10/09/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Secondo le stime di Kampala nel sottosuolo ci sarebbero due miliardi e mezzo di barili di greggio

Uganda e Kenya entrano nel business del petrolio. I due Paesi hanno firmato oggi un memorandum di intesa per la costruzione di una raffineria in territorio ugandese e di un oleodotto che porterà il greggio dal bacino del Lago Alberto, in territorio ugandese, fino a Mombasa, sull'Oceano Indiano. L'infrastruttura permetterà a Kampala di esportare il suo greggio, mentre il Kenya potrà diversificare i suoi fornitori che, ad oggi, sono al 40 percento i paesi del golfo. La raffineria renderà l'Uganda in grado di trasformare il greggio nei suoi derivanti, evitando di importare la quasi totalità degli idrocarburi dai paesi vicini. La Kenya Petroleum Rafineries, una società controllata per il 50 percento dal governo di Nairobi e per un altro 50 dal gruppo indiano Essar, eseguirà i lavori.

In questo business si muove anche l'italiana Eni che nel 2009 ha acquisito i diritti di sfruttamento di due campi petroliferi sul Lago Alberto. Un affare da 1,35 miliardi di dollari. L'Uganda è una new entry nello scacchiere geopolitico delle materie prime. Secondo il governo di Kampala nel bacino del lago sarebbe nascosta una fortuna da due miliardi e mezzo di barili che trasformerebbe il piccolo stato centroafricano nel quinto produttore di greggio del continente. Una prospettiva allettante per gli investitori stranieri e per l'Eni, che in Africa ha già interessi in Congo (Rdc), in Nigeria e in Ghana.

Parole chiave: uganda, kenya, petrolio, raffineria
Categoria: Risorse, Politica, Economia
Luogo: africa