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Circa due ore di pick-up lungo una
pista abbozzata nel multicolore deserto del nord Darfur separano El
Fashir, capitale dello stato, da Mellit, fino a qualche anno fa
fiorente centro commerciale, oggi poverissimo agglomerato di case di
paglia. Lungo la strada, pochi villaggi sparsi, quei pochi che sono
sopravvissuti alle razzie dei guerriglieri ribelli prima e dei
janjaweed poi. Quasi ovununqe, solo donne e bambini che ci salutano
dalle capanne. Ci chiediamo dove siano finiti gli uomini, ma in un
contesto cosi complesso è pressoché impossibile avere risposte
esaustive.
Parlando con la gente del posto l’impressione che ricaviamo è di gran
confusione. I cosiddetti ribelli reclutano militanti nei villaggi,
indipendentemente dall’appartenenza tribale, pagando profumatamente
poveri contadini analfabeti e affamati perchè imbraccino le armi. Allo
stesso tempo i cosiddetti janjaweed, banditi locali, sembrano essere
sfuggiti al controllo delle autorità centrali dando vita a scorrerie e
violenze diffuse a danno soprattutto delle popolazioni civili.