

Per Moussa la scatola di latta che tiene in mano è il bene più prezioso. Ogni giorno, all'alba, scende nelle strade di Dakar, in Senegal, per chiedere l'elemosina. Moussa è uno dei 50 mila talibé, mendicanti che passano le loro giornate nel traffico della capitale. Ogni tanto qualche macchina si ferma e lascia cadere delle monete nei barattoli. Dovrebbero studiare il Corano e invece sono sfruttati dai loro tutori, i cosiddetti marabutti. Nel 2005 il governo senegalese vara una legge che vieta a chiunque di reclutare bambini per farli mendicare. Il 9 settembre del 2010, cinque anni dopo l'entrata in vigore della norma, sette insegnanti coranici vengono arrestati e giudicati colpevoli per aver costretto decine di bambini ad elemosinare. Sei mesi di libertà vigilata come pena. Per molti la sentenza segna un cambiamento storico, per altri è un contentino dato alla stampa internazionale. "Questo tipo di pratica è in uso dall'inizio dei tempi qui in Senegal", ha dichiarato Aboubacry Barro, uno degli avvocati dei marabutti, "La condanna è un caso senza precedenti". Il fenomeno dei talibé è largamente diffuso e giudicato "normale" dalla popolazione. "I genitori affidano i propri figli ai marabutti per due ragioni. In primo luogo perché ricevano un'istruzione religiosa e poi perché non sono in grado di mantenerli" racconta Gianfranco Fasoli che a Keur Massar, a sud di Dakar, gestisce un centro di accoglienza per talibé. La figura del marabutto ("asceta" in arabo) è antica e affonda le sue radici nella tradizione popolare nordafricana. Insegnanti di corano, affiancavano alle lezioni la pratica dell'elemosina come strumento di purificazione. Umiltà e pazienza erano i principi che i giovani dovevano imparare, ma oggi la realtà è ben diversa.

Nelle daara, le scuole coraniche, i marabutti gestiscono dai 40 ai 100 bambini. Malnutriti, vestiti di stracci, vagano per le vie delle città ad elemosinare. Ogni giorno, sette giorni su sette, devono portare al proprio padrone una quota giornaliera (circa un dollaro). Se non lo fanno vengono picchiati e abusati. Per i talibé la vita in strada è piena di pericoli. Passano otto, dieci ore nel traffico. Qui sono vittime di maltrattamenti e abusi e non è difficile leggere notizie di bambini coinvolti in incidenti stradali. "Per ogni buon musulmano fare la carità è un obbligo", spiega Fasoli. "E' questo precetto che tiene in piedi il business". Secondo uno studio pubblicato da Human Right Watch i marabutti guadagnano dai 20 mila ai 60 mila dollari all'anno. Una bella somma per un Paese in cui il 70 percento della popolazione vive con meno di due dollari al giorno.

Nonostante la situazione dei talibé sia sotto gli occhi di tutti, la maggior parte dei senegalesi la considera normale. Con la legge del 2005 il governo non è intervenuto dietro spinta popolare. Il presidente Abdoulaye Wade, sostenuto in larga parte dai Fratelli Musulmani, ha dovuto muoversi dopo le pressioni internazionali. Secondo molti la condanna dei sette marabutti è un segnale dato all'occidente dietro al quale non c'è una reale intenzione di cambiare le cose. "Per le strade di Keur Massar i talibé continuano a mendicare senza che la polizia faccia nulla" ha dichiarato Fasoli. Secondo il primo ministro Souleymane Ndene Ndiaye il Senegal è "sotto pressioni esterne". Quella più evidente riguarda i 540 milioni di dollari che la Millennium Challenge Corporation, una organizzazione statunitense di cooperazione internazionale, ha stanziato nel settembre 2009 per migliorare le strade e la rete idrica del Paese. Un investimento che dovrebbe portare crescita economica e ridurre la povertà, anche per i talibé, si spera.

 

Tommaso Cinquemani

 

Parole chiave: senegal, talibé, marabutti
Categoria: Bambini, Diritti, Religione
Luogo: Senegal