11/09/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Nella democrazia più grande del mondo al vertice della piramide c’è ancora una dinastia

Scritto per noi da
Valentina Ravizza

Una famiglia dal cognome prestigioso, Gandhi, che dall'Indipendenza ad oggi si è guadagnata, purtroppo anche con il sacrificio della vita, il diritto di governare. Ma pur sempre una stirpe che ha già fornito cinque leader a un Paese in cui, alle ultime elezioni nel 2009, sono andati alle urne 174 milioni di cittadini. È soltanto una delle contraddizioni dell'India, un colosso informatico mondiale dove meno del 5 percento della popolazione ha accesso a Internet. Una contraddizione che ha riacceso le polemiche quando lo scorso 4 settembre Sonia Gandhi, l'italiana come ancora la chiamano i suoi detrattori, è stata rieletta per la quarta volta presidente del Partito del Congresso indiano. Un caso unico nella storia che ha fatto gridare allo scandalo chi, probabilmente a ragione, sostiene che mai in Italia si permetterebbe a uno straniero, o peggio a una straniera, di guidare il partito al potere e di avere l'ultima parola sulle decisioni prese dal governo. Lei risponde che no, non è più italiana, che si sente indiana. Anche se quando conobbe Rajiv Gandhi, nel 1965, dell'India sapeva a malapena dove si trovasse sul mappamondo. Eppure si è sposata indossando il sari di cotone rosso filato in carcere da Nehru per la figlia Indira e attraverso la suocera ha conosciuto e si è avvicinata con umiltà e passione ai problemi del suo nuovo enorme e difficile Paese. Una passione non certo politica, anzi. Perché Sonia la politica l'ha sempre evitata. A tal punto da rifiutare per ben sette anni, dal 1991 dopo la morte del marito, di candidarsi nelle file del Congresso e persino, nel 2004, la nomina a Primo Ministro, scindendo per la prima volta la presidenza del partito dalla carica di capo del governo, per la quale fece lei stessa il nome di Manmohan Singh, un anziano tecnocrate economista, accusato di essere uno scarso oratore e un premier debole.

Certo le redini del potere sono nelle mani di Sonia, che però sembra agire troppo nell'ombra schivando (scaltramente) questioni che stanno minando il sostegno elettorale che finora ha premiato il Partito del Congresso. Dalle rivolte popolari nel Kashmir, alle spinte separatiste in Telangana, regione di confine nello Stato sud-orientale dell'Andhra Pradesh, alla guerriglia dei maoisti nei villaggi in mezzo alla foresta. Questioni pesanti che il Congresso sta affrontando senza una strategia unitaria. Dando l'impressione di combattere più per mantenere il potere ad ogni costo, che per fare il bene del Paese, come il Bharatiya Janata Party - il Partito del Popolo indiano, nazionalista, conservatore e marcatamente induista - non manca di sottolineare. Potere che potrebbe restare nelle mani dei Gandhi anche nel caso di una futura sconfitta elettorale del Congresso, visto che tra le personalità di spicco del BJP c'è un altro rampollo dei Kennedy d'Asia. Tra il ventottenne Varun Gandhi - figlio di Sanjay, secondogenito di Indira, e di Maneka, già Ministro dell'Ambiente e delle Politiche Sociali - e il cugino Rahul non corre però buon sangue. La rivalità tra i due è giunta al culmine nelle elezioni dello scorso anno, quando entrambi hanno ottenuto un seggio nella Lok Sabha, la camera bassa del Parlamento indiano, il primo nella circoscrizione di Pilibhit, il secondo in quella di Amethi, distretti dell'Uttar Pradesh. Una dinastia forse retaggio del passato, di quell'India dei maharaja e dei grandiosi poemi epici che però continua ad affascinare il popolo indiano. Una dinastia che però è ancora l'unica alternativa per il Paese, che in essa e nel senso di responsabilità che essa rappresenta si riconosce ancora. E che per quanto sembri anacronistica respira l'aria fresca di due giovani leader. Uno dei quali, Rahul, con il suo cellulare nella tasca del kurta bianco sembra essere l'incarnazione di quello che l'India vuole e può diventare, un Paese leader nel continente asiatico per il quale la tradizione non diventa un freno allo sviluppo ma una ricchezza da valorizzare.

Parole chiave: India, Gandhi,
Categoria: Pace, Politica, Popoli
Luogo: India