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Quando il 27 agosto scorso il presidente messicano Felipe Calderon aveva fatto sapere che erano scomparsi due funzionari federali, Roberto Jaime Suarez Vasquez e Juan Carlos Suarez Sanchez, che indagavano sul massacro di 72 immigrati, in pochi avrebbero scommesso sul loro ritorno a casa. Anche se tutti lo speravano.
Oggi, purtroppo, le autorità della zona rendono noto che molto probabilmente i corpi dei due uomini sarebbero stati ritrovati senza vita nei pressi del municipio di San Fernando. Non solo. Probabilmente i responsabili degli omicidi degli immigrati e anche di quelli dei due funzionari sarebbero i killer de Los Zetas, la famigerata banda criminale legata al narcotraffico che comanda con il pugno di ferro la zona di confine con gli Stati Uniti. Insomma, una storia tragica come tante, purtroppo, se ne sentono in arrivo tutti i gironi da quella zona del Messico. Il ritrovamento dei corpi degli immigrati e degli agenti che indagavano ha messo in risalto una volta ancora lo strapotere delle organizzazioni criminali dell'area, che hanno ramificazioni in più paesi e che oggi sappiamo accanirsi anche contro uomini e donne in cerca di un futuro più stabile.
Oltretutto, il problema (enorme) adesso inizia a interessare anche quella fetta di società che nulla ha a che vedere con la guerra fra le parti. Da qualche tempo, infatti, all'opinione pubblica che protesta per la mancanza di sicurezza si sono aggiunti i produttori agricoli che denunciano la paura di recarsi nei loro campi infestati dai pick-up (rigorosamente senza targa) delle bande criminali. Le strade usate dalle bande, i campi in cui abbandonano i cadaveri dei loro nemici e i sentieri che conducono verso il confine con gli Usa, sono gli stessi che usano i produttori agricoli della zona.
Uno di loro, che richiede l'anonimato per paura ha rivelato che spesso si è imbattuto in veicoli che portavano sulla carrozzeria finti simboli di organizzazioni non governative, imprese parastatali e private inclusi veicoli con i loghi dell'università autonoma di Chihuahua e Ciudad Juarez.
Inoltre, molti villaggi che si trovano nelle zone "sotto controllo criminale" sono inaccessibili per chiunque non abbia parenti stretti o amici che ci vivono considerando che molto spesso chi entra nel territorio dei cartelli viene perquisito dalla testa ai piedi. La legge del più forte da queste parti ha la meglio. E la corruzione gioca un ruolo sporco.
"E' la corruzione una delle cose principali da combattere" dice Luz Sosa, giornalista impegnata da sempre nel raccontare ciò che accade nella zona e pluripremiata per il suo lavoro. "Poliziotti onesti il cui lavoro è messo a rischio dai loro colleghi che collaborano con i cartelli del crimine. Nonostante gli ultimi avvenimenti siano accaduti lontano dalle zone solitamente colpite dalla violenza dei cartelli possiamo dire tranquillamente che la zona nella sua totalità ha questo grave problema. Per quanto riguarda l'uccisione dei due investigatori inoltre, non mi stupirei se durante le indagini i due avessero ricevuto pressioni o minacce. In taluni casi anche dai loro stessi colleghi. Per questo dico che la corruzione è uno dei mali da sconfiggere".
Poi c'è la popolazione civile, in sostanza indifesa, che subisce i danni da questa situazione. "Si sentono sequestrati. I civili in questa zona del paese sono sotto scacco. Hanno paura anche di uscire per le strade, di mandare i figli a scuola o di recarsi al lavoro. E la cosa che ci si chiede maggiormente è: quando finirà tutto questo?" conclude Luz Sosa.
Alessandro Grandi