29/10/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Il fotografo Yann Arthus-Bertrand e la sua visione del mondo, per la prima volta in Italia

Imbarcazioni impigliate nei giacinti d'acqua sul Nilo, Egitto (29°43' N - 31°17' E)Dieci anni volando sul globo terrestre, oltre 3.000 ore di volo e 300.000 scatti fotografici su per lo meno 150 Paesi: queste le cifre approssimative che danno subito un’idea dell’impresa di Yann Arthus-Bertrand, fotoreporter francese di 58 anni, che ha coinvolto con il suo lavoro e la sua visione del mondo circa 40 milioni di persone in 34 nazioni diverse, dove sono state allestite mostre con le sue fotografie. La prima a Parigi, nel 2000, in questi giorni (fino al 14 novembre) per la prima volta anche in Italia, a Milano, con la Mostra “La Terra Vista dal Cielo”, evento presentato da CANON in collaborazione con ATRIUM / Comunicazione & Ambiente. Già, perché Arthus-Bertrand desidera far partecipare anche gli altri alla immagine del nostro pianeta che ci si può fare volando da 30 a 3.000 metri di altezza: dall’emozione di fronte a colori e spettacoli naturali alla consapevolezza delle ingiustizie della guerra e della iniqua distribuzione delle risorse, prima fra tutte l’acqua.

“Il mio lavoro vuole sensibilizzare la gente nei confronti dei problemi della terra e dell’ambiente. Non penso che si possa essere del tutto ottimisti o pessimisti sul mondo e sulle possibilità della pace. Penso sia importante parlarne. Ogni giornalista ha la responsabilità di parlare e far parlare. Io sono un fotografo e ho responsabilità, come tutti i giornalisti. Ogni persona ha una sua parte di responsabilità e deve fare della sua vita un esempio” ci racconta Yann Arthus-Bertrand, che porta avanti con passione il suo lavoro e crede fino in fondo alla resposabilità che gli è stata affidata.
Circondato da altri professionisti dell’immagine e della parola, il fotografo fa conoscere la terra attraverso esposizioni libri, filmati. “Io ero prima di tutto un naturalista, ora sono un fotografo e il mio lavoro è fotografare, mentre i testi vengono realizzati da altre persone che lavorano con me” precisa Arthus-Bertrand. I suoi scatti sono infatti accompagnati da approfondimenti scritti (vedi allegati sotto), che non solo spiegano quanto si vede, ma fanno della foto il punto di partenza per parlare al pubblico, sempre numeroso, di temi come il degrado ambientale, lo spreco di risorse, la guerra, la povertà, lo sviluppo sostenibile: metà dell’umanità vive con poco più di 2 euro al giorno, ogni giorno più di 30.000 bambini muoiono di malattie per le quali esiste già una cura, il budget mondiale per le spese militari è di 794 miliardi di dollari, mentre l’aiuto pubblico allo sviluppo è solo di 58 miliardi di dollari.

Patchwork di tappeti a Marrakech, Marocco (31°31' N 8°03' O) Yann Arthus-Bertrand con le sue fotografie vuole testimoniare uno stato di fatto, nella speranza di far riflettere il maggior numero di persone possibile. Desidera che le sue foto siano come un fermo immagine della Terra in questi anni, e permettano un confronto in futuro (fornendo tutte le coordinate geografiche dei luoghi immortalati), per valutare con obiettività i cambiamenti del pianeta. Non vuole parlare di un Paese in particolare, ma mostrare la terra quale è oggi, di cui si definisce innamorato e che ha imparato ad apprezzare grazie al mestiere di fotografo. Passa così dall’Islanda all’Italia, dall’Ecuador agli Stati Uniti (dove troneggiano ancora le Torri Gemelle), dalla Russia (Chernobyl) ai campi profughi in Africa, dal mare al deserto, dai campi coltivati alle foreste, dalle città ai carri armati, e via così, di Nazione in Nazione, di Continente in Continente.

E nel senso di reponsabilità di Yann Arthus-Bertrand  non potevano non trovare spazio i bambini, le generazioni future, quelle che più di noi si dovranno confrontare con l’eredità che gli stiamo costruendo, o distruggendo. “Ritengo molto importante il lavoro con i bambini e con le scuole. Ogni volta che viene allestita una mostra richiedo infatti che venga data questa possibilità di lavoro e di approfondimento con i più piccoli” ci racconta il fotografo, per il quale niente è più emozionante di vedere gli alunni di una scuola davanti alle sue immagini, con una guida che possa loro illustrare e spiegare, dare un senso e una profondità a quanto vedono.
Sempre nell’ottica di non trascurare nessuno, Arthus-Bertrand è riuscito a realizzare anche quello che più sembrare un controsenso, l’impresa impossibile: ha voluto coinvolgere nel suo progetto i non vedenti, coloro che, a priori, non potrebbero mai apprezzare le bellezze, o le miserie, della terra in cui vivono. Grazie all’aiuto di Alain Mikli (noto creatore di occhiali francese) è riuscito a realizzare immagini “visibili” al tatto (45 nella Mostra a Milano), in rilievo grazie all’utilizzo di acetato di cellulosa.

Lavoratore a riposo su balle di cotone, Thonakaha, regione di Korhogo, Costa d'Avorio (9°28' N - 5°36' O) Il coinvolgimento del maggior numero di persone, per un quadro della terra che sia davvero completo, non termina con gli scatti della macchina fotografica. Yann Arthus-Bertrand infatti sta portando avanti dallo scorso anno anche il progetto “6 Milliards d’Autres”, sei miliardi di altri, le altre persone, il resto del mondo spesso non considerato. Arthus-Bertrand dice che fotografare gli ha insegnato non solo ad apprezzare l’ambiente in cui vive, ma anche gli uomini che vi abitano, e per far conoscere anche loro, una fotografia non è abbastanza. Accanto alle foto e ai filmati vengono così realizzate interviste, incontri a tu per tu con gli abitanti della terra, con le loro culture, le loro difficoltà, il loro modo di vivere, per chiudere il cerchio e dare vita alle immagini, voce ai protagonisti.


Foto 1. Imbarcazioni impigliate nei giacinti d’acqua sul Nilo, Egitto (29°43’ N – 31°17’ E)

Foto 2. Patchwork di tappeti a Marrakech, Marocco (31°32’ N – 8°03’ O)

Foto 3. Lavoratore a riposo su balle di cotone, Thonakaha, Regione di Korhogo, Costa d'avorio (9°28’ N – 5°36’ O)

 

Valeria Confalonieri

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