09/09/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Attacchi di hacker al profilo di Gamal Mubarak, foto rubate alla figlia di ElBaradei. Con l'avvicinarsi del voto si riscopre la rete, unico spazio libero

Sulla foto del profilo della sua pagina Facebook sono comparse una croce rossa e una didascalia che, in arabo, recitava: "Non sei il benvenuto e nemmeno tuo padre". Ci vuole coraggio in Egitto ad imbrattare, anche se virtualmente, la foto del rampollo del Faraone, il presidente highlander Hosni Mubarak. Tanto più che il giovane Gamal sembra essere in pole position nella corsa alla successione al padre, ormai anziano (ha 82 anni) e, si dice, gravemente malato.

Una croce su Gamal. Manca giusto un anno alle elezioni presidenziali con cui si compirà la difficile transizione egiziana e, per quanto conservatrice e in parte arretrata, la società trova spazi di confronto e di azione proprio nel web. Altri, in un Paese ingessato da 30 anni dalle leggi d'emergenza, non ce ne sono. Per fare un esempio, la settimana scorsa, ad Alessandria, sono stati arrestati 15 ragazzi che attaccavano manifesti elettorali di Kifaya, un movimento di protesta d'impronta liberale che chiede il ripristino delle garanzie costituzionali. E la rete, con la sua garanzia di anonimato, offre una finestra per spiare i sommovimenti in una società abituata a dissimulare e autocensurarsi. L'Egitto è pur sempre il Paese in cui un vecchio motto dice che su tre egiziani intorno a un tavolo, due sono spie e uno ha paura. Su Facebook, quello sberleffo (o avvertimento) a Gamal è arrivato pochi giorni dopo che nelle baraccopoli della sterminata periferia della capitale egiziana erano comparsi poster che inneggiavano al giovane e spronavano i più poveri a votare l'unico che poteva dare garanzia di continuità.

La figlia peccatrice. E dallo stesso social network è arrivato il siluro che, nelle intenzioni degli autori, dovrebbe far naufragare le speranze di successo di un altro candidato, quel Mohammed ElBaradei, l'ex direttore dell'Aiea (Agenzia internazionale per l'energia atomica), tornato in Egitto dopo una vita passata nella diplomazia internazionale, con l'obiettivo di cambiare il suo Paese. Sui giornali egiziani sono apparse fotografie di sua figlia Laila, avvocatessa domiciliata a Londra. La ragazza è ritratta mentre indossa un costume da bagno e beve vino. Il tentativo è chiarissimo: ricordare all'opinione pubblica quanto il padre e la sua famiglia siano lontani dall'Egitto e dalla sua cultura, visto che l'Islam proibisce l'alcol e vieta alle donne di vestire in modo indecente. Ma serve anche a sottolineare la loro distanza dal popolo, che certi lussi non se li può nemmeno immaginare. Ed ElBaradei ha capito subito il messaggio e l'ha decifrato: "Questo tipo di campagna è la solita risposta del regime a chiunque invochi la democrazia, ma la democrazia è l'unica via per la libertà, la giustizia sociale, le riforme economiche e per rapportarsi ai cittadini come essere umani che hanno diritti", ha detto al quotidiano Al-Dustor.

L'Imbarazzo dei Fratelli. Ma i pirati informatici speravano anche di mettere in imbarazzo i Fratelli Musulmani, l'organizzazione d'ispirazione islamica, potente ma al bando da 50 anni, confluita sotto l'ombrello dell'Associazione nazionale per il cambiamento di ElBaradei. Ora, i leader commentano lo scandalo dicendo di non essere interessati a mettere il naso nelle vicende familiari di quest'ultimo ma l'imbarazzo c'è. Insieme al timore di entrare in rotta di collisione con chiunque succeda al vecchio Faraone in una transizione che, quasi certamente, sarà pilotata e controllata dall'alto. L'organizzazione tiene a freno gli elementi più oltranzisti, mette la sordina sulla parte islamica del programma e cerca un'intesa col potere che verrà. Quello che ancora comanda ha ordinato, per tutto il mese del Ramadan, la messa in onda di una serie tv in cui si racconta di una formazione islamica feroce e pericolosa per il popolo e i buoni politici che lo governano. Ogni riferimento è tutto fuorché casuale. Internet si sta facendo strada ma è ancora marginale. La pagina pro-Gamal Mubarak non ha ricevuto più di cinquemila visite, quella a lui contraria, curata da Ayman Nour, leader di El Ghad, poco più di duemila. La televisione resta lo strumento più efficace per condizionare l'opinione pubblica.

Alberto Tundo

 

Parole chiave: egitto, facebook
Categoria: Diritti, Elezioni, Politica
Luogo: Egitto