19/08/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



La tregua militare sembra resistere ma è preoccupante la situazione nei campi profughi
Bambini in un campo profughiLe pressioni internazionali, le mediazioni del’Onu e dell’Unione Africana non starebbero riuscendo a convincere Khartoum ad allentare la pressione sul Darfur. Negli ultimi giorni la tensione sembra essersi spostata dagli attacchi ai villaggi ai campi profughi che ospitano centinaia di migliaia di sfollati.

“Kalma è a circa venti chilometri da Nyala, capitale del sud Darfour – sostiene Suleiman Ahmed, rappresentante a Roma del Sudanese Liberation Army-Moviment (Slam) – e ospita almeno 90mila persone. Il governo, in quel campo, impone alle organizzazioni umanitarie impegnate nel sostegno alla nostra gente di utilizzare personale da lui stesso indicato. Così il 12 agosto un 'incaricato' è entrato nel campo. Un bambino di otto anni lo ha subito riconosciuto come l’assassino di suo padre. L’uomo, Altegani Maddbbo, di 34 anni, era un Janjaweed. In realtà al-Bashir, il presidente del Sudan, ha dato alle milizie arabe il compito di affiancare gli operatori internazionali. Il bimbo ha subito avvertito la madre, la voce si è diffusa con rapidità e una folla inferocita e esausta per le condizioni di vita e per le persecuzioni ha preso Altegani e lo ha linciato. L’episodio ha elevato la tensione già alta. Tre giorni dopo, a ferragosto, almeno 2mila soldati governativi, appoggiati da alcune centinaia mezzi leggeri, quattro carri armati e con la copertura aerea di elicotteri hanno circondato Kalma e dato via a un rastrellamento”.

Suleiman parla con lentezza, consultando il suo taccuino. Ogni giorno ha frequenti contatti con il suo Paese. Pur rappresentando una delle parti in conflitto, lo Slam, è lontano dalla tentazione della propaganda.

Il dirigente politico insiste: “Le persone delle organizzazioni umanitarie sono indispensabili per la sopravvivenza degli sfollati. Portano cibo, acqua, generi di prima necessità. E sono neutrali, per questo possiamo aver fiducia in loro. Durante il rastrellamento, l’esercito ha arrestato 277 persone. La nostra gente non ha istruzione, si tratta di contadini, pastori. I catturati erano in maggior parte studenti, comunque tutti individui in grado di parlare in inglese. La volontà del governo è quella di impedire la comunicazione tra la nostra gente e i volontari. I racconti, la storia della guerra, le informazioni non devono raggiungere il mondo. Per questo adesso catturano chi può rompere il silenzio. Quattro di loro, secondo le informazioni in nostro possesso, sarebbero stati subito condannati all’ergastolo. Li avrebbero ritenuti colpevoli di diffamazione nei confronti del governo. Inoltre gli uomini di al-Bashir sostengono che chiunque tenti di aiutarci denunciando la situazione sia un nemico. Per questo limitano l'attività anche della cooperazione internazionale”.

Il 18 agosto, da Nairobi, l’inviato delle Nazioni Unite in Sudan, Jan Pronk, in un’intervista al ‘Financial Times’, ha chiesto altre centinaia di osservatori per il Sudan al fine di controllare l’attuazione dell’accordo di tregua, raggiunto tra le milizie dei Janjaweed e i combattenti del Darfur e per vigilare sulle violazioni dei diritti umani commesse contro la popolazione civile.

Il 14 agosto nel rapporto settimanale dell'Onu sulla situazione umanitaria nei campi del nord Darfur si poteva leggere: “Gli sfollati riferiscono di un numero crescente di casi di abusi sessuali nel campo di Abu Shuk, vicino ad El Fasher, commessi da ufficiali di polizia”. Il documento continuava: “Secondo testimonianze, la polizia sfrutta la paura per i Janjaweed. Le donne non intendono rischiare di avventurarsi fuori dai campi per raccogliere legna e i poliziotti propongono di procurare loro la legna in cambio di favori sessuali”. Il rapporto conclude: “Alcuni sfollati hanno riferito che ufficiali hanno seguito donne nei boschi e le hanno minacciate di percosse se non avessero acconsentito alle loro richieste”.

Mentre Suleiman sta parlando il suo telefono cellulare suona. La chiamata arriva da Kalma. Subito riferisce: “Da ieri le forze governative hanno sigillato per tre giorni il campo. Nessuno può entrare e uscire. Alcuni elicotteri stanno volando sul campo in questo momento. Non fanno passare gli aiuti e questa è la stagione delle piogge. Durante il rastrellamento dei giorni scorsi hanno rubato anche molte tende e i profughi sono costretti a vivere all'addiaccio. La mortalità infantile è alta e con l'isolamento, senza cibo, acqua e medicine la crisi si aggrava. Mi hanno riferito che almeno quindici, venti bambini, muoiono ogni giorno, mentre gli adulti a perire potrebbero essere oltre cinque”.

Secondo alcune testimonanze sarebbe arrivato il primo contingente dell'Unione Africana, composto in prevalenza da militari del Ruanda. Suleiman dice: "Vorremmo che fossero più attenti. Il mandato che hanno ricevuto è quello di proteggere gli osservatori internazionali, ma quando vedono l'esercito governativo perseguitare i civili non fanno nulla. Questo non mi pare accettabile".

Roberto Bàrbera 
Categoria: Guerra
Luogo: Sudan