10/09/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Cecilia e Gino Strada hanno accolto i volontari della Ong con una conferenza in cui hanno spiegato novità e progetti. Su tutti, il Manifesto 'Il mondo che vogliamo'

"Sempre bello vedervi anno dopo anno. Ed è altrettanto bello vedere facce nuove, vuol dire che cresciamo bene e sani". Cecilia Strada ha aperto così la sua prima plenaria da presidente di Emergency, ruolo al quale è stata chiamata dopo la scomparsa di Teresa Sarti, sua madre, "il presidente con la p maiuscola", come l'ha definita lei stessa, commossa, fra gli applausi. Di fronte, un auditorium pieno zeppo di volontari accorsi al Nono incontro nazionale della Ong a Firenze.

"Il primo anno senza di lei è stato un anno duro per Emergency. Ma alcune settimane fa, una sera, parlando con Gino, che come sapete non è tipo da dilungarsi in complimenti, sono rimasta stupita nel sentirlo dire quanto Emergency sia stata formidabile in questi mesi. 'Siamo stati bravissimi', ha detto. E aveva ragione. Succede spesso di vedere come organizzazioni solide si squaglino con la dipartita del capo. E la cartina tornasole di quanto abbiamo fatto sono i progetti. A luglio abbiamo inaugurato il progetto in Sudan. Strepitoso. E come se non bastasse, in questo paese stiamo realizzando un altro centro per aggiungere un tassello alla fantastica e utopica rete regionale pediatrica e cardiochirurgica che stiamo pian piano costruendo. Una rete straordinaria anche dal punto di vista culutarle, simbolo di sanità che funziona. A breve inaugureremo anche il poliambulatorio di Marghera, a pochi chilometri da Venezia. È interessante vedere come la gente si stupisca quando diciamo che lavoriamo anche in Italia. Siamo contenti di lavorarci perché putroppo ce n'è tanto bisogno". Cecilia Strada ha quindi parlato del prossimo progetto nella Repubblica Democratica del Congo e ha accennato a quanto successo in aprile a Lashkargah. "Situazione durissima. Che voi conoscete bene, dato che vi siete presi uno spavento esattamente come me. Situazione grottesca, assurda, surreale. Dalla quale siamo usciti in modo egregio". Quella vicenda, secondo Emergency, ha fatto emergere temi sui quali non pensavo ci fosse nemmeno da discutere, del tipo se sia giusto o meno curare tutti in una guerra. "Che domanda - precisa - Chiunque sia ferito va curato. Era scontato per noi. È il principio cardine del nostro intervento". Quindi arriviamo alla sorpresa del polibus. "È bello. È pratico. Un passo avanti per questo paese", ha concluso.

Quindi Gino Strada. "Eccoci qui. Quelli che, come ha detto Alfredo Mantica, a forza di giocare col fuoco talebano si scottano. Eccoci qui, gli insopportabili, a detta della Cia - ha esordito - Quest'anno ci ha convinti che in Italia, Emergency sia molto apprezzata per il lavoro che fa, ma anche per le cose che dice e per i valori che vuole continuare a sostenere. Per questo abbiamo sentito il bisogno di rievocare antichi principi che abbiamo scritto in un documento che presenteremo qui. Il mondo che vogliamo. Per fare piazza pulita su chi siamo e come la pensiamo. Nello stendere il manifesto ci siamo chiesti: in che paese viviamo? Il problema non è il nano pelato. Quello è il sintomo. La malattia è la vittoria della libertà basata sulla diseguaglianza. È una malattia molto contagiosa. L'Italia è a un punto critico. Instabile dal punto di vista politico. Non è chi vincerà il circo politico. Il problema è dal punto di vista sociale. Che mi preoccupa molto. Siamo in un paese democratico?".

Strada precisa cosa sia per Emergency un paese democratico. "Consideriamo democratico un sistema politico che metta per primo il bisogno dei più deboli, chi ha bisogni drammatici. Un paese è democratico solo perché si vota? Ma che coglionata! A noi sta cosa sta stretta. Vorremmo dei valori diversi. E lo abbiamo scritto in questo manifesto. Emergency non vuole fornire ricette, ma solo la nostra visione della politica e quei principi indispensabili che differenziano una comunità da una giungla feroce. E questo, guardando in faccia le persone che soffrono. Senza pensare al chi sei, da dove vieni, per chi voti, di che pelle sei? Ci rendiamo conto del dramma del nostro paese e abbiamo deciso di dare risposte. Ma l'idea di fornire cure qualità e gratis anche agli italiani bisognosi sia un modo per mettere in pratica i principi di cui parlavamo". Dopo la lettura del Manifesto, il lungo applauso. "Mi fa piacere che lo applaudiate. Sarà uno strumento di lavoro per un lungo tempo per Emergency. Perché c'è molto da fare".

 

Stella Spinelli

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