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Dieci anni volando sul globo terrestre, oltre 3.000 ore di volo e 300.000 scatti
fotografici su per lo meno 150 Paesi: queste le cifre approssimative che danno
subito un’idea dell’impresa di Yann Arthus-Bertrand, fotoreporter francese di 58 anni, che ha coinvolto con il suo lavoro e la sua
visione del mondo circa 40 milioni di persone in 34 nazioni diverse, dove sono
state allestite mostre con le sue fotografie. La prima a Parigi, nel 2000, in
questi giorni (fino al 14 novembre) per la prima volta anche in Italia, a Milano,
con la Mostra “La Terra Vista dal Cielo”, evento presentato da CANON in collaborazione con ATRIUM / Comunicazione &
Ambiente. Già, perché Arthus-Bertrand desidera far partecipare anche gli altri
alla immagine del nostro pianeta che ci si può fare volando da 30 a 3.000 metri
di altezza: dall’emozione di fronte a colori e spettacoli naturali alla consapevolezza
delle ingiustizie della guerra e della iniqua distribuzione delle risorse, prima
fra tutte l’acqua.
“Il mio lavoro vuole sensibilizzare la gente nei confronti dei problemi della
terra e dell’ambiente. Non penso che si possa essere del tutto ottimisti o pessimisti
sul mondo e sulle possibilità della pace. Penso sia importante parlarne. Ogni
giornalista ha la responsabilità di parlare e far parlare. Io sono un fotografo
e ho responsabilità, come tutti i giornalisti. Ogni persona ha una sua parte di
responsabilità e deve fare della sua vita un esempio” ci racconta Yann Arthus-Bertrand,
che porta avanti con passione il suo lavoro e crede fino in fondo alla resposabilità
che gli è stata affidata.
Circondato da altri professionisti dell’immagine e della parola, il fotografo
fa conoscere la terra attraverso esposizioni libri, filmati. “Io ero prima di
tutto un naturalista, ora sono un fotografo e il mio lavoro è fotografare, mentre
i testi vengono realizzati da altre persone che lavorano con me” precisa Arthus-Bertrand.
I suoi scatti sono infatti accompagnati da approfondimenti scritti (vedi allegati
sotto), che non solo spiegano quanto si vede, ma fanno della foto il punto di
partenza per parlare al pubblico, sempre numeroso, di temi come il degrado ambientale,
lo spreco di risorse, la guerra, la povertà, lo sviluppo sostenibile: metà dell’umanità
vive con poco più di 2 euro al giorno, ogni giorno più di 30.000 bambini muoiono
di malattie per le quali esiste già una cura, il budget mondiale per le spese
militari è di 794 miliardi di dollari, mentre l’aiuto pubblico allo sviluppo è
solo di 58 miliardi di dollari.
Yann Arthus-Bertrand con le sue fotografie vuole testimoniare uno stato di fatto,
nella speranza di far riflettere il maggior numero di persone possibile. Desidera
che le sue foto siano come un fermo immagine della Terra in questi anni, e permettano
un confronto in futuro (fornendo tutte le coordinate geografiche dei luoghi immortalati),
per valutare con obiettività i cambiamenti del pianeta. Non vuole parlare di un
Paese in particolare, ma mostrare la terra quale è oggi, di cui si definisce innamorato
e che ha imparato ad apprezzare grazie al mestiere di fotografo. Passa così dall’Islanda
all’Italia, dall’Ecuador agli Stati Uniti (dove troneggiano ancora le Torri Gemelle),
dalla Russia (Chernobyl) ai campi profughi in Africa, dal mare al deserto, dai
campi coltivati alle foreste, dalle città ai carri armati, e via così, di Nazione
in Nazione, di Continente in Continente.
E nel senso di reponsabilità di Yann Arthus-Bertrand non potevano non trovare
spazio i bambini, le generazioni future, quelle che più di noi si dovranno confrontare
con l’eredità che gli stiamo costruendo, o distruggendo. “Ritengo molto importante
il lavoro con i bambini e con le scuole. Ogni volta che viene allestita una mostra
richiedo infatti che venga data questa possibilità di lavoro e di approfondimento
con i più piccoli” ci racconta il fotografo, per il quale niente è più emozionante
di vedere gli alunni di una scuola davanti alle sue immagini, con una guida che
possa loro illustrare e spiegare, dare un senso e una profondità a quanto vedono.
Sempre nell’ottica di non trascurare nessuno, Arthus-Bertrand è riuscito a realizzare
anche quello che più sembrare un controsenso, l’impresa impossibile: ha voluto
coinvolgere nel suo progetto i non vedenti, coloro che, a priori, non potrebbero
mai apprezzare le bellezze, o le miserie, della terra in cui vivono. Grazie all’aiuto
di Alain Mikli (noto creatore di occhiali francese) è riuscito a realizzare immagini
“visibili” al tatto (45 nella Mostra a Milano), in rilievo grazie all’utilizzo
di acetato di cellulosa.
Il coinvolgimento del maggior numero di persone, per un quadro della terra che
sia davvero completo, non termina con gli scatti della macchina fotografica. Yann
Arthus-Bertrand infatti sta portando avanti dallo scorso anno anche il progetto
“6 Milliards d’Autres”, sei miliardi di altri, le altre persone, il resto del
mondo spesso non considerato. Arthus-Bertrand dice che fotografare gli ha insegnato
non solo ad apprezzare l’ambiente in cui vive, ma anche gli uomini che vi abitano,
e per far conoscere anche loro, una fotografia non è abbastanza. Accanto alle
foto e ai filmati vengono così realizzate interviste, incontri a tu per tu con
gli abitanti della terra, con le loro culture, le loro difficoltà, il loro modo
di vivere, per chiudere il cerchio e dare vita alle immagini, voce ai protagonisti.
Foto 1. Imbarcazioni impigliate nei giacinti d’acqua sul Nilo, Egitto (29°43’
N – 31°17’ E)
Foto 2. Patchwork di tappeti a Marrakech, Marocco (31°32’ N – 8°03’ O)
Foto 3. Lavoratore a riposo su balle di cotone, Thonakaha, Regione di Korhogo,
Costa d'avorio (9°28’ N – 5°36’ O)
Valeria Confalonieri