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Barnabas Dlamini, primo ministro dello Swaziland, reame stretto tra il Sudafrica e il Mozambico, ha annunciato che il suo governo è intenzionato a usare la tortura per punire i dissidenti.
Lo hanno riportato media locali. La tortura è quella dello sipakatane, che consiste nel colpire le palme dei piedi con un pezzo di legno con dei chiodi fino a causare la paralisi.
Il premier ha aggiunto: "Potrebbe essere usata anche contro gli stranieri che cercano di interferire negli affari interni del regno".
Le polemiche e le proteste non sono certo mancate, e decine di attivisti sono stati arrestati dalla polizia. Sono stati espulsi 33 membri dei sindacati sudafricani, finti in manette.
Il movimento a favore della decmocrazia, Swaziland Solidarity Network, ha affermato: "Bisogna essere veramente sadici per ideare una tale forma di tortura nei confronti di persone innocenti".
Lo Swaziland, ultima monarchia assoluta dell'Africa sub-sahariana, è guidato dal re Mswati III, più volte criticato per il suo sfarzoso stile di vita.