11/09/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Non solo curare, ma informare e soprattutto accompagnare. Un progetto anche politico

Tutto cominciò a Palermo, poi venne Marghera e in futuro, forse, ci saranno Calabria (in uno stabile sequestrato alla 'ndrangheta), Puglia, Torino e Firenze.
Di sicuro per ora ci sono i due polibus, ambulatori mobili che - anche grazie al sostegno di Fondazione Smemoranda - porteranno medicine di base e servizi sanitari dove ce n'è bisogno.
Stiamo parlando dell'Italia, nuovo fronte del quasi ventennale impegno di Emergency.
Firenze, l'auditorium della Fiera è pieno per la presentazione del "Programma Italia", cioè, nelle parole di Gino Strada, "il modo più semplice evidente e produttivo di fare politica: andare incontro ai bisogni".

Il punto è che il poliambulatorio di Palermo, aperto nel 2006, funziona. Non è solo un luogo di medicina, ma anche di informazione, perché quelli a cui si rivolge, soprattutto gli immigrati senza diritti (cosiddetti "clandestini"), hanno bisogno di questo: di accompagnamento.
E' un concetto su cui Pietro Parrino, responsabile del servizio umanitario di Emergency, insiste: "Per gli immigrati, il servizio non è semplicemente avere un dottore che visita perché chi arriva non ha strumenti per capire come funziona il sistema. Quindi lo si ascolta, si capisce quali sono i problemi, e lo si accompagna nei meandri dei servizi. si fa educazione civica. Tutti elementi che non sono considerati rilevanti dalla Pubblica Amministrazione, anche perché costano".

Un immigrato irregolare ha come unica possibilità il pronto soccorso, non gli è garantito il medico di base o un servizio ambulatoriale, ma solo l'emergenza.
"C'è una logica di privilegio - aggiunge Parrino. Si accompagna al fatto che ai cittadini italiani viene spiegato che l'unico modo per garantire i loro diritti è tagliare i costi e quindi non curare quelli che sono qui e 'non dovrebbero esserci'.
Noi vogliamo invece essere presenti per garantire un diritto di tutti e dimostrare il contrario".

Oltre all'accompagnamento, un'altra componente base del Progetto Italia è l'utilizzo dei volontari in maniera intelligente, chiedendogli di fare quello che già fanno nel lavoro: ragalando alcune ore della loro professionalità.
E poi c'è il rapporto con la Pubblica Amministrazione: "Si vuole creare una struttura che sia complementare ai servizio sanitario nazionale, che possa riempire i vuoti con la massima chiarezza. Per cui crediamo sia utile sederci a un tavolo con le amministrazioni e condividere la disponibilità a crescere reciprocamente.

E qui le note non sono sempre liete, perché se da un lato c'è Venezia - un "comune straordinario" che nel giro di un anno ha reso possibile l'apertura del poliambulatorio di Marghera - dall'altro c'è per esempio il caso di Torino, dove era stato identificato un posto perfetto, con un grande giardino, ma dopo una serie di inspiegabili riunioni si è capito che il capo circoscrizione aveva un problema: "Intorno al giardino ci sono palazzi alti e si vede dentro. Avevano paura che la gente vedesse gli immigrati".
A Milano invece, il Comune ha risposto che "c'è già l'opera di San Francesco", cioè quattro ambulatori per tutta la regione in cui vivono in assoluto più immigrati.

Tornando a Marghera, Parrino sottolinea l'importanza dei mediatori culturali.
"Lì ci sono due grandi comunità, quella del Bangladesh e i nigeriani. E' molto faticoso contattare i bengalesi, di donne non se ne vedono, ci sono ma non possono uscire di casa. La continuità dell'assistenza ci aiuterà a entrare in confidenza. I mediatori non devono solo tradurre, ma ascoltare, capire i problemi e poi ridiscuterne con gli altri operatori per trovare soluzioni".

Gabriele Battaglia

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