14/09/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Nonostante gli scandali e le accuse da parte degli oppositori la Rousseff si difende e continua la sua corsa

Le elezioni sono vicine e la favorita di Lula, Dilma Rousseff, ha la vittoria in tasca. Ma nuove inchieste fanno vacillare il vantaggio che la candidata ha da poco ottenuto. I suoi avversari non si sono ancora arresi. Si procede con scontri televisivi e attacchi mediatici, senza esclusione di colpi. E quando ormai manca meno di un mese alla giornata decisiva, non mancano i 'colpi bassi'.

La favorita dei sondaggi, candidata del Partito dei Lavoratori (Pt), Dilma Rousseff, sostenuta e spinta dal presidente uscente Inácio Lula da Silva, è stata attaccata dai suoi oppositori. Lo scandalo, pubblicato dalla rivista Veja, riguarda Erenice Guerra, che sarebbe stata protagonista di un ampio giro di corruzione insieme al figlio Israel Guerra, quando era il braccio destro dell'attuale candidata. Rousseff ha affermato la sua totale estraneità alla vicenda e ha spiegato: "Non accetterò di essere giudicata su fatti che riguardano il figlio di mia ex collaboratrice". Il dibattito su Rede Tv! ha visto Dilma difendersi dalle accuse del suo avversario Josè Serra, che ha puntato il dito contro la campagna elettorale e l'avvicinamento a Theran negli accordi sull'energia nucleare.

Le ombre del Partito dei Lavoratori non finiscono qui. All'inizio del mese il Partito Socialdemocratico accusò il Pt per aver avuto accesso a informazioni confidenziali sui conti bancari di quattro membri del proprio partito, tra cui la figlia di Josè Serra.
L'inizio della campagna elettorale televisiva ha premiato la delfina di Lula, che ha ottenuto un ampio consenso dell'opinione pubblica, schizzando nei sondaggi elettorali e guadagnando il 50 percento dei consensi.

 Il preteso coinvolgimento di Erenice Guerra nel fenomeno tangenti potrebbe, però, gettare un ombra sulla candidata del Partito dei Lavoratori. Il Brasile, del resto, non è nuovo al fenomeno corruzione, che negli ultimi anni ha completamente travolto il Pt, portando alle dimissioni di diversi parlamentari, tra cui Josè Dirceu, il primo ministro sostituito da Dilma, finito nella bufera e costretto al ritiro.
La candidata Rousseff era stata attaccata anche in passato, in qualità di ministro dell'Energia, quando il capo delle Imposte brasiliano confessò di averla incontrata per procedere all'insabbiamento delle indagini contro Josè Sarney, ex capo di Stato e attuale presidente del Senato sostenuto da Lula.

Per cercare di porre rimedio a quello che ormai sembra un vero e proprio modus operandi della politica brasiliana, il governo ha da poco approvato un giro di vite sul malaffare nella politica con una nuova norma, 'Ficha Limpia', che prevede che chiunque sia indagato per corruzione non possa essere eletto in nessun comparto dell'amministrazione pubblica per almeno otto anni.
Dilma Rousseff, che partecipò alla lotta armata contro la dittatura militare brasiliana e trascorse quasi tre anni in prigione sotto tortura, si è proposta all'elettorato con un volto forte e materno allo stesso tempo. Ma la sua attuale popolarità la deve a Lula, mai amato dai media brasiliani, ma sopravvissuto a qualsiasi scandalo, anche quando nel 2006, alla vigilia della sua rielezione, fu accusato di essersi arricchito in modo illecito.

Se il tre ottobre Dilma vincesse, diventerebbe la prima donna presidente del paese più popoloso dell'America Latina, nuovo gigante dell'energia e dello sviluppo. I brasiliani saranno chiamati alle urne non sono per eleggere il nuovo Presidente, ma anche per il rinnovo della Camera dei Deputati e dei due terzi del Senato. Inoltre tutti i ventisei Stati rinnoveranno i Governatori e le Assemblee legislative.

 

Flavia Cappadocia