08/09/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Ritardi, scarsa comunicazione e un territorio troppo vasto all'origine dell'autocritica del Sottosegretario Atul Khare

"I caschi blu hanno fallito nel proteggere la popolazione". Lo ha detto Atul Khare, sottosegretario generale Onu incaricato delle operazioni di mantenimento della pace in Congo. Nella regioni del Kivu, vicino al confine ruandese, gruppi armati si scontrano per il controllo delle risorse naturali. Chi ne paga le spese sono i civili che spesso vengono uccisi o sono vittime di violenza. "Anche se la responsabilità principale di proteggere i civili spetta chiaramente allo Stato, noi anche abbiamo fallito. Le nostre azioni non sono state adeguate, il che ha avuto come risultato un'aggressione brutale alla popolazione della zona", ha dichiarato il sottosegretario martedì sera dinanzi al Consiglio di Sicurezza.

Le prime notizie degli attacchi erano arrivate alla fine di agosto, ma secondo Khare, mandato in missione sul posto, i numeri della violenza sono più alti di quello che si pensava.

Sarebbero almeno 500 le vittime di stupri. Gli attacchi più agghiaccianti sono avvenuti il 30 luglio e il 2 agosto in 13 villaggi sparsi tra le località di Bunyampuri, Kibua e Mpofi dove almeno 242 persone, tra cui 28 minori, sono stati violentati "in maniera sistematica" dai guerriglieri congolesi mai-mai e dalle Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda. La base dei caschi blu del Monusco si trovava a pochi chilometri di distanza dai luoghi assaltati, ma, secondo Khare, le prime notizie arrivarono il 5 agosto, troppo tardi per catturare i guerriglieri che erano "già spariti nella foresta". Secondo il sottosegretario il numero limitato di militari, la vastità del territorio e l'assenza quasi totale di mezzi di comunicazione hanno reso difficile dare l'allarme.